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Madama Butterfly conquista e commuove il Municipale FOTO foto

Grandi, meritati e prolungati applausi finali per tutti, interpreti vocali, strumentali e scenici. La Butterfly è un’opera che conquista e che commuove. Puccini entra nella psicologia 

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Forse la Madame Butterfly di Giacomo Puccini, sesta ed ultima opera di una stagione lirica senz’altro da ricordare per l’alta qualità artistica, non è stata del livello di un Nabucco o di un Macbeth, ma anche questa rappresentazione, in scena al Municipale di Piacenza, ha riscosso un successo di pubblico e di critica di notevole dimensioni a conferma di scelte artistiche assai fortunate.

Grandi, meritati e prolungati applausi finali per tutti, interpreti vocali, strumentali e scenici. La Butterfly è un’opera che conquista e che commuove. Puccini entra nella psicologia femminile con delicatezza, poesia e, quasi, crudeltà. La sua musica tocca le corde più sensibili del sentimento; l’amore viene sublimato e ferito nel medesimo tempo ed il dramma di Butterfly avvince, coinvolge e diventa struggente in un crescendo che dal lirico passa al drammatico con una cascata di note che cattura l’ascoltatore.

Ecco perché quest’opera, dall’apparenza non impervia, richiede da parte dei protagonisti un’intensità ed una partecipazione particolare perché la qualità della voce non basta se non la si accompagna con una elevata sensibilità.

Ed in questo gli interpreti sono stati bravissimi a cominciare dalla soprano Amarilli Nizza, autentica specialista di questo personaggio portato in scena circa 200 volte in 24 anni di carriera. La sua Butterfly è trascinante ed emozionante nel canto e nelle movenze. Qualcuno obietterà che si è risparmiata nel primo atto per poi dare il meglio nel finale.

Può essere, considerando il grande impegno vocale della seconda parte ma, come giustamente ci dirà al termine dello spettacolo:” Così vuole la partitura perché, ricordiamoci, che Butterfly nella prima parte ha soltanto 15 anni e quindi i suoi sentimenti, e di conseguenza il suo canto, sono delicati ed ancora teneri”. A noi dell’Amarilli Nizza è piaciuta molto la tecnica del suo canto e la musicalità sicura e cromatica: una Butterfly da ricordare.

Accanto a lei ha brillato l’esuberante Nat Pinkerton di Vincenzo Costanzo, un guaglione napoletano dalla voce squillante e dai facili acuti; anche per lui un gran finale nell’aria “Addio fiorito asil..” dove ha potuto sfoggiare dovizia vocale e convincente partecipazione.

Per il baritono Mansson Kim (il console Sharpless) non si può parlare di rivelazione ma di conferma delle suo notevoli qualità. Praticamente tenuto a battesimo nel nostro teatro da qualche anno è in continua ascesa e si sta confermando d’eccellenza anche a livelli internazionali e maturo anche per ruoli più impegnativi.

Così come abbiamo apprezzato la Suzuky della mezzosoprano giapponese Nozomi Kato. All’altezza del ruolo e della rappresentazione gli interpreti dei ruoli minori come Federica Gatti (moglie di Pinkerton), Luca Casalin (Goro sensale), Cristian Saitta (lo zio Bonzo), Alessio Verna (Yamadori) e Jinheon Song (commissario imperiale).

L’orchestra regionale dell’Emilia Romagna, diretta dall’esperto pucciniano Valerio Galli, il coro del teatro Municipale diretto da Corrado Casati e la regia di Sandro Pasqualetto hanno contribuito alla riuscita dello spettacolo assai applaudito a fine opera e che sarà riproposto domenica alle ore 15,30.

LE INTERVISTE

Anche questa volta i consensi per la Butterly si sprecano. Unanimi i due massimi rappresentanti dei sodalizi filolirici locali, Sergio Bonacore (Amici Della Lirica) e Carlo Loranzi (Tampa Lirica): “Si è trattato di un bel spettacolo, bravi i cantanti ma tutto l’insieme è piaciuto. Forse all’inizio non sono stati entusiasmanti, ma il secondo atto è stato davvero molto bello. Complimenti a tutti”.

Anche l’appassionato ed esperto Filippo Baldini ha elogi per tutti:” L’Amarilli all’inizio si è un po’ risparmiata ma poi è uscita con autentica maestria. Molto bravo anche Vincenzo Costanzo ma il mio preferito rimane il baritono Mansoon Kim, gran bella voce e gran bella padronanza di canto”.

Passando agli addetti ai lavori la prima voce è quella dell’assessore alla cultura d.ssa Tiziana Albasi:” Credo che si possa essere soddisfatti. Abbiamo lavorato in equipe e con grande impegno. I risultati si vedono. Naturalmente sono molto soddisfatta del lavoro delle mie collaboratrici ed oggi possiamo affermare che il teatro Municipale di Piacenza ha acquistato un prestigio di notevole portata”.

La direttrice artistica Cristina Ferrari è raggiante. A lei va gran parte del merito di questa stagione che si potrebbe definire trionfale. Se glielo si dice, però, si schernisce:” Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato qualche anno fa con il “laboratorio lirico”. Ci fa piacere constatare che i nostri giovani hanno e continuano a riscuotere successi e che possiamo ripresentare periodicamente. Lavoriamo nel presente con proiezione futura secondo una programmazione mirata”.

Il pericolo per Cristina Ferrari è che i suoi successi la portino a lavorare per teatri più prestigiosi :”Non posso negare di aver ricevuto delle proposte in merito, ma io voglio restare qui fin che mi tengono. Qui ho trovato il mio ambiente ideale e vorrei restare.

In breve gli altri cantanti. Per il tenore Vincenzo Costanzo, giovane (25 anni) napoletano tutto bene:”Sì, Pinkerton è un personaggio che mi piace. Non è cattivo; è solo un po’  leggero, superficiale che reca un grosso dolore senza rendersene conto. Sì, anch’io mi sento un po’ così, senza far alcun male, però.”

Chiudiamo con l’interprete principale, Amarilli Nizza che troviamo nel suo camerino con accanto il marito. Sembra piuttosto affaticata:” Cio Cio San è un ruolo difficile e molto impegnativo che porto in scena da 24 anni quando, con questo ruolo, vinsi il mio primo concorso internazionale. Si, sono un po’ stanca. Come mi sento in mezzo a tanti giovani? Beh, non sono poi tanto vecchia ed in mezzo a loro mi sento giovane anch’io”.

Luigi Carini

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