Dalla cannabis alla “pillola Facebook”: sempre più dannose e accessibili foto

Affollata serata alla “Ricerca” su problemi adolescenziali e nuove dipendenze. Crescono i ritirati sociali

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Il confronto è con una quindicina di anni fa: aumentato il dosaggio di principio attivo, diminuito il prezzo (circa 9 euro al grammo l’hashish, e 7,5 euro al grammo la marijuana, tenendo presente che da un grammo di “roba” si possono ricavare anche 4-5 canne), oggi sempre più giovanissimi (a partire dai 14 anni) ne fanno uso: è stato calcolato che in Italia nel 2015 un ragazzo su cinque ha sperimentato la cannabis.

Gli ultimi dati nazionali sull’uso di sostanze stupefacenti parlano di 6 milioni di persone che si sono approcciate al consumo di sostanze.

Nello specifico: 5 milioni e 800mila italiani hanno fatto uso di cannabis (14,63%), di questi ben più di 574mila sono ragazzi fra i 14 e i 19 anni (19% della popolazione studentesca); 294mila individui fra i 15 e i 64 anni (lo 0,74%) di eroina, 694mila (1,75%) di coca (sempre più a portata di tutti anche dal punto di vista economico), più di 253mila persone sono ricorse a droghe sintetiche.

Chi fa uso di sostanze ne assume più di un tipo, come risulta dall’osservatorio dell’associazione “La Ricerca”, da più di 35 anni sul fronte del disagio giovanile e delle tossicodipendenze: la onlus piacentina ha deciso di offrire ancor più opportunità di ascolto per i genitori del territorio, a partire dall’affollata serata di martedì su “Adolescenti e dipendenze. Informarsi ed agire”, organizzando momenti di confronto specifici: ogni martedì sera l’appuntamento con i gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto per genitori sarà infatti preceduto da uno spazio di accoglienza per chiunque si presenti nella sede (in Stradone Farnese 96) per avere maggiori informazioni sulle problematiche legate all’adolescenza (fra cui anche l’approccio alle sostanze).
 
PRIMA L’EUFORIA POI LA CRISI – Relatore della serata, il dottor Mauro Madama, direttore della storica comunità terapeutica “La Vela” di Justiano di Vigolzone e dei percorsi del progetto Diogene per giovanissimi poliassuntori di sostanze, “giovanissimi – sottolinea – perché l’esordio del consumo avviene sempre prima: intorno ai 14-15 anni, con pesanti ricadute anche in termini di disturbi mentali la cui insorgenza è sempre più precoce”.

Nel corso della serata, l’esperto ha illustrato le caratteristiche di varie tipologie di sostanze, dalla cannabis all’eroina, alla cocaina, ecstasy, anfetamine.

Ad aggiungersi alla vasta gamma di stupefacenti a cui sempre più giovani (e non solo) ricorrono – smartdrugs, sostanze psichedeliche, popper, triptamine, persino la “pillola Facebook”: “Una pasticca costa solo 10-20 euro. Gli effetti sono incontrollabili” – sono in costante aumento anche quelli di derivazione farmaceutica.

Ciascuna sostanza con una propria specificità, ma tutte con un denominatore comune: “Agli illusori benefici iniziali come la riduzione del senso di fatica, di ansia, una sensazione di euforia, di piacevolezza – ha spiegato Madama – presto seguono conseguenze che nel tempo possono rivelarsi anche gravi: la cannabis, ad esempio, porta all’apatìa, toglie il desiderio di agire, di fare, e nei soggetti predisposti a psicopatologie può causare depressione, disturbi di tipo paranoico; così pure la coca che peraltro può portare anche all’infarto”.

TRENTENNI CHE SOFFRONO DI ADOLESCENZA RITARDATA – E’ in questa gamma infinita di stupefacenti, dove non mancano barbiturici, benzodiazepine, nicotina, alcol e quant’altro, che i nostri figli cercano qualcosa “che – ha ribadito Madama – nella maggior parte dei casi nulla ha a che fare con la volontà di fuggire da un disagio, da una situazione di profonda crisi come era negli anni Settanta e Ottanta, perché oggi ricorrono alle canne, alla coca, agli psicofarmaci con uno scopo ludico o dopante, con l’illusione di placare l’ansia, di migliorare le proprie prestazioni nello studio, nelle relazioni, sul lavoro”.

E’ chiaro però che questo ricorso alle sostanze è comunque sempre il sintomo di una mancanza, di un vuoto che si cerca di colmare: “Se i nostri figli si drogano, è assodato, c’è sempre una ragione”.

L’esperto ha così fatto un quadro delle condizioni socioculturali in cui crescono i nuovi giovani, i cosiddetti “nativi digitali” che “hanno a disposizione più spazi di socializzazione virtuali che di socializzazione reale, il cellulare è diventato addirittura una sorta di  cordone ombelicale, grazie alle nuove tecnologie acquisiscono velocemente una marea di informazioni, ma senza filtri”.

“A causa dello squilibrio che si viene a creare tra sviluppo emotivo più ritardato rispetto allo sviluppo cognitivo favorito dal bombardamento di immagini e nozioni, vivono situazioni di anticipazione psichica della pubertà e nel tempo finiscono per soffrire le inquietudini di un’adolescenza protratta. Nelle nostre comunità arrivano giovani dai 18 ai 30 anni con problemi irrisolti tipicamente adolescenziali”.

LE PATOLOGIE DELLA VERGOGNA – I problemi che emergono, e che vengono puntualmente riscontrati anche nei nuovi percorsi terapeutici ed educativi de “La Ricerca” , rientrano le cosiddette “patologie della vergogna”, senso di inadeguatezza, impopolarità, il sentirsi “brutto”: “Poi assistiamo a forme di aggressività anche verso se stessi, autolesionismo, a casi di anoressia, ricorso alle sostanze, per di più con leggerezza e poca consapevolezza dello sbaglio, grazie al fatto che le droghe sono state ormai “sdoganate”.

Crescono i casi di dipendenza dalle tecnologie e di “ritirati sociali”: ragazzi che non escono più di casa e stanno ore rinchiusi nella loro stanza davanti ad un computer”.
 
FIGLI IPERPROTETTI E GENITORI BISOGNOSI DI AIUTO – Come andare alla radice di queste nuove problematiche adolescenziali? “La questione è sempre educativa: i modelli familiari ed educativi sono profondamente cambiati; un tempo c’era il genitore autoritario, ma anche autorevole, a cui dovevi obbedire in quanto genitore, ti faceva vivere il senso di colpa e dell’errore”.

“Oggi il figlio è visto come un cucciolo da proteggere, anche in adolescenza…da proteggere dalle frustrazioni della rinuncia e della sofferenza. Fin da piccolissimo viene indotto a fare vita sociale, a fare tante cose, perché la solitudine, la noia, sono viste come un fatto negativo. E così finisce che il ragazzo non si abitua a fare esperienze di crescita nella difficoltà. Li vogliamo sociali a tutti i costi i nostri figli, fin dall’infanzia e poi di colpo quando sono cresciuti e chiedono più autonomia ecco che li scopriamo fragili, vulnerabili e li rivogliamo con noi, sotto il nostro controllo, con forza, vorremmo imporci: e l’equilibrio si spezza”.

“I genitori, come gli insegnanti, gli agenti preposti all’educazione fanno più fatica a rapportarsi ai giovani rispetto a quelli che ci hanno preceduto, perché oggi il rispetto, l’autorevolezza se li devono conquistare, non vengono riconosciuti semplicemente per il ruolo educativo che ricoprono”. 

Come porvi rimedio? “I genitori hanno bisogno di essere ri-orientati nelle loro scelte educative. Si tratta di risanare le strategie relazionali. E’ qui che possiamo aprire un confronto, insieme, con e tra genitori”.

I.C.

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