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Referendum Costituzione, a Piacenza nasce il Comitato per il No

"Non siamo contrari a modifiche della Carta Costituzionale - dicono - ma non con queste modalità. Va bene superare il bicameralismo perfetto, ma diciamo no a questo bicameralismo pasticciato. Il vero tema da porre è come riportare invece gli elettori alle urne"

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E’ nato anche a Piacenza, come in molte altre città italiane, il comitato per il no, relativo al referendum sulle modifiche della Costituzione.

Il comitato aderisce al “Coordinamento Democrazia Costituzionale “, associazione nazionale che ha l’obiettivo di difendere e valorizzare i principi della democrazia e della Costituzione nata dalla Resistenza.

Come è noto, nelle scorse settimane il ddl Boschi è stato approvato dalla Camera e ora spetta ai cittadini decidere sull’entrata in vigore della riforma. Il referendum confermativo dovrebbe tenersi a ottobre.

Questo strumento di consultazione, detto anche referendum costituzionale o sospensivo, prescinde dal raggiungimento del quorum, e i cittadini saranno pertanto chiamati a confermare o a non confermare le modifiche costituzionali contenute nel ddl Boschi. 

La battaglia referendaria si intreccia, secondo il comitato per il No, con l’abrogazione di 2 norme dell’Italicum (premio di maggioranza e liste bloccate), e per questo anche a Piacenza sono in programma iniziative di sensibilizzazione e di raccolta firme con banchetti sotto il palazzo Ina al mercoledì e al sabato. 

Il comitato per il No di Piacenza raccoglie semplici cittadini, esponenti della società civile e studenti, ma anche rappresentanti di forze politiche. Due i portavoce scelti dal gruppo: Emilia Urbinati e lo studente Davide Ramelli. Hanno inoltre aderito Anpi (come è già avvenuto a livello nazionale), Roberto Montanari di Rifondazione Comunista, Daniele Bosoni di Possibile, l’ex primario Rodolfo Canaletti, l’ex senatore Pierluigi Petrini, Vittorio Melandri. 

Il comitato vuole contrastare gli effetti che si avrebbero sulla democrazia italiana: troppo potere accordato al presidente del consiglio e verrebbe meno, di fatto, anche la possibilità di poter scegliere i propri rappresentanti in parlamento.

“Non siamo contrari a modifiche della Carta Costituzionale – dicono – ma non con queste modalità. Va bene superare il bicameralismo perfetto, ma diciamo no a questo bicameralismo pasticciato. Il vero tema da porre è come riportare invece gli elettori alle urne”. 

 

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