“Ogni uomo è più grande del suo peccato” La fiaccolata al carcere FOTO foto

Molte le persone comuni, gli scout, i gruppi parrocchiali che non hanno voluto mancare a un appuntamento del tutto inusuale, un momento di preghiera e di riflessione che si è concluso nel piazzale antistante al carcere

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“Ogni uomo è più grande del suo peccato”. In tanti, più del previsto, hanno partecipato in un composto silenzio alla fiaccolata dalla parrocchia di Santa Franca fino al carcere delle Novate. L’iniziativa è stata promossa venerdì 1 aprile dalla Curia di Piacenza nell’ambito degli eventi del Giubileo della Misericordia.

Molte le persone comuni, gli scout, i gruppi parrocchiali (almeno 500 persone nel complesso) che non hanno voluto mancare a un appuntamento del tutto inusuale, un momento di preghiera e di riflessione che si è concluso nel piazzale antistante al carcere, un luogo vissuto dai più come estraneo alla città, come un corpo separato, non solo dalla tangenziale sud.

Sono le parole pronunciate da Kastriot, che ha parlato ai partecipanti e alle autorità (quasi assenti i politici, con l’eccezione del consigliere comunale Claudio Ferrari) in rappresentanza della comunità dei detenuti, a dare il senso della manifestazione: “La parola carcere non suscita particolare emozione in chi non l’ha conosciuta, qui si vive in un mondo a parte, ogni minuto e secondo passa con dolore; molti detenuti cercano di far capire quanto dolore c’è nei loro cuori.

In carcere si diventa più ragionevoli, più uomini, perché essere uomini significa capire che esistono anche altri. La vita è una sola e vale la pena viverla. Grazie per averci dimostrato con questa fiaccolata che non siamo soli, il vostro essere qui stasera ci allontana dall’isolamento e ci fa sentire più vicini alla città.

Dimostra che a qualcuno sta a cuore la nostra sofferenza e la nostra situazione”. 

La fiaccolata è partita alle 21 dal piazzale della chiesa di S. Franca con le parole del parroco don Maurizio Noberini: “Una serata per sognare, per trovare un’altra via per esorcizzare il male”. 

Tappa intermedia alla sede della cooperativa sociale Geocart che dà lavoro anche ex detenuti. 

Davanti al carcere le fiaccole e i rami di ulivo della Pasqua appena trascorsa hanno alimentato il fuoco di una pira simbolica, accesa per bruciare il male. E da un piccolo palco si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti della comunità carceraria.

Per prima la direttrice delle Novate Caterina Zurlo: “Porto il saluto di una comunità di 350 uomini e donne, che sono molto contenti che siate qui. È’ una cosa molto importante, un cammino fatto di un passo anche stancante, ma è molto significativo essere arrivati sin qui. Anche le persone che vivono in carcere soffrono, ma non hanno nemmeno il conforto dei parenti. Molti di loro hanno capito quello che hanno fatto, e questo vostro abbraccio è di sprone per migliorare. Ringrazio gli organizzatori e tutti voi che siete così numerosi”.

La parola è passata al comandante della polizia penitenziaria Mauro Cardarelli: “Il carcere è un’esperienza che ci auguriamo di non fare, ma fa parte delle possibilità che ci può riservare la vita. Per risolvere il problema, non si puù negarlo, inannzitutto occorre capire che c’è. La cosa che noto è che in realtà sono troppo pochi quelli che si domandano cosa avviene nella carcerazione e cosa accade dopo. Quando le persone escono il carcere, il periodo trascorso deve essere servito a qualcosa, è fondamentale che ci sia la consapevolezza che la pena è stata espiata. Non deve mai mancare la comprensione e l’ascolto”. 

Il Cappellano del carcere don Adamo Affri si detto soddisfatto della grande partecipazione: “E’ commovente trovarci qui, ancora di più pensare che da dentro in tanti cercano di guardare dalla finestra per vedervi. Qui c’è una concentrazione di persone che hanno una vita sfigurata dal male e dal peccato, però io ho scoperto che incontrandoli uno a uno l’uomo è più grande del suo peccato. È proprio vero che quando si ama si vede meglio. Dio ama questi fratelli, condanna quello che hanno fatto e non loro. L’uomo non è il suo peccato. Qui dentro noi siamo una comunità, noi scopriamo che siamo tutti peccatori e cerchiamo tutti lo stesso Salvatore”. 

La conclusione è stata affidata al vescovo Gianni Ambrosio: “Questa fiaccolata è stata davvero un’espressione di chiesa, un’espressione di umanità. Quella distanza che abbiamo colmato, tra il dentro e il fuori, in realtà non c’è, perchè siamo tutti bisognosi della stessa cosa. Desiderosi di un abbraccio e di buona umanità. Non è più periferia questo luogo, da oggi il carcere è nel cuore della nostra città. È un segno di Pasqua e di vita nuova, e cerchiamo di non dimenticare”. 

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