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Ex discarica di Borgotrebbia, “Qui presto nasceranno 3mila alberi” foto

La visita a Borgotrebbia è stata l’atto finale del convegno di due giorni dedicato al Miglioramento del suolo (organizzato da Ecosistemi, Università cattolica, Comune e Provincia) che ha portato a Piacenza i massimi esperti italiani ed europei dello studio dei terreni. Purtroppo in Italia, è stato sottolineato, si parla tanto di agroalimentare, ma poco di recupero della terra e delle tecniche innovative che vengono sviluppate.

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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di “Ecosistemi” sulla ex discarica di Borgotrebbia (Piacenza).

La nota stampa – Dove prima c’era una discarica presto nasceranno 3.000 alberi tra aceri, querce e pioppi. La visita a Borgotrebbia è stata l’atto finale del convegno di due giorni dedicato al Miglioramento del suolo (organizzato da Ecosistemi, Università cattolica, Comune e Provincia) che ha portato a Piacenza i massimi esperti italiani ed europei dello studio dei terreni. Purtroppo in Italia, è stato sottolineato, si parla tanto di agroalimentare, ma poco di recupero della terra e delle tecniche innovative che vengono sviluppate.

La tecnologia piacentina di Ecosistemi, oltre ad aver suscitato grande interesse, è stata anche toccata con mano dal gruppo di studiosi che si sono recati a Borgotrebbia. Guidati da Paolo Manfredi, biologo e fondatore di Ecosistemi, i docenti universitari, ricercatori e tecnici della Regione, hanno visto l’area di 20 ettari che fra un anno tornerà a nuova vita. In seguito, il gruppo ha anche visitato i laboratori di Ecosistemi a Gariga. Manfredi ha anche ottenuto un riconoscimento internazionale, con l’invito del docente di Agronomia, Rok Mihelic, a parlare della tecnologia di Ecosistemi all’Università di Lubiana (Slovenia).

I primi benefici della tecnologia piacentina per il ripristino dei suoli sono visibili a occhio nudo. Sopra il terreno di copertura di quella che fu la discarica di Piacenza fra gli Anni 70 e il 1985, quando venne chiusa, è nata una folta vegetazione spontanea. Nelle aree vicine, non trattate, invece la vegetazione è molto bassa. La terra è friabile e, grazie ai nutrienti e alla tecnica chimico-fisica brevettata da Manfredi, è in grado di trattenere più acqua e ha fatto nascere nella zona una grandissima biodiversità.
A spiegare il trattamento e i risultati ottenuti, insieme con Manfredi c’era anche Chiara Cassinari, ricercatore dell’Università Cattolica piacentina che collabora al progetto New Life di Ecosistemi, finanziato dalla Ue.

Nella mattinata si è svolta, invece, la seconda giornata del convegno, a Palazzo Farnese. Tra i relatori, anche Massimo Fagnano, dell’Università Federico II di Napoli. Il professore ha illustrato il recupero, in Campania, di suoli degradati e inquinati da politiche scellerate o dalla camorra. Usando agenti microbiologici e batteri sono stati ottenuti risultati positivi in terreni inquinati da idrocarburi e metalli pesanti (piombo, cromo esavalente). E anche qui, alla fine, sono state messe a dimora piante che contribuiranno alla rigenerazione del suolo dando garanzie all’agricoltura e quindi alla catena alimentare. Il docente e il suo gruppo di studio utilizzeranno questa tecnica anche per il tentativo di risanamento della “terra dei fuochi”.
Alla sessione mattutina, sono intervenuti anche Grazia Masciandaro (CNR), Edoardo Costantini (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria), Raffaella Mossotti (CNR), Marco Montanari (Regione Emilia Romagna, che ha presentato il progetto per la riduzione delle emissioni di gas serra da parte dei sistemi agricoli regionali).

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