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Le Rubriche di PiacenzaSera - Economix

Economix: Italiani, un popolo di scrittori

Tra le tante stranezze del bel paese, abbiamo anche un primato particolare che riguarda la cultura. Pare che siamo un paese di letterati. Pare che ci siano più scrittori che lettori

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Italiani: un popolo di scrittori

Uno Stato che ha un alto livello culturale e che fa dell’istruzione e della lettura dei libri il suo punto di forza è meno disposto ad accettare la corruzione, è più attento nello scegliere le persone che hanno l’importante compito di gestire la cosa pubblica e le strategie economiche nazionali. Un Paese acculturato e che legge fa del principio di responsabilità personale e collettivo uno dei suoi principi fondamentali”, scriveva Gianni Riotta alcuni anni fa.

Un popolo di scrittori
Tra le tante stranezze del bel paese, abbiamo anche un primato particolare che riguarda la cultura. Pare che siamo un paese di letterati. Pare che ci siano più scrittori che lettori. Ed è un problema, la prima regola del marketing ci insegna che l’offerta non può mai superare la domanda. Giancarlo De Cataldo, scrittore, ci ricorda che la scrittura, la capacità di riportare su carta idee, concetti, immagini, racconti, proviene proprio dalla lettura. Non si può essere scrittori senza essere assidui lettori.

Fabio Geda, scrittore che collabora con vari quotidiani e settimanali, cita i dati pubblicati dall’Eurobarometro, secondo il quale “la media di chi scrive, in Italia, è meno della metà di quella europea. Non siamo un paese di lettori così come non siamo un paese di scrittori”.

Continua Geda, “piuttosto siamo un paese di gente che desidera pubblicare, questo sì. Gente convinta che ciò che ha scritto abbia le potenzialità di un bestseller e che una volta pubblicato con un qualche piccolo editore (magari a pagamento, giusto per soddisfare l’ego) s’adira perché il mondo non ha riconosciuto il suo talento”.

Chi pubblica
Già i talenti. Guardando i titoli che vengono pubblicati dalle principali case editrici italiane, non sembra proprio che il criterio adottato per selezionare gli autori sia il talento, ma piuttosto il sensazionalismo, la capacità di catturare l’attenzione del cliente/lettore, che non essendo un lettore, per l’appunto, basa la propria scelta su altri criteri che non sono proprio quelli tipici della letteratura. Forse gli stessi che confermano il successo di programmi televisivi quali “Uomini e donne”, “C’è posta per te”, “Ciao Darwin” ed altre amenità televisive.

Hanno pubblicato libri Pietro Maso, omicida reo confesso dei propri genitori, il grande calciatore Francesco Totti, che sembra abbia collezionato più prodotti editoriali che gol, tutti i comici dei vari programmi televisivi da Teo Teocoli a Luciana Litizzetto, fino a Giacomo Poretti e Giobbe Covatta (che pare abbia venduto più di un milione di copie), che, diciamocelo, i loro libri non fanno ridere, sono scritti male ed in fretta, ma vendono, e parecchio.

Bravissimi attori e comici, per carità, ma che non hanno niente a che vedere con la buona scrittura. Parola di lettore.

Ha pubblicato addirittura un libro Salvo Riina, figlio del boss della mafia Totò Riina, con tanto di presentazione ufficiale nel più grande e seguito salotto televisivo italiano: porta a porta. “Riina Family Life”, questo è il titolo, pare sia stato fortemente richiesto da molte librerie italiane, fino ad arrivare ad esaurire la prima edizione. Un libro che fornisce del Capo di cosa nostra un ritratto intimo, familiare, stridente con il ruolo criminale che egli ha avuto.
Un paese di santi, poeti, navigatori e scrittori, verrebbe da dire.

Il rapporto sullo stato dell’editoria in Italia
Secondo “il rapporto sullo stato dell’editoria in Italia”, pubblicato nel 2015 dall’AIE (Associazione Italiana Editori), mentre le grandi case editrici sono in crisi, sono i piccoli editori quelli che crescono, perché “esplorano nuovi generi e nuove letterature”. Purtroppo, il sospetto, che si tratti di quelli pocanzi citati, con Salvo Riina in testa (edito da Anordest).

In realtà dai piccoli editori si trovano titoli ed autori interessanti, che non raggiungeranno mai il grande pubblico e le vendite di Luciana Litizzetto, ma che rappresentano spesso un servizio per il territorio.

E’ il caso della Cooperativa sociale “Officine Gutenberg”, editore di PiacenzaSera.it (mi rendo conto di trovarmi in pieno conflitto d’interessi), che con le collane “I pescegatti”, “Instant Book” e le “Guide di PiacenzaSera.it” ha pubblicato, tra i tanti, titoli come “Le ricette delle razdore piacentine”, “Piacenza misteriosa” e “Rammento i bei giorni trascorsi”. Un approccio localistico di qualità che tratta temi ben più interessanti che non le solite freddure dei vari comici di turno.

La filiera editoriale sta attraversando un periodo di crisi, ma anche di trasformazione. I lettori sono diminuiti del 3,4% rispetto all’anno precedente, così come le copie cartacee vendute (- 6,4%) ed il fatturato (- 3,6%). Per contro è cresciuto l’export (+ 6,8%), l’editoria per ragazzi (+ 5,9%) ed il mercato digitale (addirittura + 26,7%). Purtroppo diminuisce anche il numero di lettori (-2,4% tra la popolazione adulta e – 17,7% tra i giovani nella fascia d’età 6 – 19).

La popolazione femminile legge più di quella maschile (48,6% contro il 34,5%). E questo ce lo immaginavamo. Secondo un’indagine dell’Istat del 2015 il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.

I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno.

Quali sono i Paesi dove si legge di più
L’ India, secondo un rapporto elaborato nel 2014 dal “NOP World Culture Score Index”, avente per oggetto la lettura nel mondo, risulta avere il primato dei lettori più assidui dell’intero pianeta: 10.42 ore di lettura a settimana. Seguono a ruota altri tre paesi asiatici, Tailandia, Cina e Filippine, rispettivamente con 9.4, 8.0 e 7.36 ore di lettura a settimana.

Francia ed Ungheria si posizionano rispettivamente al 9° e 10° posto con circa 6.5 ore. Meno bene va per Germania, USA ed Italia che, su un totale di 30 paesi, si posizionano rispettivamente al 22°, 23° e 24° posto con circa 5.4 ore di lettura a settimana.

Il report realizzato prendendo come base un campione formato da oltre 30mila persone residenti in ben 30 paesi di ogni parte del globo, ha dato una mappa indicativa sui paesi ove si legge di più, come evidenziato nel grafico che segue:

Che dire? Scrivere potrà essere anche fortemente appagante, ma che scriviamo a fare, se nessuno ci legge? Una soluzione ci sarebbe: trasferirsi in India, forse qualcuno disposto a leggere i nostri capolavori potremmo trovarlo.
 
Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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