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“Ho avuto il sangue freddo di sparare”: al Tg1 l’ex questore Germanà premiato foto

Una vita spesa nella polizia di stato e nella lotta alla mafia: oggi, Calogero Germanà, verrà insignito della medaglia d'oro al valor civile.  L'ex questore di Piacenza, ricorda l'attentato a cui scampò nel 1992 ai microfoni del Tg1.

Una vita spesa nella polizia di stato e nella lotta alla mafia: il 25 maggio l’ex questore di Piacenza, Calogero Germanà, è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile, onorificenza concessa dalla Repubblica per “premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e segnalarne gli autori come degni di pubblico onore”. Per il SERVIZIO del Tg1 clicca qui (minuto 22′ 59″ – minuto 24′ 44″)

“Sono contento, ma non sono diverso dagli altri – ha raccontato Germanà ai microfoni di Raiuno -, siccome sono rimasto in vita, vuol dire che questo era il mio destino.”

L’onoreficenza è stata consegnata nelle mani di Calogero Germanà dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di una cerimonia alla Caserma Savoia di via Castro Pretorio a Roma. Presenti anche il Ministro dell’Interno Angelino Alfano e l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, che nei giorni scorsi aveva comunicato allo stesso Germanà la concessione del prestigioso riconoscimento da parte dello Stato.

Nelle prossime settimane verrà organizzato un evento anche a Piacenza per celebrare l’ex questore. 

Germanà è il dirigente del commissariato di polizia a Mazara Del Vallo (Trapani) che 24 anni fa ha guardato negli occhi il boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, uno dei tre killer del commando mafioso, mandato da Totò Riina, che il 14 settembre del ’92 cercò di ucciderlo.

“Si sporge dal finestrino con il fucile e spara, – racconta l’ex questore al giornalista del Tg1 – mi colpisce di striscio. Io ho il sangue freddo di scendere dalla macchina, di prendere la pistola e sparare, quindi li blocco.”

Dopo quegli spari Germanà scende dall’auto e fugge verso la spiaggia. “Fanno di nuovo inversione di marcia e invece di sparare a colpo singolo, iniziano a sparare a raffica.” Il commando, composto da Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano e Leoluca Bagarella, lo manca ancora e lui riesce a sopravvivere.

Tempo prima del fallito attentato, Germanà aveva interrogato Messina Denaro e oggi è uno dei pochi a poter raccontare il boss: “In Sicilia si dice un tipo fermo, che non si scompone, che non indietreggia. Non era molto loquace, aspettava prima la domanda…”

Da 23 anni latitante, il capo di Cosa Nostra Messina Denaro è ricercato per le stragi del ’92 e del ’93. “Secondo me farebbe bene a costituirsi – conclude l’ex questore di Piacenza. 

 Calogero Germanà è entrato nella polizia nel 1979: nell’84 diventa dirigente del commissariato di Mazara del Vallo, ruolo che riveste fino al 1987, quando viene nominato capo della squadra mobile di Trapani. In quegli anni lavora a fianco del magistrato Paolo Borsellino, impegnato nella lotta a Cosa nostra.  
 
Nel settembre del ’92, dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio, Germanà è vittima di un agguato– ordinato dal boss Totò Riina – da cui riesce però a sfuggire, restando ferito. Diverse le operazioni di polizia giudiziaria da lui dirette, fra cui quella della “Uno bianca”, il sequestro Soffiantini, e, nel 1994, una in collaborazione con l’FBI, conclusasi con la cattura in Italia e negli USA di oltre 100 mafiosi, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti.

Negli anni successivi lavora nelle questure di Enna, Agrigento eTrapani, oltre che alla direzione nazionale antimafia.  Nel 2011 arriva a Piacenza, dove assume l’incarico di questore, ruolo che ricopre per quattro anni, fino al 2015. Sempre nel 2011, è premiato con la “Campana della Legalità”. 

 

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