“L’antifascismo non può riposarsi” Bersani ricorda “Orsi” e “Renato” foto

La manifestazione, promossa dai comitati provinciali e dalle sezioni Anpi e dalle amministrazioni comunali di Piacenza, Meldola, Forlì-Cesena e dallo Spi-Cgil

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“Ripercorrere la sapienza”, ha detto sabato mattina l’onorevole Pierluigi Bersani commentando alla Camera del lavoro di Piacenza la giornata di commemorazione di due eroi della Resistenza piacentina: Antonio Carini “Orsi”, di San Nazzaro di Monticelli e di Pietro Pio “Renato” Godoli di Cesena.

“Noi siamo certi che da qualche parte la bestia si sveglia ancora” ha continuato Bersani indicando in Regeni, il giovane italiano rapito in Egitto e vittima di torture “l’attualizzazione” di un attacco alle libertà e alle democrazie.

La manifestazione, promossa dai comitati provinciali e dalle sezioni Anpi e dalle amministrazioni comunali di Piacenza, Meldola, Forlì-Cesena e dallo Spi-Cgil, cade nell’anniversario della morte in seguito a brutali sevizie per mano fascista di Carini, avvenuta il 4 marzo del 1944 a Meldola dove era stato inviato dal Cln in una sorta di scambio incrociato con il cesenate Godoli, a sua volta mandato a Piacenza.

Carini, antifascista perseguitato dalla polizia segreta del regime fascista anche in Argentina dove era emigrato, ha combattuto nelle brigate internazionali di Spagna durante la strenua difesa, quanto infelice nella conclusione, della Repubblica regolarmente eletta ma osteggiata da franchisti, monarchia, esercito e chiesa.

“Orsi” ha subito anche il confino a Ventotene e dopo l’8 settembre era rientrato nel piacentino, infine inviato in Romagna in qualità di ispettore generale delle Brigate Garibaldi. Dopo la guerra gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare e il suo corpo è stato traslato al cimitero di San Nazzaro dopo solenni funerali. La sua figura è stata ampiamente tratteggiata in un videdocumentario curato da Mario Miti, presidente dell’Anpi di Monticelli.

La figura di “Renato”, Pio Godoli, comandante della Divisione partigiana Val Nure, è’ stata oggetto di un approfondimento storico a cura di Romano Repetti, che per la prima volta ha messo in luce l’impronta del romagnolo nella lotta di liberazione nel piacentino. “Godoli, antifascista convinto, era una persona schiva e di grandi capacità, era diventato uomo di fiducia di Vladimiro Bersani, comandante della divisione Val d’Arda. Era accanto “capitan Selva” durante il combattimento in cui lascio’ la vita ed egli stesso rimase gravemente ferito, ma riuscì a riprendersi e in seguito fu incaricato di guidare la Divisione Val Nure e con essa partecipò alla liberazione di Piacenza il 28 Aprile”.

Dopo la guerra, ha continuato Repetti, “Godoli aveva sposato la fidanzata conosciuta sui monti della Vald’Arda, la staffetta partigiana e farmacista Luigina, “Gina”, Tanzi figlia di Eugenio ucciso dai fascisti nel 1922 e sorella dei comandanti Arnaldo e Bruno. Insieme hanno lasciato Piacenza nel 1951 tornando in Romagna. “Renato” è morto nel 2003″, ha infine concluso il relatore, autore di numerosi studi sul movimento resistenziale.

Infine la parola a Bersani che ha lodato l’iniziativa dell’Anpi indicando la nuova resistenza contro “l’arroganza dei poteri forti che vogliono il guinzaglio corto e la politica semplificata, che altro non è che la dittatura”, avvertendo che ” L’antifascismo non può riposarsi”.

La giornata commemorativa e’ iniziata con la posa di una corona di alloro alla tomba di Carini nel cimitero di San Nazzaro ed è proseguita nella sala Mandela di via 24 Maggio a Piacenza con la partecipazione di un folto gruppo di forlivesi e meldolesi e dove Luigino Baldini, segretario provinciale dello Spi-Cgil, ha portato i saluti a cui si sono aggiunti quelli di Carlo Sarpieri presidente provinciale dell’Anpi di Forlì-Cesena.

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