Quantcast

Al Gotico l’omaggio alle donne elette dal Dopoguerra ad oggi FOTO foto

Sono passati esattamente 70 anni, infatti, da quel primo consiglio comunale del 18 aprile 1946 che vide le prime due donne elette nell'assemblea cittadina dopo la guerra e per la prima a suffragio universale

Più informazioni su

Piacenza dedica un tributo all’impegno politico e civile alle consigliere comunali elette dal Dopoguerra a oggi. Consiglio comunale speciale lunedì pomeriggio, con una seduta aperta nel salone monumentale di Palazzo Gotico, nel corso della quale sono intervenute oltre al sindaco Paolo Dosi e al presidente del consiglio Christian Fiazza, le protagoniste di questi settant’anni di politica. 

Sono passati esattamente 70 anni, infatti, da quel primo consiglio comunale del 18 aprile 1946 che vide le prime due donne elette nell’assemblea cittadina dopo la guerra e per la prima a suffragio universale.

I contributi delle donne elette 
 

La consigliera decana Nanda Montanari: “Sono molto emozionata di essere qui, grazie al Comune per aver avuto l’idea di celebrare un diritto. Voglio ricordare oggi Medina Barbattini e Rita Cervini, le prime donne a essere elette in consiglio comunale e gli anni in cui ho iniziato la mia attività politica. Sono stati anni importanti, di grandi cambiamenti negli enti pubblici, con il varo della riforma sanitaria e la chiusura dei manicomi, epoca che ha visto protagonista Pier Luigi Filippi, recentemente scomparso. Voglio anche dire che non ho mai conosciuto una donna contenta di essere una “quota”, noi vogliamo dare il nostro contributo alla politica.

L’assessora decana Gianna Arvedi unisce passione politica a quella professionale. “Per me è stato un privilegio potermi dedicare ai giovani. Oggi sono una categoria variabile dal punto di vista anagrafico, forse perché la nostra società non riesce ad aiutarli nel fare il passaggio verso l’età adulta. Ho visto tantissimi giovani di grande talento, il cui sogno e la sfida era quello di diventare cittadini del mondo. Oggi rischiamo di perderli perché non siamo in grado di accoglierli. Questo tema dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico, tra istituzioni e privati. Come ho detto fino all’ultimo con il mio amatissimo marito (Gian Paolo Binelli, scomparso qualche anno fa, ndr) vale sempre la pena a cambiare e migliorare anche solo un piccolissimo granello di mondo”. 

La prima vice presidente del consiglio donna Giovanna Calciati: “Dobbiamo dire soprattutto grazie alle nostre madri costituenti, perché grazie a loro la nostra costituzione parla al futuro. Solo da pochi anni siamo riuscite a conquistare il nostro spazio non solo nella politica, ma anche nelle istituzioni: è dal 1963 che possiamo fare carriera in magistratura, e solo da poco tempo nelle forze dell’ordine. Il femminismo ha rappresentato una rivoluzione pacifica del nostro mondo, una rivoluzione che non ancora completata. Gli ostacoli non sono ancora stati superati del tutto. Le donne elette negli organismi rappresentativi sono ancora poche, in Comune a Piacenza si è arrivati al 30 per cento, lontano dal 50 per cento, e cioè alla metà della rappresentanza che corrisponde alla nostra stessa società. Senza una piena rappresentanza, la nostra è una democrazia a metà. Oggi non dobbiamo più dimostrare niente, ma dobbiamo passare all’incasso. La nostra presenza nelle istituzioni dovrebbe essere una cosa ovvia, come lo è quella maschile. Le quote rosa sono purtroppo ancora necessarie”. 

La consigliera più giovane attualmente in carica Erika Opizzi: la mia riflessione è, dal punto di vista generazionale, distante da altri contributi sentiti, ed è diversa anche da un punto di vista politico, visto che sono l’unica ad appartenere a un partito di centrodestra. Non apprezzo le storpiature linguistiche, che declinano forzatamente cariche al femminile, così come la creazione di commissioni ad hoc solo per le consigliere. Ora i partiti per essere innovativi dicono di puntare su donne e giovani, quindi dovrei essere il politico perfetto. Invece io credo che la politica non sia una questione di età o di genere, ma è passione, che mi è stata trasmessa dai genitori, competenza, dedizione e impegno. Qualità che non difettano alle donne, e che pertanto non devono avere timori nell’impegnarsi per il bene del Paese, giocando alla pari con gli uomini. 

 
IL SINDACO “ESEMPI LUMINOSI E IMPORTANTI – IL DISCORSO – “Le donne guardano alla nuova Amministrazione comunale, espressione genuina della volontà popolare, con fiducia e con la certezza che il nuovo organismo democratico non metta in sordina le rivendicazioni del gentil sesso.

Gentile, ma forte; tanto forte da aver saputo lottare a fianco degli uomini per la liberazione della Patria, tanto forte da aver scosso quasi d’impeto, dalle proprie spalle, i pregiudizi, i preconcetti, le inedie che per volgere di anni, di secoli, l’avevano escluso dalla partecipazione alla vita del Paese”.

Così, in prima pagina sull’edizione di sabato 6 aprile 1946 de “Il Martello”, settimanale della Federazione Comunista di Piacenza, iniziava un editoriale intitolato “Cosa le donne chiedono al Comune”.

Mi sembrava non ci fosse citazione più appropriata, tra i tanti articoli dell’epoca recuperati negli archivi della Biblioteca Passerini Landi, per racchiudere il valore storico e il significato simbolico di questa seduta straordinaria del Consiglio comunale, che nel celebrare il ruolo politico e amministrativo delle donne elette nell’assise cittadina dal Dopoguerra ad oggi, rende il tributo solenne a settant’anni di democrazia, impegno civile, dibattito e confronto pluralista volto a garantire e tutelare il bene comune.

La cerimonia odierna ci riporta, sul filo della memoria, a quel 18 aprile del 1946 in cui si riunirono per la prima volta i quaranta consiglieri liberamente eletti con suffragio universale, sotto l’egida del sindaco Giuseppe Visconti. Tra di loro, due straordinarie figure femminili.

La 23enne Medina Barbattini, operaia candidata per il Pci, settima nella quantificazione delle preferenze ricevute, il cui profilo elettorale la descriveva come “genuina espressione dello spirito antifascista piacentino”.

“Non la piegarono né la tortura né i campi di concentramento”, si sottolineava in quelle poche righe, ricordando la drammatica esperienza della deportazione a Ravensbruck, successiva alla cattura da parte della polizia fascista e ai durissimi interrogatori in cui non tradì, nonostante le atroci sofferenze, i compagni partigiani.

Accanto a lei, tra gli esponenti della Democrazia Cristiana, Rita Cervini, 44 anni, insegnante, di cui nella breve presentazione per gli elettori venivano evidenziate le doti di “organizzatrice formidabile, sorretta da una Fede indiscussa, da una energia che non può conoscere collasso”, aggiungendo che “nel campo caritativo e assistenziale difficilmente tra il sesso femminile potrà trovare rivale”.

Ciò che traspare, da quel linguaggio per tanti aspetti arcaico, così lontano dalla comunicazione politica cui siamo abituati oggi, è in entrambi i casi l’evidenza data alle doti umane: la rettitudine morale, quella schiena dritta che evochiamo come emblema di coerenza, onestà, rispetto del proprio mandato e dei cittadini che con il loro voto vi hanno dato accesso.

Il volto limpido e migliore di una politica vicina alla gente, capace di ascoltare il territorio, di farsi interprete delle esigenze delle persone e portavoce dei loro problemi.

Questo, nella mia personale esperienza come, ne sono convinto, in quella di tanti colleghi con cui ho condiviso l’esperienza di consigliere comunale, prima ancora di assumere l’incarico di assessore e sindaco, è il punto di riferimento da cui non si può prescindere, ma anche il valore aggiunto, la sfida quotidiana e il privilegio dell’attività amministrativa in ambito locale.

Il fatto che non vi sia filtro, non vi sia distanza, tra chi siede ai banchi del Municipio e chi – grazie a quel riconoscimento fondamentale della libertà di espressione attraverso il voto, che settant’anni orsono sancì la democrazia rappresentativa nel nostro Paese – ci ha affidato questa grande responsabilità.

Oggi, in questa cornice d’eccezione, sono riunite alcune tra le personalità che hanno scritto la storia della vita politica cittadina nel corso degli ultimi decenni, portando un contributo di competenza, correttezza e onestà intellettuale che per me è stato un esempio luminoso e importante.

E’ con sincera emozione e profonda riconoscenza che voglio ringraziare ciascuno di loro – a cominciare dalle consigliere emerite e dalle colleghe attualmente in carica, cui è dedicato in particolare questo evento – rivolgendo un pensiero innanzitutto alla consigliera decana Silvana Rossi e ad Anna Braghieri, prima donna sindaco di Piacenza, entrambe impossibilitate ad essere presenti.

Fu proprio Anna Braghieri, in un’intervista pubblicata nel volume “La prima volta che ho votato” edito da Scritture qualche anno fa, a commentare la sua elezione, avvenuta in un momento di crisi amministrativa e istituzionale, rimarcando che “in certi momenti le donne possono rappresentare la via d’uscita dalle difficoltà”.

Credo che ciascuno di noi, a livello personale come nel proprio cammino in seno alla comunità, ne abbia prima o poi avuto prova. Grazie.

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, CHRISTIAN FIAZZA – “Oggi, 18 aprile 1946 si apre la prima seduta Consigliare di un libero Comune, del nostro Comune di Piacenza” così il Sindaco Giuseppe Visconti, il primo Sindaco dell’era Repubblicana del Comune di Piacenza, apri quella seduta avvenuta esattamente 70 anni fa.       

In quel suo breve discorso Visconti ringraziò “gli uomini che avevano portato tanta serietà ed obiettività e tanta attività nella Pubblica Amministrazione” individuando nell’unita’ “il segreto di una pronta risposta e sicura  rinascita civica”.                                     

Non una parola, non una parola Visconti spese a favore della grande rivoluzione elettorale avvenuta nelle urne di quel 31 marzo, vale a dire l’estensione del diritto di voto attivo e passivo alle donne e la conseguente elezione nel Consiglio Comunale di Piacenza, dopo la presenza voluta nel Governo della città del Comitato di Liberazione di Giuseppina Buttafuoco, di due donne, Medora detta Medina Barbattini e Rita Cervini. Quando lessi quelle parole questo mi sorprese spingendomi a domandarmi, perché?

…perché dinnanzi a quello storico evento la personalità più illustre del Comune di Piacenza, quella che aveva guidato l’Amministrazione rinata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e che vivrà il passaggio dall’epoca monarchica all’era Repubblica scelse di non dire nulla, scelse di non evidenziare la presenza di Medina e Rita in Aula…perché?

Forse per indifferenza?, forse per disinteresse? o forse perché non condivideva quella apertura democratica?… non sapevo come interpretare questa che ai miei occhi era una grave mancanza, ma poi la risposta me la ha fornita un Amico, uno di quelli con la A maiuscola.

L’errore che ho commesso sta nel leggere quelle parole con il vocabolario di oggi nel quale si sta facendo strada l’idea che le donne debbano essere rappresentate in politica senza se e senza ma, quasi che debbano essere aiutate, tutelate, protette, come se fossero una specie rara: come se fossero “diverse”. Questo distorce la realtà. Visconti nulla disse “Perché in quel momento non era necessario nulla dire.

Perché quegli uomini e quelle donne avevano insieme fatto la Resistenza, insieme avevano affrontato la Guerra, le tragedie, la fame, la paura che ne derivava, ed insieme avevano apprezzato l’un l’altra il coraggio e la coerenza delle persone, non fermandosi al sesso (al genere diremmo oggi), ma andando alla polpa (al merito diremmo oggi).

Tra di loro non vedevano differenze e appariva naturale, come dovrebbe essere ancora più oggi, settanta anni dopo quel momento, sedere accanto nell’aula dei Piacentini.

Oggi, 18 aprile 2016 si apre la seduta Consigliare di un libero Comune, del nostro Comune di Piacenza, dove comincia il Po…si perché “Il Po comincia a Piacenza, il fatto che da Piacenza in su sia sempre lì stessi fiume non significa nulla. Anche la Via Emilia va da Milano a Rimini, ma la Via Emilia e’ quella che va da Piacenza a Rimini. Il Po comincia a Piacenza ed a Piacenza comincia pure…il Mondo Piccolo delle mie storie”… così scrive Giovanni Guareschi chi nelle prime righe del suo Don Camillo….

Terra vera la bassa, terra fatta da donne e uomini onesti e realisti, sognatrici quanto basta, ma consapevoli dell’importanza di restare uniti nelle difficoltà come tra poco avrebbe detto, 70 anni or sono il Sindaco Visconti. Grazie dunque a Tutte voi per essere qui oggi.

Soprattutto grazie a tutte voi per esserci state quando è stato necessario esserci… quando i cittadini e le cittadine di Piacenza, quando questa nostra bella, bellissima Città vi ha chiamato a lavorare per lei, vi ha chiesto sacrifici personali, familiari e lavorativi, permettendovi, in cambio, di conoscerla più a fondo, di scoprirla sino ad arrivare ad amarla quasi come si ama un proprio familiare, le proprie figlie, la propria moglie…perche tanto più voi faticavate, negli anni dei vostri mandati, tanto più (certamente lo avete sentito), tanto più amavate Piacenza.

Grazie a tutte voi, perché ciò che siamo oggi, ciò che questa città e’ oggi e’ frutto anche e soprattutto della vostra passione e del vostro disinteressato impegno (mi rivolgi a voi e solo a voi Colleghe Consigliere perché so che per voi queste non sono parole prive di significato, tutt’altro).

Grazie, come bene disse la prima Sindaco Donna del Comune di Piacenza, Anna Braghieri, “grazie per la vostra capacità di mediazione e di non ideologizzazione delle situazioni”: grazie cioè “per la capacità di collaborare con gli altri senza andare ad approfondire le differenze e cercando, al contrario, di trovare ciò` che unisce”.

Ed è per questo che lanciamo qua oggi una proposta (PAUSA breve)… e cioè quella di intitolare un luogo di pace, di felicità e di allegria alle due Consigliere Comunali che per prime ricoprirono in quella ormai lontana serata del 18 aprile 1946 quel ruolo.

La proposta di intitolare il nuovo asilo internazionale che stà per sorgere a Medina Barbattini e Rita Cervini, costruttrici di pace e difensori della democrazia. Qualche giorno fa ho incontrato Bianca Maria classe 1920.

Oggi Bianca vive vicino a sua figlia a Sant’Antonio a Trebbia, vive ancora da sola e quando la guardi le leggi negli occhi quella dignità di chi ha condotto una vita vera e con la schiena dritta e ne va giustamente fiera.

Bianca ha saputo di questa giornata ed ha voluto regalarmi i suoi ricordi di quel 31 marzo 1946. Con gli occhi fissi su di me e la voce tremante ha ricordato che “all’epoca io abitavo a campo santo vecchio e andai a votare in quelli che era stato il Comune di Sant’Antonio e oggi è la scuola. Non credo di essermi mai concentrata così tanto prima del giorno in cui votai per l’elezione del nuovo Comune. Neanche nei compiti che la Maestra ci dava a scuola e che ci corregge va a bacchettate sulle nocche mi era mai successo di rileggere così per una semplice croce”.

Una semplice croce… così l’ha chiamata. .e ancora, “fu una conquista importantissima. Ricordo che ci eravamo messe il vestito della festa per andare al seggio e che c’era persino il fotografo che faceva le fotografie. Perché di questo si trattò, di una festa bella, vera quanto tremendamente voluta.

Ancora oggi esiste la necessità di estendere i confini della nostra democrazia, proprio come allora: penso ad esempio alle donne e agli uomini che migrano e che vivono nel nostro Paese.

Perché´ ricordare il Settantesimo del diritto di voto alle donne non deve avere un sapore solo celebrativo, ma deve al contrario interrogarci nuovamente. Perché´ la politica deve tornare ad essere una speranza vera di cambiamento per tutte e tutti coloro che vengono messi ai margini.

In questi giorni di nuovi muri che non fermano nulla se non il buon senso e la fiducia e che, per citare Sua Santità Papa Francesco  rendono “triste la nostra realtà” in questi giorni più di ieri momenti come questo, momenti nei quali una intera comunità fatta da bambini, adolescenti, donne e uomini, si stringono tutti insieme per ringraziare e ricordare, deve soffiare forte il vento della speranza. Non dimentichiamolo mai. Anche tutto questo è votare per la prima volta: una speranza e ci fa sentire felici…felici di essere costruttori e non spettatori della nostra vita.

Dunque grazie. Grazie ai Sindaci delle nostre Valli oggi presenti insieme alle loro Consigliere decane e grazie a tutte le Autorità che hanno voluto partecipare a questo evento, ma soprattutto grazie a Voi Tutte, splendide Donne di Piacenza presenti ed assenti….oggi più che mai Voi rappresentate la Speranza…quella cosa che e’ dentro di noi e che ci dice, contro ogni evidenza del contrario, che qualcosa di meglio ci attende se abbiamo il coraggio di sognare, di lavorare e di lottare per ottenerlo.

Chiedo all’Aula, ai presenti tutti di alzarsi in piedi. GRAZIE, questo applauso, l’applauso di Palazzo Gotico, è per Voi.
 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.