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Economix: Inefficienze della Pubblica Amministrazione, un freno alla ripresa

La burocrazia grava sulle PMI per circa 31 miliardi di euro l’anno, mentre la lentezza della giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno. Gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno

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Inefficienze della Pubblica Amministrazione: un freno alla ripresa
 
Premessa
Chi meglio di noi, cittadini di un territorio gravemente colpito da terremoti, frane, nubifragi ed esondazioni, può comprendere il senso del titolo di questo articolo. Chi meglio di noi può comprendere il significato del termine “burocrazia” e quale effetto devastante essa può provocare ad un territorio che ha bisogno di aiuti per riprendere un cammino bruscamente interrotto, e non di inutili ed inspiegabili orpelli amministrativi.

Orpelli amministrativi che gravano sempre e comunque su quell’esercito di anonimi cittadini che, nel rispetto delle Leggi, si vede spesso privato dei più elementari diritti sociali e civili.

Fenomeno che invece pare non interessare quel minuscolo, ma a quanto pare potente, battaglione di “furbetti” che riesce ad ottenere appalti pubblici in modo illegale, a discapito anche della salute dei cittadini.

Mi riferisco, ad esempio, a una nota impresa edile emiliana, coinvolta nell’inchiesta giudiziaria denominata Aemilia, che pare smaltisse pannelli d’amianto nei cantieri della ricostruzione dei sismi del maggio 2012.

L’indagine
L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, ha raccolto alcuni dati, provenienti da varie fonti istituzionali (tra le quali: Banca d’Italia, Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ISPE Sanità), che delineano un quadro alquanto preoccupante: Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi di CGIA Mestre, ci ricorda che “il malfunzionamento della Pubblica amministrazione italiana continua ad avere un impatto molto negativo sull’economia del nostro Paese frenandone la ripresa”.

L’Ufficio Studi ha raccolto ed elencato le principali inefficienze della nostra macchina pubblica e i conseguenti effetti economici che queste criticità producono sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.

I dati raccolti
Se consideriamo alcuni dati pubblicati, è evidente che l’inefficienza è il motore pulsante di una “mala-economia” che si arricchisce alle spalle dei cittadini: la burocrazia grava sulle PMI per circa 31 miliardi di euro l’anno, mentre la lentezza della giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno. Gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno.

Infine, il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno. Di parte di queste inefficienze, che nel complesso rappresentano una quota significativa del PIL, chi ne beneficia è la malavita organizzata, spesso supportata da un sistema politico ed economico che se anche non dovesse cedere a fenomeni di corruttela, l’incompetenza e l’inesperienza ne fanno “terreno fertile” per il malaffare: il mafioso ottiene appalti nel giro di poche settimane, l’imprenditore onesto attende anche dieci anni, prima di ottenere una risposta alla richiesta di autorizzazione a creare posti di lavoro.

Conclusioni
“E’ possibile affermare con buona approssimazione – prosegue Zabeo – che gli effetti economici derivanti dall’inefficienza della nostra Pubblica amministrazione siano superiori al mancato gettito riconducibile all’evasione fiscale che, a seconda delle fonti, sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro ogni anno.

E’ altresì verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al fisco, la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno

Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l’evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti”.

Concetto un po’ arzigogolato, ma nella sostanza chiaro. Così funzionerebbe se ci dovessimo accontentare di applicare una semplice formula matematica. Ma non è così. Purtroppo interviene sempre la “variabile Paese”.

Come si può pensare di ridurre anche solo “sensibilmente” la spesa pubblica, in un Paese dove i nostri amministratori non riescono nemmeno ad essere chiari e compatti in un fenomeno che dovrebbe interessare tutti noi: la lotta alla mafia? La quale, semplicemente, ringrazia.
 
Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)
 

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