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Glifosato, parla l’esperto: “Sicuro in agricoltura, ridurre l’uso ‘improprio'”

Glifosato sì o glifosato no? In questi giorni sono tanti i mezzi di informazione che si occupano della sostanza diserbante più venduta al mondo e della sua presunta azione cancerogena sull'uomo

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Glifosato sì o glifosato no? In questi giorni sono tanti i mezzi di informazione che si occupano della sostanza diserbante più venduta al mondo e della sua presunta azione cancerogena sull’uomo. Una questione non da poco, visto che il glifosato è assai diffuso non solo in ambito agricolo, ma anche utilizzato per debellare le erbacce in spazi pubblici e privati, come strade e giardini.

Sul glifosato sono stati espressi pareri discordi: da un lato la Iarc, l’agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro, che un anno fa ha inserito la sostanza nel gruppo 2A, quello delle sostanze ‘probabilmente cancerogene’, lo stesso delle carni rosse; dall’altro, secondo l’Oms e la Fao, chiamate a valutare periodicamente la pericolosità d queste sostanze, la sostanza non è da considerarsi pericolosa, dato che “è improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo”.

Contro il parere dell’Iarc si è espressa anche l’Efsa di Parma, l’autorità europea sugli alimentari, secondo cui invece il pesticida è sicuro. Lo scontro è particolarmente delicato in Europa, dove diversi ministri hanno chiesto di non rinnovare l’autorizzazione all’uso. Una decisione della Commissione, che probabilmente rinnoverà ma per un tempo limitato, è attesa proprio questa settimana.

Abbiamo chiesto al professor Marco Trevisan, docente di Chimica Agraria all’Università Cattolica di Piacenza, Facoltà di Agraria, un aiuto a capire se il glifosato costituisca un rischio concreto per la salute, oppure no. “L’utilizzo di questa sostanza, un diserbante totale – spiega Trevisan – che si è diffuso dai primi anni ’80, è positivo in agricoltura perchè è da ritenersi sicuro, lo dimostrano tutti gli studi condotti in maniera appropriata. Anzi, se venisse bandita una sostanza come il glifosato, se ne potrebbero diffondere altre ben più dannose, ricordiamo che l’impiego della chimica in campo agricolo è fondamentale, ci ha permesso di compiere grandi passi in avanti nel settore”. 

“Ritengo invece che si possa ridimensionare il suo utilizzo – aggiunge – per gli scopi non agricoli, per evitare un’eccessiva concentrazione in spazi ridotti”. Ma che cosa è esattamente il glifosato? “E’ una molecola disseccante ed erbicida – precisa Trevisan – il cui utilizzo è cominciato nei primi anni ’80, la sua molecola ha un meccanismo di azione estremamente specifico solo sui vegetali e non sugli animali, ed è stato prodotto per tanti anni per diserbare giardini. Il boom di vendite si è verificato a seguito della messa in circolazione delle piante Ogm geneticamente modiicate e quindi resistenti alla sua azione, che ne ha fatto un diserbante selettivo assai efficace. Viene impiegato parecchio anche nell’ambito dell’agricoltura conservativa”.

“Alcune meta analisi – conclude Trevisan – che hanno messo insieme diversi studi condotti nell’arco degli ultimi anni, hanno portato a inserire il glifosato fra le sostanze potenzialmente cancerogene. Ma non tutti gli studi presi in considerazione sono stati svolti in maniera corretta, valutando dosaggi plausibili, per questo io mi fido dei giudizi di Efsa e Oms, secondo cui continuano a non esserci rischi nel suo utilizzo”. 

 

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