“Con il Ttip a rischio una tradizione agricola millenaria”

Secondo il Comitato “I piasintein i disan NO al Ttip” - "senza obbligo di etichetta su tanti prodotti, ecco che gli italiani potrebbero ingurgitarne in quantità senza saperlo. E a breve, se passerà il Ttip i rischi potrebbero salire ancora"

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Intervento a firma del comitato anti Ttip piacentino

L’Europa entro giugno potrebbe non rinnovare l’autorizzazione a usare il glifosate (un potente e terribile diserbante sistemico di post- emergenza non selettivo) perché non è stato votato il regolamento di esecuzione: non c’era la maggioranza qualificata tra gli stati membri.

Se da un alto la notizia è positiva, dall’altro no perché molti cibi e materie prime dall’estero ne sono impregnati.

Secondo il Comitato “I piasintein i disan NO al Ttip” – senza obbligo di etichetta su tanti prodotti, ecco che gli italiani potrebbero ingurgitarne in quantità senza saperlo. E a breve, se passerà il Ttip (il trattato commerciale transatlantico tra Europa e Usa) i rischi potrebbero salire ancora.

Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, si era già detto favorevole a una messa al bando del glifosate entro il 2020, insieme con la collega della Salute, Beatrice Lorenzin.

I rischi ci sono, anche se l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e la Fao hanno smentito possibili effetti cancerogeni. Nell’autunno scorso era stata l’EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare) ad assolvere il glifosate scrivendo che era improbabile che potesse sviluppare il cancro nell’uomo.

Comunque, l’EFSA aveva disposto controlli ancora più severi sui residui di questo pesticida negli alimenti. Ma in tanti Paesi, il glifosate viene usato nelle coltivazioni di cereali o dell’ortofrutta.

E come al solito, i consumatori italiani non ne verrebbero a sapere nulla. E qui torna di attualità il Ttip, che di recente ha anche avuto l’imprimatur del neo ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, il quale ha detto che il trattato «farà benissimo all’export italiano».

In Italia, produttori e le aziende di trasformazione sono sottoposti a minuziosi controlli di ordine sanitario e igienico. Sono vessati da una burocrazia senza pari – quella italiana e quella europea – che mette spesso a rischio di sopravvivenza le imprese. E sono bastonati da sanzioni spesso inutili che vengono comminate da uffici pub- blici che giustificano così la loro inutile esistenza.

Se Calenda parla di nuovo Eldorado per l’export tricolore con l’abbattimento dei dazi, il Comitato anti Ttip trova che ci sia poco da ridere. Ad esempio, dagli Stati Uniti potrebbero arrivare alimenti che contengono ben 82 prodotti chimici, attualmente vietati in Italia e in Europa.

La sicurezza alimentare finirebbe sotto il tappeto, nel nome del profitto di grandi multinazionali e di grandi imprese sovranazionali, le quali ritengono senza valore la territorialità, la qualità, la ricchezza di biodiversità, la tradizione secolare e le capacità di lavorazione di tanti cibi a denominazione oggi esistenti in Italia e nel Vecchio Continente.

Purtroppo, la Ue e la stessa Italia non hanno posizioni comuni e sono deboli nella contrattazione. Non riescono ai imporsi sui mercati mondiali. Il rischio è che si butti a mare una tradizione agricola millenaria nel nome del Dio denaro.

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