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Modifiche dello statuto della Fondazione, Polledri “Non diventi il circolo del golf”

Intervento di Massimo Polledri, consigliere della Lega Nord e presidente della commissione Welfare, in merito alla modifica dello statuto della Fondazione di Piacenza e Vigevano. 

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Intervento di Massimo Polledri, consigliere della Lega Nord e presidente della commissione Welfare, in merito alla modifica dello statuto della Fondazione di Piacenza e Vigevano. 

Recentemente  si è aperto, un interessante dibattito sulla Fondazione e su una, sembra, prossima revisione dello Statuto. A tal fine ho depositato una mozione in Consiglio che allego.

Non è un dibattito di lana caprina attestato che la Fondazione ha distribuito circa 70 milioni di euro negli ultimi dieci anni sul territorio di Piacenza e Vigevano e che svariate attività di volontariato, sociali e culturali si mantengono grazie al patrimonio custodito speriamo con un giusto mix  di prudenza e redditività .

Come Presidente della Commissione Welfare del Comune di Piacenza ho apprezzato la disponibilità del Presidente Massimo Toscani a relazionare sui progetti di cui abbiamo apprezzato il raccordo con le realtà istituzionali e di volontariato e l’avanguardia dei contenuti.

I fautori delle modifiche dello Statuto sostengono che va rafforzata la “componente privata” e che il terzo settore e le Università ed il Nicolini vadano tenuti fuori dal Consiglio  o ridimensionati.

Si dovrebbero togliere rappresentanti dei Comuni e della Provincia, aumentando invece i privati cooptati dal Consiglio. 

Ma come si fa ad escludere che i destinatari finali delle erogazioni o, più genericamente, delle attività poste in essere da tali organismi, abbiano anch’essi una aspettativa tutelata, preposta alla verifica della correttezza dell’operato complessivo dell’ente?

La linea di demarcazione tra ente pubblico o privato, oggi, risulta sempre meno netta e chiara; del resto l’ultima disciplina delle fondazioni bancarie nel recepire gli indirizzi della Corte Costituzionale ha abrogato il precedente regolamento 2 agosto 2002, n. 217 e ha ridefinito le regole attinenti l’attività istituzionale riportandola nella logica del D.Lgs. 153/1999 – attuativo della riforma “Ciampi” – confermando il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria con il riconoscimento della loro funzione di raccordo con gli Enti locali e con la società civile, tenuto conto del loro radicamento sul territorio di riferimento, nonché della natura della loro attività programmatica ed erogatrice.

Se le Fondazioni hanno quindi ruolo di raccordo con gli Enti locali trovo  difficilmente sostenibile la tesi di ridurre la rappresentatività degli Enti.

Togliere un posto o due dei Comuni, (uno del Capoluogo, uno della Provincia ed uno di Vigevano) nel Consiglio di Indirizzo costituisce un atto “contra legem” perché mutila significativamente l’ “adeguata rappresentanza della componente degli Enti pubblici”.

Si parla poi di ridurre la rappresentanza della Università del Politecnico (pare resti la Cattolica) e del Conservatorio, il Nicolini. La parte Universitaria è considerata pubblico o privato?

Difficile immaginare che non si mutili la rappresentanza del mondo della cultura, scuola e ricerca….

Sarebbero invece considerati “pubblico” i  tre rappresentanti della Camera di Commercio (ma non si fonde con Parma e Reggio). Non rappresentano invece i  privati neanche rappresentativi della realtà locale come prevede la giurisprudenza? E sappiamo che magari non rappresentano neanche tutte le associazioni produttive….

 Pare che “La Ricerca” si sia salvata in corner e che Vigevano non abbia gradito…Questo, almeno quello che risulta.

La prevalenza e l’autoriferenzialità del Consiglio che emerge si capisce dalla proposta di elevare il numero dei cooptati da tre ad addiritura quattro. 

A che titolo i cooptati, faccio fatica a capirlo; si pensa che chi conferisce non metta persone all’altezza? Devono essere tirati fuori dal cilindro? O forse si vuole consolidare nelle mani di poche sigle la maggioranza e l’orientamento della gestione e quindi delle erogazioni della Fondazione.

Passare da venti rappresentanti a diciotto non rappresenta un passaggio determinante; se si vuol risparmiare si incida sul gettone di presenza. Ma non si trasformi il Consiglio di Indirizzo della Fondazione in un circolo del Golf.

E non si incida sulle incompatibilità magari mettendo in discussione il non profit (ho citato sopra le sentenze che invece lo motivano) e alleggerendo la posizione di possibili conflitti di interesse di privati consiglieri. Il protocollo tra Fondazioni ed ACRI va in questa direzione.

La democrazia e gli indirizzi degli enti locali che ne conseguono sono ancora oggi una legittimazione insostituibile per la attività delle Fondazioni.

Nessun Consiglio Comunale avrebbe investito soldi del Comune in una Banca di Gibuti e ne avrebbero comunque risposto in prima persona i Consiglieri votanti. Cosa che non è avvenuta per la trasparente Fondazione. Dove ancora adesso non si sa se vi sia una delibera né chi la abbia votata.

Massimo Polledri
Presidente Commissione Welfare Comune di Piacenza


La mozione

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