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“La spensieratezza va stroncata alla nascita” Rezza in scena al Municipale

Ci sono spettacoli che non si possono raccontare, nel bene e nel male. Spettacoli le cui recensioni sono un fiorire di aggettivi evocativi e suggestioni ad effetto, che confondono le idee di chi non ha assistito alla rappresentazione e fanno chiedere a chi c’era: ma io cosa ho visto?!

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Ci sono spettacoli che non si possono raccontare, nel bene e nel male. Spettacoli le cui recensioni sono un fiorire di aggettivi evocativi e suggestioni ad effetto, che confondono le idee di chi non ha assistito alla rappresentazione e fanno chiedere a chi c’era: ma io cosa ho visto?!

“La spensieratezza va stroncata alla nascita!”: queste le prime parole pronunciate in scena da Antonio Rezza, giovedì sera al Teatro Municipale di Piacenza, dopo aver fatto scoppiare un palloncino bianco. E poi via, in sella a una specie di triciclo, urlando Mario, Mariooo….. restando lunghi minuti fuori scena, e lasciando gli spettatori increduli, soli in sala, a fissare un palco vuoto. Molti ridevano; alcuni – era evidente – si chiedevano: perché?!

Fratto_X, che ha chiuso la stagione “Altri percorsi” 2015-16 organizzata daTeatro Gioco Vita, viaggia lungo il confine sottile tra spregiudicatezza e desiderio di stupire, tra la denuncia degli umani vizi e una comicità paradossale, mettendo in scena rapporti personali in cui è uno solo a manipolare il pensiero e le parole dell’altro. Ivan Bellavista, l’altro “abitante” della piece, non dice mai una parola, ma – nelle vesti dell’ansia che domina il protagista dapprima e in quelle di sua moglie in un secondo momento – si limita a doppiare con le labbra le frasi che lo stesso Rezza pronuncia a testa bassa, in un gioco da ventriloquo dall’effetto straniante. Un furto della voce, smascherato, che è sottrazione di pensieri e identità. Anche il palloncino bianco, resuscitato, subirà lo stesso trattamento.

Ma c’è poco tempo per pensare, o per scomodare riferimenti a Ionesco, Pirandello o chissà chi. Perché tutto corre via veloce, tra giochi di parole e gag dal ritmo serrato, un fitto ricorso al non-sense, nudità a sorpresa. “Avete paura che accada di nuovo, vero?” E in effetti così era… Qualcosa riesce, qualcosa meno. Un gioco di specchi (certo, “gioco” è la parola chiave di questo spettacolo), sul finale, fa parlare gli spettatori, sempre con la voce del protagonista. “Lo spettatore è l’anello debole della catena”, sentenzia alla fine l’attore, dopo aver maltrattato una signora bionda in prima fila.

A legare il tutto – le storie, i personaggi, i movimenti – i due teli mobili e le morbide geometrie ideate da Flavia Manstrella, non presente ieri a Piacenza ma applaudita a distanza nel finale, su esplicito e reiterato invito di Rezza. Del resto, se “l’amore è una questione di residenza!” è difficile applaudire chi non c’è.

In definitiva, che cos’è quel “Fratto_X” che dà il titolo allo spettacolo? E’ la semplificazione algebrica che annulla numeratore e denominatore: uomo fratto uomo… uomo va via sopra e sotto, e non resta nulla. Quindi si è riso e applaudito anche a scena aperta, qualcuno forse si è scandalizzato un po’ (ci si scandalizza ancora a teatro?), qualcuno ha continuato a chiedersi, come uno dei personaggi creati con lo specchio, che fine avesse fatto la spensieratezza uccisa all’inizio. Ma alla fine – dopo aver scomodato Santa Rita e San Francesco, Barbapapà e un Dio definito “autodidatta” – appare chiaro che Fratto_X è la morte. E chi ha riso, ha riso anche di questo. 

Michela Vignola
 

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