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Batman vs Superman, grande show sullo schermo. La recensione di PcSera

Cosa ci è piaciuto allora di questo BvS? Che è cupo, dark, gotico. Che non ha eroi sbruffoni, battute, ammiccamenti. Che si muove con la delicatezza del suo cattivo alieno Doomsday, ma si muove nell’ambito del dramma, della tragedia

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Se, come me, non sapevate, per manifesto disinteresse nei confronti di quel noioso di Superman, che Batman vs. Superman inizia dove finisce Man of Steel, ovvero il reboot di Superman del 2013 diretto da Zack Snyder e prodotto da Christopher Nolan, vi mancano diversi riferimenti per comprendere appieno il senso di questo nuovo film sempre diretto da Zack Snyder e sempre prodotto da Nolan (se, come me, siete andati a vederlo solo perché c’è Batman che lui sì che è interessante e pluridimensionale e vendicativo e triste e cupo e damaged e sempre in bilico tra bene e male).

Perché tra la fine di quello precedente e l’inizio di quello nuovo pare che Superman sia una figura più controversa di quanto sembri e che alla fine per salvare l’umanità nel film precedente abbia fatto danni collaterali tali che forse era meglio se la salvava un po’ meno.

Ma tranquilli, questo filone promettente di ambiguità sul supereroe più famoso e meno fascinoso di tutti i tempi sparisce quasi subito, serve solo a giustificare un certo rancore da parte di Batman che a sua volta ci prova a fare del bene ma si sa che le sue buone azioni sono sempre incomprese e che alla fine gli tocca sempre prendersi anche le colpe non sue e tornare nella magione gotica a farsi consolare da Alfred (qui Jeremy Irons).

In ogni caso, più sento parlar male di Zack Snyder, il regista di Batman vs. Superman, più ne rivaluto epica, pathos, stile.

Perché Zack Snyder è il regista di 300, altro film tratto da una graphic novel, altro film volutamente eccessivo sia per rappresentazione epica che per scelta estetica.

E dunque se c’è Snyder alla guida non ci si può aspettare Nolan. E dunque i dialoghi saranno scialbi, e il cattivo Lex Luthor sarà un Jesse Eisenberg ammirevole per intensità ma che non riuscirà mai ad eguagliare il Joker di Heath Ledger (ormai mito nel mito e tanti saluti a Brandon Lee), e la colonna sonora sarà una grancassa imbarazzante, e ci sarà un super cast  buttato a casaccio senza senso alcuno.

E ci saranno diverse storyline non portate a compimento, perché analogamente al rivale Marvel, anche questo BvS targato DC Comics ha sempre il problema del sequel e quindi mentre racconta la sua storia deve presentare e anticipare le altre dodicimila che verranno.

Ma, perdinci, almeno avremo un grande show.

Perché Batman vs. Superman è un grande show, un tripudio di CGI, una graphic novel drammatica proiettata su grande schermo, che ci racconta per l’appunto la solita verità su dei/uomini/demoni.

E mentre i nostri due si scaraventano da un lato all’altro della stessa città, (Metropolis dove Superman è un eroe alla luce del sole, Gotham dove Batman è un criminale perché il crimine lui lo combatte di nascosto) noi ci chiediamo la solita cosa che ci si chiede da quando i greci hanno inventato la tragedia, ovvero ma perché questi due non si parlano?

Ma cosa ci è piaciuto allora di questo BvS? Che è cupo, dark, gotico. Che non ha eroi sbruffoni, battute, ammiccamenti. Che si muove con la delicatezza del suo cattivo alieno Doomsday, ma si muove nell’ambito del dramma, della tragedia.

E in tutto questo, gli eccessivi e decisamente non raffinati tableaux vivants come quello del giorno dei morti in Brasile (che abbiamo visto come location recentemente anche in Spectre) e come la cristologica scena finale sono bellissime scelte visuali.

E mentre Henry Cavill può tornare monoliticamente a interpretare Tristano nelle serie tv, questo Ben Affleck, contestato dai fans, abbandonato nella vita reale da Elektra (Jennifer Garner) per essersela spassata con la baby sitter dei figli in puro stile Gone Girl, è avvilito, perdente e disperatamente umano.

Barbara Belzini 
tw: @BarbaraBelzini

 

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