No all’audizione della comunità di lingua araba, centrodestra contro Ponzini

"La Ponzini ha negato - afferma Massimo Polledri - la possibilità di una discussione e di una verifica indispensabile. In questo modo si è dimostrata prona a un'immigrazionismo senza regole e senza nessun valore"

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“I fatti di Molenbeek e il sostegno dato della comunità islamica ai terroristi pongono il problema di un patto e di una condivisione di valori tra chi sceglie di venire in Italia e chi deve vedere garantito il proprio diritto alla sicurezza e alla convivenza pacifica”.

Lo dichiarano i consiglieri comunali Polledri, Foti, Girometta, Colosimo, Garetti che nei giorni scorsi avevano presentato al presidente della Commissione 3, Sandra Ponzini, una richiesta di audizione della comunità di lingua araba locale “per discutere di una piattaforma di valori incentrate sulla Costituzione e per riflettere sul punto dell’integrazione presente a Piacenza”.

“La Ponzini invece ha negato – afferma Polledri -, compiendo un evidente abuso, la possibilità di una discussione e di una verifica indispensabile. In questo modo si è dimostrata prona a un’immigrazionismo senza regole e senza nessun valore e condivisione richiesta in completo spregio allo statuto e alle regole democratiche”.

“Oltre alle risibili motivazioni – prosegue – Ponzini, e con lei tutta la maggioranza, dimostrano una completa sottomissione culturale dei nostri valori e di una politica di inclusione a partire da essi”.

“Non ci resta quindi che scrivere al Prefetto di ripristinare il normale andamento democratico ed il diritto consiglieri di convocare la commissione numero tre. In mancanza di questo – concludono i consiglieri – saremo costretti a procedere e a far valere i nostri diritti nelle sedi della magistratura”.

Sandra Ponzini, da noi interpellata, ha preferito non rilasciare dichiarazioni sulla vicenda.

LA LETTERA AL PREFETTO – Illustrissimo Signor Prefetto,
i sottoscrittori della presente desiderano portare alla Sua attenzione una condotta che merita un dovuto accertamento – quantomeno circa il rispetto delle fonti normative regolamentari con particolare riguardo la violazione dei diritti di chi riveste una carica elettiva, allo stato attuale  in qualità di minoranza, in sede di consiglio comunale del Comune di Piacenza – posta in essere da parte della Presidente della Commissione III dr.ssa Sandra Ponzini, che legge per conoscenza.

Per quanto attiene brevemente i fatti, la nostra censura del comportamento della Presidente in parola riguarda un diniego immotivato circa una nostra legittima richiesta di convocazione della commissione III, ai sensi Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale e delle Commissioni consiliari, avente per oggetto “Valutazione del percorso di integrazione della comunità straniera di lingua araba e verifica di condivisione ed adesione ai principi costituzionali”.

È bene, fin da subito, precisare che la richiesta di convocazione della commissione III è avvenuta nel pieno rispetto dell’art. 25. (Convocazione della Commissione) del regolamento di funzionamento ed era sicuramente rispettosa dei principi posti dallo Statuto comunale nella parte in cui espressamente si afferma che il Comune ispira il suo operato ad un’attenta cultura dei valori civili sanciti dalla Costituzione (tant’è che nell’oggetto della nostra richiesta ben si evidenziava il richiamo ai principi costituzionali) nonché nella parte in cui lo Statuto ricorda che il Comune oltre alle funzioni proprie svolge funzioni demandategli dalla legge per conto dello Stato e della Regione.

Dunque sarebbe sufficiente tale conclusione per, pacificamente, individuare nella nostra richiesta un richiamo alle competenze Statutarie non operando dunque l’ipotesi della “materia manifestamente estranea alle competenze del Consiglio”.

Quindi, per tali motivi, si denota un rilevante vizio nella decisione assunta dr.ssa Ponzini la quale in maniera generica, e superficiale,  ha – negando la nostra richiesta – invocato l’art. 36, comma I, del Regolamento (peraltro la superficialità è palesata anche dalla leggerezza con la quale la nota è stata sottoscritta nonostante evidenti errori di battitura e grammaticali).

Ma vi è di più. Come è da tutti riconosciuto la conoscenza della lingua italiana  come la conoscenza dello stato di integrazione di una comunità straniera è una delle condizioni essenziali per le politiche che deve attuare un Ente Locale sia ai fini dell’integrazione sia per agire e contrastare eventuali criticità adottando tutte le misure possibili, coinvolgendo i vari attori coinvolti ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.

Questa era ed è la ratio della richiesta. Non si possono attuare politiche comunali se non si conoscono i dati, o non si voglio conoscere, delle comunità presenti sul territorio e delle possibili emergenze e difficoltà e di quali strumenti, anche ai fini dell’inserimento sociale, sussistono per verificare la piena partecipazione e adesione dei diritti e dei propri doveri, da parte delle comunità straniere, sanciti proprio dalla Costituzione e richiamati, nello Statuto, con elementi fondanti della nostra comunica locale!

Pertanto, ben si colloca – nelle possibili azioni positive che un Ente Locale può compiere – la nostra richiesta di “Valutazione del percorso di integrazione”.

Merita, infine, un commento – e solo questo – il richiamo da parte della Presidente all’art. 13 della Costituzione. Anche in questo caso la dottoressa omette totalmente di esporre le ragioni per le quali, a suo avviso, le richieste negate violerebbero i parametri costituzionali evocati.

A fronte di “doglianze” prospettate ma tutte dedotte in termini generici ed onnicomprensivi, le stesse finiscono per risolversi in questioni di mero fatto, del tutto avulse da vizi ascrivibili alle disposizioni denunciate e, quindi, insuscettibili, come tali, di formare oggetto di un dubbio di legittimità costituzionale.

Il godimento delle libertà fondamentali deve essere sicuramente assicurato senza distinzione, ma qui opera un bilanciamento – pensato peraltro dallo stesso legislatore –  fra diversi principi costituzionali, la parte prima della Costituzione, nonché il principio del buon funzionamento della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost. che rende legittima la nostra richiesta sotto il profilo della ragionevolezza.

Ci duole, in conclusione, evidenziare che in tutta la condottaposta in essere dalla dr.ssa dr.ssa Sandra Ponzini si ravvisi, purtroppo, sicuramente un vizio di eccesso di potere, in quanto vi è stata una violazione dei limiti interni della discrezionalità amministrativa, se non addirittura la fattispecie di abuso di ufficio che si concretizza nel compimento di un atto illegittimo perché compiuto in violazione di norme di legge o di regolamento poiché, come dimostrato, il provvedimento di diniego della Presidente si è presentato manifestamente aberrante per assoluto difetto di nesso tra i presupposti in fatto e le conclusioni, così da evidenziare – appunto – l’abuso del potere discrezionale.

Certi, quindi, di aver ben illustrato le nostre doglianze e nella speranza di un Suo prezioso interessamento, ma confidando al tempo stesso di un ripensamento in via di autotutela delle decisioni assunte da parte della Presidente dr. Ponzini, porgiamo i nostri migliori saluti.

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