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Al Melville Beppe Carletti racconta “I Nomadi” e incontra Coopselios  foto

Una lunga serata speciale al Caffè Letterario Melville di San Nicolò (Piacenza) tra parole e musica. Sul palco due pezzi da novanta della band più longeva della musica italiana, "I Nomadi": il mitico fondatore Beppe Carletti con il bassista e cantante Massimo Vecchi

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Una lunga serata speciale al Caffè Letterario Melville di San Nicolò (Piacenza) tra parole e musica. Sul palco due pezzi da novanta della band più longeva della musica italiana, “I Nomadi”: il mitico fondatore Beppe Carletti con il bassista e cantante Massimo Vecchi.

Un doppio appuntamento per Carletti e Vecchi, che in serata si sono esibiti davanti a un folto pubblico di fans quanto mai intergenerazionale, in occasione del Festival del Rock d’Autore, mentre nel tardo pomeriggio hanno dialogato per oltre un’ora con i soci e gli ospiti delle strutture della cooperativa sociale Coopselios di Piacenza, che ha festeggiato i 30 anni di vita. 

Beppe Carletti ha ripercorso la storia de “I Nomadi” in più di mezzo secolo di avventure musicali, segnato dalla capacità di attraversare stagioni diversissime tra di loro rinnovandosi sempre, senza mai rinunciare a se stessi.

Il ricordo affettuoso dell’altro leader storico Augusto Daolio, scomparso più di vent’anni fa, il mondo dei cantautori e anche una riflessione sulla musica attuale. Sono tanti i temi affrontati da Beppe e Massimo, che si sono concessi al pubblico e alle domande dei soci e ospiti della Coopselios, alla presenza del presidente Guido Saccardi e della responsabile della sede piacentina Ester Schiaffonati.

“Ci accomuna la passione che mettiamo nel nostro lavoro – ha affermato Carletti, esprimendo il suo apprezzamento per l’attività di Coopselios – noi nella musica e voi con il vostro costante impegno nel sociale”.  

“Stare in gruppo per ‘I Nomadi’ è sempre stato fondamentale – ha poi osservato – Augusto avrebbe avuto tante occasioni per fare il cantante solista, ma non è mai uscito dal complesso: per noi è sempre stato importante il senso dello stare insieme. E’ questo che dovrebbe contraddistinguere ogni gruppo musicale. Invece oggi assistiamo a tante band che non resistono più di qualche anno e poi si sciolgono”. 

“Il momento più brutto della mia carriera – ha risposto Carletti a una delle domande dal pubblico – è stato quando Augusto ci ha lasciato, mentre quello più bello non c’è. Ogni momento come questo, quando ho la possibilità di suonare e di parlare con il pubblico, è il migliore”.

E alla fine dell’incontro l’immancabile foto di gruppo con i soci storici della Coopselios, che avviarono l’attività di educatori trent’anni fa.
 

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