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Pressione fiscale, Lega Nord: “Introdurre un’unica aliquota per tutti al 20%”

"Non possiamo permetterci di essere la maglia nera in Europa per pressione fiscale e burocrazia"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della segreteria provinciale di Piacenza della Lega Nord.

Il comunicato – Siamo nel 2016, in un discorso pronunciato 56 anni fa Luigi Einaudi ad un gruppo d’imprenditori affermava che milioni d’individui lavorano e producono nonostante tutto quello che chiunque possa inventare per molestarli, ostacolarli, scoraggiarli.

E’ la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquisire credito, ispirare fiducia. Ampliare gli impianti, abbellire le sedi. Non si spiegherebbe altrimenti come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano le loro energie e investono tutti i capitali per trarne spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente avere con altri impieghi.

Così moderno da sembrare scritto per l’attuale contesto politico ed economico italiano. Siamo tutti in attesa che in Italia riparta, veramente e nei fatti, l’economia reale; unica strada per generare risorse economiche e occupazione. Senza sembrare “qualunquisti” due sono le cose propedeutiche che il nostro paese deve fare, in una sorta di chi fa che cosa.

La politica e i governi devono seriamente “mettere le mani” su semplificazione e burocrazia, un cancro nel sistema che scoraggia cittadini e imprese ad investire e quindi creare ricchezza e occupazione. Gli imprenditori, siano essi professionisti, commercianti, industriali e allevatori, la loro parte la stanno facendo. Il nostro è un paese ricco ma che ha iniziato ad erodere i suoi risparmi. Bankitalia stima in 8728 miliardi di euro la ricchezza delle nostre famiglie, che è quattro volte il debito pubblico, e ci colloca al pari della Francia e davanti a Germania, Stati Uniti e al resto del mondo. Bisognerebbe poter tornare a credere che il futuro dipende solo da noi come hanno fatto i nostri antenati nel dopoguerra in un’Italia devastata dalla fame e dalla povertà.

Purtroppo non è cosi. Oggi abbiamo a che con un’Europa sempre più delle banche e dei poteri forti e sempre meno dei popoli. Come disse allora Einaudi tornare ad innamorarsi di fare impresa, di rischiare e a volte investire anche solo per orgoglio e soddisfazione è indispensabile per poter fare ripartire l’economia del nostro paese. La disoccupazione ha raggiunto livelli insostenibili. La legge Fornero va abolita. Significativo l’allarme lanciato da Confartigianato. Nel 2015 mentre il ministro del lavoro indicava l’ apprendistato come la via maestra per formare i giovani, al tempo stesso lo caricava di nuovi costi e complicazioni.

Questi errori si pagano cari. Basta leggere le cifre della disoccupazione giovanile, dal 2008 al 2013 ,ogni giorno abbiamo perso 680 occupati sotto i 35 anni. Le nostre aziende non ce la fanno più a sopportare una pressione fiscale, assurda. Il fisco italiano tassa il 68,3% degli utili lordi d’ impresa. La Svizzera il 28%. Non possiamo permetterci di essere la maglia nera in Europa per pressione fiscale e burocrazia. In una situazione economica disastrosa come quella odierna gli studi di settore, ovvero lo strumento attraverso cui il fisco stabilisce la capacità contributiva, di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese devono essere cancellati. Con la crisi questo tipo di imposizione fiscale troppo spesso presume entrate molto più elevate di quelle reali.

Si deve inoltre introdurre un’unica aliquota fiscale per tutti al 20%. La flat tax. In tal modo le imprese avrebbero una drastica riduzione del peso tributario e potrebbe tornare ad essere concorrenziali, un meccanismo che è sinonimo di nuovi posti di lavoro. Altro che Jobs Act. Si incentiverebbe la ripresa produttiva e dei consumi , con un’ ulteriore crescita delle entrate Iva. Anche la burocrazia farebbe la fame con la flat tax, meno costi per le dichiarazioni dei redditi.

L’ Europa deve mettere fine all’ assurdo embargo verso la Russia, che solo all’ agroalimentare è costato nel 2015 oltre 100 milioni di euro, grana padano e i nostri salumi Dop tra i prodotti maggiormente penalizzati. Ai danni diretti si aggiungono quelli indiretti. La mancata esportazione ha determinato la diffusione sul mercato russo di imitazioni low cost delle nostre eccellenze agroalimentari con conseguente rischio d’ immagine dei nostri prodotti. Nonostante tutto c’è tanto amore, orgoglio e passione nei nostri imprenditori che meritano risposte concrete in tempi brevi. 

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