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“La nostra carne è di qualità, serve etichettatura chiara”

"L'intervento del consorzio "La Carne che Piace": "Si vuole cancellare la storia del nostro cibo, non possiamo permettere che qualcuno, lavorando per un grande McDonald mondiale, ci privi della nostra sovranità alimentare"

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Pubblichiamo l’intervento del consorzio “La Carne che Piace” in merito agli accordi del trattato Ttip e sulla qualità dei prodotti

IL TESTO – Si stanno delineando i contorni degli accordi previsti dal Ttip (Transaltantic Trade and Investiment Agreement). Come temevamo, l’agricoltura italiana e in particolare la zootecnia padana devono prepararsi a subire un ulteriore pesantissimo attacco.

Il Ttip altro non è che un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”). Abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

Purtroppo il trattato prevede che regole ,caratteristiche e priorità, non vengano più determinate dai governi con sistemi democratici, ma modellate da potentissimi organismi sovranazionali in funzione delle esigenze e del volere delle multinazionali. Purtroppo gli errori del passato non sono serviti a niente e si persevera nella stessa direzione.

Ci preoccupa fortemente il fatto che le regole siano dettate dall’attività di lobby che sta dietro a questo trattato. Non possiamo permetterci di vedere globalizzato tutto, altrimenti vince il prezzo e non la qualità. Vincono i grossi colossi del food che mirano solo al profitto, puntando tutto sulla delocalizzazione e la corsa al ribasso, penalizzando l’ occupazione e soprattutto la salute del consumatore.

Se Europa e Stati Uniti firmano il Ttip la nostra zootecnia è destinata definitivamente a soccombere e con essa tutto l’indotto. A metà dicembre, l’allarme dell’Oms che con modalità comunicative a dir poco sconcertanti ha lanciato l’equazione carne uguale tumore. L’ ennesima bufala, l’ennesima caccia alle streghe smentita nei giorni successivi da fior di studiosi.

I dati si basavano su studi condotti dall’ Iarc a partire da carni e insaccati prodotti da animali allevati negli Stati Uniti. Oltreoceano è ancora permesso l’utilizzo di ormoni e di farmaci che in Italia sono proibiti da trent’anni. La coppa piacentina non è l’hot-dog .L’Oms parla espressamente di affumicatura killer.

Assaggino i salumi piacentini, trasformati solo con il sale e stagionati naturalmente. Due giorni dopo, cogliendo abilmente l’assist fatto dall’Oms i burocrati della commissione di Bruxelles d’accordo con le multinazionali, hanno sdoganato l’utilizzo di grilli, carne di coccodrillo e alghe per la preparazione degli alimenti.

Chi vuole mangiare insetti e vermi è libero di farlo, ci mancherebbe, il consumatore però non deve essere spinto verso l’utilizzo di questi prodotti associando l’immagine di una costata o della pancetta a quella dei tumori. La nostra carne, i nostri insaccati privilegiano la qualità, il gusto, la sicurezza alimentare in quanto sono prodotti da animali nutriti con particolare attenzione, controllati in modo quasi maniacale e tutti i vari passaggi sono tracciati e trasparenti.

Peccato che l’Europa, osannata dalle reti coop e dalla grande distribuzione organizzata non permetta di avere un’etichettatura chiara che indichi da dove arriva il cibo, come sia stato trattato e di conseguenza quali possano i riflessi sulla salute del consumatore.

Si vuole cancellare la storia del nostro cibo, dobbiamo assolutamente opporci a tutto ciò. Non possiamo permettere che qualcuno, sensibile solo al dio denaro, lavorando per un grande McDonald mondiale, ci privi della nostra sovranità alimentare.

Non si può solo sperare che non si arrivi alla conclusione dell’ accordo Ttip perchè Obama è in chiusura di mandato. Siamo convinti che la nostra carne, i nostri salumi debbano essere identificati da una etichettatura chiara, inequivocabile, che permetta al consumatore di scegliere senza ombra di ogni legittimo dubbio, conoscendo l’esatta provenienza di ciò che si appresta a mangiare.

I francesi l’hanno ottenuta seppur in via sperimentale per le loro carni bovine e suine. Anche in Italia serve una operazione verità sulla nostra carne e i suoi primati qualitativi, per aiutare con equilibrio e buonsenso a fare scelte di acquisto consapevoli.

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