Quantcast

Trabacchi comunista e libertario, Sforza e Bersani ricordano il sindaco “rosso”  foto

La biografia di Trabacchi, edita da Scritture, è stata scritta dal giornalista Mauro Molinaroli ed è stata presentata a Palazzo Galli, con due relatori d'eccezione, Corrado Sforza Fogliani e Pierluigi Bersani

“Il consenso come impegno per la democrazia e per la città”. Questa frase, forse meglio di tante altre, racchiude la figura di Felice Trabacchi, il “sindaco rosso”, il primo cittadino più popolare dal dopoguerra ad oggi, partigiano e sindacalista, ma anche un comunista anomalo, allergico ai riti e alla burocrazia di partito.

La biografia di Trabacchi, edita da Scritture, è stata scritta dal giornalista Mauro Molinaroli ed è stata presentata a Palazzo Galli, con due relatori d’eccezione, Corrado Sforza Fogliani e Pierluigi Bersani. Molinaroli ha parlato brevemente della genesi del libro, che traccia la vita civile e politica di Trabacchi, eletto sindaco nel 1975: “Questo libro è nato da una chiacchierata con Luciano Beltrametti (che fu assessore con Trabacchi e molto vicino politicamente ndr) ed è dedicato al figlio Claudio”. 

A introdurre l’incontro Ernesto Carini, della Fondazione Piacenza Futura, che ha ricordato la grandezza e la peculiarità della figura di Felice Trabacchi, che “talvolta agí anche contro il suo partito e si dovette difendere dagli attacchi della magistratura”.

Il presidente del consiglio comunale di Piacenza Christian Fiazza ha coordinato l’incontro, parlando di Trabacchi come di “una figura realmente popolare di Piacenza, fautore di un’amministrazione comunale trasparente e aperta a tutti: Trabacchi fu il primo sindaco 2.0 del Comune di Piacenza”.

A prendere la parola per primo Pierluigi Bersani: “In tutti questi anni, ogni volta che incontravo un candidato sindaco, – ha riferito – ho sempre riportato una frase di Trabacchi. Io ero un giovane funzionario del Pci mi confrontavo spesso con lui, di fronte alle sollecitazioni di noi giovani, mi rispose che ‘un sindaco non deve fare il sindaco ma essere sindaco’”.

“Trabacchi – lo ha ricordato Bersani – aveva una connessione con l’anima profonda di Piacenza, è questa connessione era la sua chiave di comunicazione con tutti, dal borghese all’uomo della strada. Era piacentino nella sobrietà, nella misura e anche nell’umorismo, con la capacità di stare sempre al di sotto della sua solennità. Una personalità particolare nella storia della sinistra, lontano dalla chiesa e dai riti burocratici del partito, per il suo tratto un poco individualista e anche un po’ anarchico”.

“Da sindaco era una figura carismatica, uno che poteva permettersi una squadra forte e di lasciar lavorare i suoi collaboratori. Da lui venne un grande impulso a politiche locali nuove, ci fu una svolta che ha lasciato tracce ancora riconoscibili oggi. Trabacchi era restio a riconoscere altre dimensioni diverse da quella comunale e l’esperienza di deputato non fu congeniale alla sua dimensione”.

Anche Corrado Sforza Fogliani, avversario politico di Trabacchi nelle fila del Partito Liberale, ne ha delineato un ritratto denso di riflessioni e anche con qualche rimpianto. Ha rievocato il voto di astensione dei liberali in consiglio comunale, in occasione dell’insediamento come sindaco di Trabacchi.  

“Era un uomo del popolo vicino al popolo piacentino – Sforza lo ha descritto con le parole dell’allora consigliere comunale liberale Marco Bertoncini – un comunista sincero, quasi un credente, che gli rendeva invisi tutti i politici opportunisti. Ascoltava tutti, anche gli avversari ed era capace di cambiare opinione e atteggiamento, il tratto umano e la capacità di ascolto erano caratteristiche della sua personalità”.

Sforza ha elogiato il libro di Mauro Molinaroli: “Perchè illustra in maniera completa la figura di Trabacchi, ripercorrendo una storia dall’interno delle amministrazioni comunali del dopoguerra, cogliendo tanti aspetti e tanti fatti della vita amministrativa”. Ha ricordato poi il ruolo di avvocato dei lavoratori, che Trabacchi svolgeva “con grande passione,” e la sua militanza da partigiano nella fila della leggendaria banda “Piccoli” al centro di un episodio controverso della Resistenza piacentina. “Credo che sia il momento – ha affermato citando l’eccidio della banda – di raccontare quei fatti con uno sguardo storico senza più reticenze”.

“Ci trovavamo spesso a Roma quando era parlamentare – ha proseguito nel racconto di Trabacchi – a lui va riconosciuto di essere stato orgoglioso della funzione che esercitava; credeva in una democrazia di tipo ateniese, pensava che tutte le decisioni potessero essere assunte dal confronto con il popolo. E anche durante lo scontro duro con la magistratura locale, il suo merito fu quello di non accettare che i suoi atti fossero sindacati da altri, in difesa non tanto della sua persona, quanto della sua funzione di amministratore”.

“Trabacchi era uomo problematico – ha detto ancora Sforza – dalle idee granitiche ma con la capacità di porre e di porsi dei dubbi, alla ricerca di una soluzione pratica con grande onestà intellettuale: mi sento vicino al suo spirito libertario. Se fosse vivo oggi sarebbe un vaccino contro il pensiero unico e la servitù volontaria che oggi rattrista il nostro tempo”.

IL LIBRO – Si tratta di un’opera (con prefazione di Flavio Chiapponi) che ripercorre le vicende e la storia di un uomo che ha rappresentato molto per la comunità piacentina: dall’adesione alla lotta partigiana nel 1944 al suo impegno come avvocato e segretario della Cgil, tra il 1948 e il 1952, a favore dei lavoratori nelle fabbriche e nelle campagne, allora privi di qualsiasi tutela normativa.

C’è poi la sua presenza in Consiglio Comunale dagli anni Sessanta al 1990, trent’anni nei quali Felice Trabacchi è stato prima uno dei più attivi oppositori delle giunte di centro e di centro sinistra, e poi sindaco tra il 1975 e il 1980. In quei cinque anni le iniziative a favore di una città dotata di maggiori servizi furono tante: la realizzazione del nuovo sistema fognario, il Piano regolatore, il restauro del Municipale, la rivitalizzazione della foce del Trebbia e la costruzione di asili nido, scuole materne e nuove scuole elementari oltre a una serie di impianti sportivi per dotare soprattutto i quartieri periferici di nuove costruzioni.

Un sindaco amato dai cittadini e forse, “il sindaco – scrive l’autore – che più di ogni altro ha interpretato lo spirito dei piacentini; una figura colta, attenta, preparata e soprattutto disponibile al dialogo con la gente, che lo rispettava e lo stimava”. Il volume affronta anche il ribaltone del 1980, quando – nonostante le preferenze ottenute, circa 4400 – Trabacchi non venne nominato sindaco in virtù degli accordi tra partiti; gli succedette Stefano Pareti che di preferenze nel aveva 1400.

Ma erano altri tempi, altre storie con le forze politiche a fungere da perno della vita amministrativa e i sindaci erano nominati in Consiglio comunale e non direttamente dai cittadini. Tra il 1987 e il 1990 Trabacchi ricoprì il ruolo di parlamentare, occupandosi soprattutto di Giustizia; ai palazzi romani e alle riunioni parlamentari ha comunque sempre preferito il ruolo di primo cittadino e il suo impegno fu rivolto, in quel periodo, ad arginare l’attività del procuratore Angelo Milana, che in pochi anni mandò a giudizio più di 400 amministratori del territorio.

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.