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“Tra le vittime potevo esserci io”, piacentina bloccata al Parlamento di Bruxelles

Cecilia Arvedi, 31enne di Piacenza e assistente parlamentare, è rimasta dbloccata all’interno del Parlamento della capitale belga. “Domani avrei dovuto prendere un volo per l’Italia"

“Potevo esserci io, domani sarei dovuta tornare a Piacenza in aereo, o mia madre che la scorsa settimana ha preso un volo dallo stesso aeroporto dove questa mattina c’è stato l’attentato”: è il primo pensiero che ha sfiorato Cecilia Arvedi, 31enne originaria della nostra città, da sei anni a Bruxelles.

Una testimonianza che arriva direttamente dal quel “cuore dell’occidente ferito”, il Parlamento Europeo, dove Cecilia lavora come assistente parlamentare per il Movimento 5 Stelle, oggi diventato improvvisamente una prigione, da cui non si può entrare o uscire liberamente. “Ho ricevuto le prime notizie dell’accaduto mentre andavo a lavoro, sono stata io ad avvisare i miei famigliari per rassicurarli – spiega Cecilia, che abbiamo raggiunto telefonicamente -; alle 10 ci hanno avvisato di restare negli uffici, inoltre le fermate della metropolitana prese di mira si trovano proprio nella zona delle istituzioni europee”.

La stessa dove Cecilia vive, da sola, a pochi minuti dal Parlamento, così come gli altri giovani emigrati che lavorano con lei e che domani sarebbero tornati a casa per le vacanze pasquali.  Difficile controllare la paura: “Non è una bella situazione non poter uscire o sapere cosa ci aspetta – spiega -; è come se fossimo in guerra contro un nemico invisibile. Dall’interno dell’edificio è difficile vedere cosa sta accadendo, continuiamo a sentir passare delle sirene, ci dicono che i militari sono ovunque”.

Appena saputo dell’attentato Cecilia, ha pensato al rischio corso e alle famiglie che non sono state altrettante fortunate. Poi ai fatti di Parigi e alla possibilità che non si trattasse di un singolo episodio, come purtroppo è stato successivamente confermato: “La reazione all’arresto di Salah Abdeslam non facevano presagire nulla di buono, non era impensabile che ci fosse una qualche ritorsione; per mesi, dopo gli attentati del 13 novembre in Francia, la tensione qui è stata altissima, si era allentata proprio nelle ultime settimane”.

La preoccupazione maggiore è tornare in Italia il prima possibile: “Questa sera vorrei evitare di dormire a Bruxelles, ci stiamo organizzando con i colleghi per mettere in comune un’automobile e partire già oggi, sempre che sia possibile; questa mattina le mie sorelle, gli amici, mi hanno scritto e tempestato di chiamate per dirmi “torna a vivere qui, cerca lavoro a Piacenza”.

Cecilia, dopo la laurea in legge alla sede piacentina della Cattolica, è emigrata all’estero, come tanti altri: “Sono venuta via dall’Italia in cerca di una professione e poi ti trovi in questa situazione – commenta -; spero solo che il lavoro che stiamo svolgendo, nelle istituzioni, possa migliorare le cose e che l’allarme rientri presto”. 

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