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Litigare fa bene, a Piacenza convegno nazionale del Centro Psicopedagogico per la Pace

Da più di 25 anni il Centro PsicoPedagogico prosegue nei suoi studi e nella ricerca sostenendo con fermezza che per costruire relazioni evolute è necessario scommettere sui litigi e sui conflitti

Appuntamento il 16 aprile a Palazzo Farnese a Piacenza per il Convegno Nazionale organizzato da Daniele Novara e dal Centro Psicopedagogico per la Pace e la Gestione dei Conflitti.

“Per scoprire le possibilità – spiegano gli organizzatori – che il metodo litigare bene offre agli educatori e per capire come il conflitto, in particolare i contrasti infantili, siano occasione di apprendimento da valorizzare per aiutare a crescere”.
 
Se quando due bambini litigano, le domande che arrivano dagli adulti presenti sono ancora “chi ha cominciato?”, “di chi è la colpa?”, “chi è stato?” ossia procedure legate alla ricerca del colpevole, allora siamo ancora molto lontani dal metodo educativo pensato e portato avanti dal CPP.

Il convegno è stato presentato in Municipio a Piacenza nel corso di una conferenza stampa, durante la quale sono intervenuti l’assessora alle Politiche Giovanili e Scolastiche Giulia Piroli e, in rappresentanza del Cpp, Daniele Novara, ideatore del metodo maieutico che valorizza la reciprocità delle discussioni come occasione di confronto e crescita, Marta Versiglia e Matteo Bernardelli.

Da più di 25 anni il Centro PsicoPedagogico prosegue nei suoi studi e nella ricerca sostenendo con fermezza che per costruire relazioni evolute è necessario scommettere sui litigi e sui conflitti: “L’obiettivo è un’educazione con un’ampia prospettiva, che punta a una meta pedagogica non limitata a piccoli problemi riducibili al contesto, ma radicata su contenuti validi e durevoli nel tempo”.
 
“I litigi in particolare – sostiene il CPP – offrono ai bambini una naturale occasione di immergersi concretamente nelle dinamiche sociali, di fare un’esperienza che è un condensato di possibilità e di nuove conoscenze. Favoriscono il riconoscimento delle proprie risorse e dei propri limiti; la scoperta dell’errore come strumento per imparare nuovi significati; la capacità di vedere la realtà da un altro punto di vista; le funzioni autoregolative”.
 
“È vero che spesso siamo proprio noi a far fatica a considerare i contrasti come positivi. Perché? Per diversi motivi: per paura o per ricordi autobiografici che ci riportano a un metodo formativo punitivo e correttivo”.

“Fino a non troppi anni fa, ci si comportava secondo il principio per cui quando un bambino litiga, sbaglia. E quindi l’adulto ha il compito di intervenire e sgridare, educando al comportamento corretto; in più, oggi, in un certo senso c’è una sorta d’igienizzazione educativa dell’infanzia. Ci troviamo di fronte dei bambini di plastica, talmente iperprotetti e iperaccuditi da sembrare quasi artificiali”.
 
“Non c’è dubbio invece che per i bambini i litigi siano componenti naturali legati al bisogno di conoscersi, di imparare a stare con gli altri. I piccoli si comportano come cuccioli e agiscono il litigio come un atto estremamente normale, che potrebbe essere definito una forma di gioco”.
 
“Il buon educatore – sostiene il CPP – allora è quello che crea le condizioni perché i bambini e le bambine imparino da soli a gestire anche i contrasti. È quello che riesce a non imporre la soluzione”.
 
Il Convegno vuole fare un passo avanti molto importante, valorizzando la parte benefica del contrasto: favorire la versione reciproca del litigio. “Cioè il contrario di quello che tradizionalmente si è sempre agito: l’allontanamento, lo zittire, il cambio di argomento. Perché invece il parlarsi consente la decantazione emotiva. Nei contrasti il poter ascoltare la versione altrui è meravigliosamente istruttivo e rassicurante”.
 
Ma allora, cosa imparano i bambini con questo metodo? “A tirar fuori le loro risorse e a fare da soli. Questo è il ruolo delle procedure maieutiche nei processi di apprendimento: sostenere le risorse interne, i processi endogeni nell’atto di imparare”.
 
“Grazie alla ricerca abbiamo visto che riuscire a litigare bene da piccoli svolge importanti funzioni protettive, perché l’imprinting avviene in età infantile e, se abbiamo avuto la possibilità di vivere l’esperienza conflittuale in maniera normale e positiva, questo ci resta e ci consente di sviluppare numerose competenze che rimarranno poi nostre nel tempo”.
 
Partecipano al Convegno: Daniele Novara, ideatore del metodo, Bruno Tognolini, Marta Versiglia, Lorella Boccalini, Laura Beltrami ed Emanuela Cusimano.

Programma
ore 9.30 avvio lavori

ore 9.45 Intervento di Daniele Novara “Le evoluzioni del metodo del 2012 ad oggi”

ore 11.30 coffe break

ore 12.00 Lorella Boccalini interviene e coordina le esperienze sul metodo applicato negli Asili Nido e nella Scuola dell’Infanzia

ore 13.00 Pausa pranzo

ore 14.30 Intervento di Bruno Tognolini “I bambini bambini aggressivi hanno solo voglia di giocare”

ore 15.30 Marta Versiglia interviene e coordina le esperienze sul metodo applicato negli Scuola Primaria

ore 16.15 Laura Beltrami interviene e coordina le esperienze sul metodo applicato in famiglia

ore 17.00 Proposte per proseguire con il metodo a cura di Daniele Novara

ore 17.30 Conclusione

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