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Il Museo della Merda vince il Milano Design Award al Fuorisalone foto

L’installazione realizzata dall’architetto Luca Cipelletti si è aggiudicata il premio della VI Edizione del Milano Design Award, destinato ai migliori allestimenti della design week milanese

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“Per il racconto di un processo di grande complessità ed innovazione, capace di destabilizzare la percezione comune. Il percorso didattico scardina tutti gli stereotipi didascalici per proporre sensorialmente rilevante, che promuove una nuova visione della cultura del progetto.”

A Piacenza nasce il Museo della Merda

Con questa motivazione il premio della VI Edizione del Milano Design Award, destinato ai migliori allestimenti della design week milanese, è stato assegnato a “Shit Evolution”, l’installazione realizzata durante il Fuorisalone 2016 di Milano dall’architetto Luca Cipelletti per il Museo della Merda, museo nato l’anno scorso da un’idea di Gianantonio Locatelli, proprietario dell’azienda agricola di Castelbosco di Gragnano.

“The Shit Evolution” ha esposto una serie di oggetti d’uso quotidiano in “merdacotta”, materiale fatto in una miscela variabile ma preponderante di digestato essiccato (denominato dal suo creatore “merda secca”), paglia, scarti aziendali e argilla: vasi, portafiori, piatti, mattonelle, cubi e parallelepipedi multi-uso, realizzati grazie all’essiccatoio che riutilizza il calore prodotto dell’impianto biogas di Castelbosco.

Il premio è stato consegnato da Cristina Tajani – Assessore Sviluppo Economico, Moda e Design del Comune di Milano – insieme ad Alberto Nespoli e Domenico Rocca di Eligo / segno italiano®, vincitori del Milano Design Award 2015 – sul palco del Teatro di IED Moda, domenica 17 Aprile 2016.

IL MUSEO PIACENTINO – “Gianantonio Locatelli, titolare dell’azienda agricola Castelbosco, è proprietario e fondatore dello “Shit Museum” di Castelbosco di Gragnano, “Museo dalla definizione volutamente provocatoria, ma sostanzialmente esplicativa per comprendere l’idea di un progetto che unisce tradizione e innovazione, arte e tecnologia e che giustifica la nascita di un Museo”.

L’INCONTRO IN PROVINCIA – Il vice presidente della Provincia di Piacenza Patrizia Calza, nonché sindaco di Gragnano, ha ricevuto il Gianantonio Locatelli, fondatore dello Shit Museum e titolare dell’azienda agricola che lo ospita. 

“E’ un onore – ha detto il vice presidente Calza – che una realtà ospitata sul nostro territorio riceva un premio così prestigioso”. Ma il successo del museo non si fermerà a Milano: l’evento è servito ad attirare ancora di più l’attenzione dei media internazionali. “Il New York Times ci dedicherà un servizio – spiega il signor Locatelli – e prossimamente saremo ospiti del festival del design di Londra, grazie all’interessamento della rivista d’arte Dirty Furniture. Alcuni dei nostri pezzi, oggetti realizzati con l’innovativo materiale da noi prodotto, sono in vendita on line sul sito Wallpaper.com”. 

“Abbiamo deciso di dare un nome così esplicito al museo, perché ha una sua origine antropologica e perché consentiva di darle il valore che ha sempre avuto: questo materiale – continua Locatelli – è stato usato nei secoli per vari motivi. L’averne parlato poi in maniera così diretta ha garantito grande risonanza al progetto. Non è un museo naturale, come tutti possono pensare: per me la merda è un pretesto per parlare di umanità. Ci parla della terra da cui traiamo sostentamento: nella nostra azienda alleviamo bovini da latte, latte che diventa formaggio, mentre dagli scarti possiamo ricavare altre cose: riscaldamento, energia, e ora anche questo materiale innovativo con il quale possono essere realizzati oggetti di vita quotidiana”. 

“Non pensavamo di poter vincere questo riconoscimento: eravamo tra 1200 partecipanti. Poi a sorpresa siamo stati invitati alla finale, in tutto 16 ammessi tra i quali grandi brand come Nike, Panasonic, Lexus, che avevano fatto investimenti milionari mentre noi abbiamo partecipato con i semplici oggetti che realizziamo, ispirati dalla filosofia del riuso, dell’impatto zero. Invece il nostro messaggio, la nostra rivoluzione estetica e culturale, sono stati apprezzati”. 

 

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