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Crisi settore lattiero caseario, Rancan (Lega) “Emilia Romagna segua esempio della Lombardia”

Intervento del consigliere regionale Lega Nord Matteo Rancan 

Intervento del consigliere regionale piacentino della Lega Nord Matteo Rancan sulla crisi del settore lattiero – caseario

IL TESTO –  Stiamo assistendo nei territori a noi limitrofi, iniziative di diverso tipo tese a frenare la profonda crisi che sta attanagliando il settore lattiero caseario.

Le istituzioni sono finalmente scese in campo,con diversi livello di coinvolgimento, a fianco degli allevatori, per salvare le stalle, attuando iniziative volte a sopperire alle carenze del mondo agricolo e a mettere un freno allo strapotere dei gruppi multinazionali, in particolare francesi, che monopolizzano l’ industria e la grande distribuzione organizzata. 

Di fronte all’atteggiamento irresponsabile di Lactalis, detentrice anche di un marchio locale particolarmente apprezzato nel settore del latte fresco della riviera ligure, che ha deciso di importare latte cinese anziché utilizzare quello prodotto in Valpolcevera, l’assessore regionale all’agricoltura Stefano Mai ha intrapreso un percorso volto a rifondare profondamente l’intera filiera e darle una continuità produttiva.

L’ assessore ligure, conscio che per la vitalità economica-occupazionale delle vallate e per il presidio delle stesse, doveva mettere fine allo scempio del latte sversato in concimaia, ha interrotto il circolo vizioso innescato dalle dinamiche europee facendo in modo che il latte venisse imbottigliato e consumato direttamente dai genovesi che hanno potuto acquistarlo a un euro al litro. 

La regione Lombardia ha varato un varato un piano strategico, con contenuti e obiettivi ben precisi definito Operazione salva stalle, creando un marchio ad hoc.

Il governatore Roberto Maroni e l’assessore Gianni Fava sono intervenuti mettendo a disposizione un considerevole budget per la nascita di questo marchio di cui si potranno fregiare tutti i soggetti che producono e commercializzano latte veramente munto in Lombardia.

Il senso di tutto ciò è rimarcare il forte legame che il prodotto, sia esso latte o formaggio, ha con il territorio. Questo è un passaggio fondamentale per fare fronte alla forte concorrenza che viene esercitata dalla materia prima proveniente da oltre frontiera, dando una mano concreta al nostro settore lattierocaseario.

Iniziative come queste hanno permesso di scongiurare il pericolo che in Lombardia gli allevatori fossero costretti a gettare il latte nei tombini, per colpa dell’atteggiamento dell’industria di trasformazione che ha preferito per l’annata 2016/2017, partita il 1 aprile scorso , privilegiare il latte estero a quello prodotto nelle nostre stalle. Anche la regione Piemonte è intervenuta promuovendo una campagna per valorizzare tutti i prodotti realizzati con latte piemontese.

Latte e formaggi contrassegnati con il marchio Piemunto saranno messi negli scaffali di più cento punti vendita di una nota catena di supermercati. Ormai è chiaro ed evidente a tutti che l’ unico modo di valorizzare i nostri prodotti tipici,non solo lattierocaseari, ma di tutto l’agroalimentare, sottraendoli a una concorrenza profondamente sleale, è quello di identificarli in modo chiaro e inequivocabile in modo che il consumatore possa scegliere senza possibilità di errore tra il vero made in Italy e il falso più o meno d’autore. Ci lascia molto perplessi il silenzio, l’inerzia il non pervenuto della regione Emilia Romagna.

Se il presidente Bonaccini e l’ assessore Caselli se ne fossero dimenticati ricordiamo loro che la nostra è la seconda regione per produzione a livello nazionale. Si producono infatti circa 1.750.000 tonnellate di latte all’ anno, il 16 % della nostra produzione interna che copre solo il 55% del fabbisogno nazionale. La maggior parte del latte regionale viene destinato alla produzione di formaggi dop grana padano e parmigiano reggiano in primis.

A rendere ancora più complicata di quanto già non fosse la commercializzazione di questi prodotti, ha contribuito pesantemente l’embargo russo. Abbiamo lasciato ad altri la conquista di questi mercati, la chiusura delle frontiere ha scatenato un effetto domino micidiale.

Siamo curiosi di sapere se la giunta regionale emiliano- romagnola intende proseguire nel suo atteggiamento di assoluta indifferenza nei confronti delle problematiche delle aziende agricole che stanno correndo il rischio di dover chiudere i battenti con conseguenti gravissime ripercussioni non solo sul livello occupazionale ma privando anche il territorio di presidi fondamentali nell’ottica della prevenzione ambientale. Servirebbero fondi e idee. Qualcuno lo ha fatto. Restiamo in attesa.

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