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Danza, il Don Chisciotte di Scigliano domenica al Municipale

La Stagione di Danza 2015-2016 della Fondazione Teatri di Piacenza, realizzata in collaborazione con Aterdanza, prosegue domenica 17 aprile alle 16 con lo spettacolo della Compagnia di danza Aterballetto Don Q. - DonQuixote de la Mancha di Eugenio Scigliano

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La Stagione di Danza 2015-2016 della Fondazione Teatri di Piacenza realizzata in collaborazione con Aterdanza prosegue domenica 17 aprile alle 16 al Municipale con lo spettacolo della Compagnia  di danza Aterballetto Don Q. – Don Quixote de la Mancha di Eugenio Scigliano.

Archetipo di una particolare natura umana – quella del ‘dreamer’- e proprio per questo elevato a mito capace di attraversare epoche e culture e incarnazione di uno stato dello spirito e della mente del tutto e meravigliosamente ‘a-normali’ da evocare alla bisogna, Don Chisciotte è stato anche e più volte frequentato dal teatro di danza, perché il coreografo interessato a evocare attraverso la metafora del movimento una condizione che fa delle azioni il frutto talvolta bizzarro di un mondo interiore acceso di sogni e ideali, trova nell’Hidalgo di Cervantes la sintesi perfetta e la fonte inesauribile di ispirazione.

Perché Don Chisciotte è uno e centomila e ognuno può ritrarre il ‘suo’ Don Chisciotte. Come fa Eugenio Scigliano, nel nuovo progetto per Aterballetto Don Q. – Don Quixote de la Mancha in scena al Teatro Municipale di Piacenza domenica 17 aprile alle 16 nell’ambito della Stagione di Danza 2015-2016, in cui il coreografo empaticamente si riflette nel suo personaggio e ne traduce lo spaesamento umano e la necessità di non abdicare ai propri ideali anche se la realtà congiura per soffocarli.

In una Spagna che stava mutando rapidamente, che stava abbandonando le sue regole e i suoi valori, il Don combatte l’angoscia e l’incertezza di tempi rozzi e confusi restando fedele ai suoi  sogni e al suo codice morale e regalandone i segreti al suo amico Sancho.

Allo stesso modo, in un periodo altrettanto disorientante e dettato da mutamenti repentini e francamente oscuri, il Cavaliere di Scigliano viene a incarnare l’essenza dell’essere artista, rivendicando il potere della sensibilità e la sua missione di “tener desto -nonostante tutto-  il senso di meraviglia nel mondo”.

E se la bellezza, in qualche modo, ci salverà, anche l’alter ego del Don, Sancho Panza grazie alla condivisione delle esperienze di vita con l’amico, imparerà a goderne per sopravvivere alle fatiche dell’esistenza.

L’ordito è essenziale più che complicato; la scena è evocativa più che descrittiva, mentre l’azione racconta di una vera e propria maturazione, di una uscita dall’esperienza dura della libertà dell’immaginazione, più che di un congedo punitivo per una catastrofe, la follia dell’immaginazione, cui non si è potuto porre diversamente rimedio.

Ma le modalità di questo lavoro sembrano anche meglio precisare la sensibilità compositiva di Scigliano, da sempre attento alle situazioni di contrasto che riguardano il genere, le relazioni di potere e di sottomissione, e insomma alla questione dell’alterità e della differenza in tutti i suoi potenziali espressivi e drammatici.

Il movimento coreografico per questo Don Q., senz’altro universalizzante ma anche ricolmo di pudore financo nel punto che ferma nel titolo la nominazione del protagonista, insegue inesorabile la figura della spirale.

Qui la legge del movimento impone una continuata fuga sul posto, capace di potenziare la percezione e di restituirla al soggetto come i suoni dentro una struttura a forma di chiocciola. La spirale è capace di contenere il combattimento contro le larve che congiurano e soffocano Don Chisciotte, e di mantenere le oscillazioni della sua realtà in un dispositivo temporale ancora in equilibrio.

La spirale come figura di fedeltà e di una umanità come tempo della solidarietà, quando un intero bosco incombe e assale, nel tempo veloce e discorde di una vita errante. Don Q. e Sancho restano anche spettatori di spalle di una folla senza disegno né contorni: come di fronte a un quadro che mette in movimento la massa in tutta la sua somiglianza morale con l’orrore della forza indistinta e disumana.

La bellezza e la meraviglia, in questa nuova produzione di Aterballetto guidata da musiche spagnole dal XVII secolo a oggi, e da composizioni del finlandese Kimmo Pohjonen, non sono inconsapevoli rappresentazioni. Bellezza e meraviglia sono esperienze. Per Scigliano, una conoscenza che può essere inseguita, oggi, soltanto a caro prezzo. Foto Alfredo Anceschi

Per info e biglietti è possibile rivolgersi alla biglietteria del Teatro Municipale di Piacenza, in via Verdi 41, al numero di telefono 0523.492251 o al fax 0523.320365 o all’indirizzo mail biglietteria@teatripiacenza.it.

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