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Intolleranza al glutine, domani convegno in Cattolica

L'iniziativa è organizzata dall'Ausl e rientra nei corsi di formazione professionale del personale medico

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La celiachia è sempre più diffusa eppure le conoscenze su questa infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, continuano a essere per molti ancora approssimative e insufficienti.

Gli stessi medici e pediatri di famiglia piacentini hanno sentito l’esigenza di promuovere un incontro formativo sul tema. Le diagnosi, infatti, sono ancora oggi in numero decisamente inferiore rispetto a quanto ci si attende e il percorso per giungere a una valutazione definitiva è ancora troppo lungo con conseguenti pericoli per il paziente e costi inutili per la sanità pubblica.

Ancora troppo spesso – e su questo si confronteranno medici e pediatri – le persone affrontano un percorso diagnostico a volte lungo molto tempo e costellato di esami e terapie inutili prima di arrivare a inquadrare la patologia.

Di qui l’idea, condivisa tra camici bianchi e Associazione Italiana Celiachia, di fare il punto su intolleranza e ipersensibilità al glutine e allergia al grano, mettendo a fuoco le certezze e le criticità in questo ambito.

Il convegno, in calendario sabato 12 marzo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza (Aula E, via Emilia Parmense 84) è stato organizzato in sinergia con la sezione Emilia Romagna di Aic.

La mattina di lavoro si apre proprio con i saluti della consigliera Paola Cardillo e del pediatra Giuseppe Gregori, che introducono l’argomento.

Umberto Volta, dell’Università degli Studi di Bologna, s’interroga quindi sulla frequenza della malattia celiaca: è ancora un iceberg. Gli approfondimenti si concentrano quindi sulla diagnosi e sull’iter terapeutico, con la presenza di Sergio Amarri, direttore del dipartimento ostetrico, ginecologico e pediatrico dell’Azienda ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

L’allergologa piacentina Eleonora Savi interviene invece sull’allergia al grano. Si prosegue con un intervento sull’appropriatezza diagnostica affidato a Umberto Gandi, medico di famiglia.

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