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Spaccio, armi e prostituzione: sgominata la banda FOTO  foto

Gli stranieri, tutti residenti da anni in città e di età compresa tra i 23 e i 36 anni, sono accusati di gestire un importante traffico di droga, in particolare cocaina e marijuana, importata dalla zona di Milano.

Spaccio di cocaina, armi e prostituzione: queste le attività di una banda che operava a Piacenza composta da 5 giovani albanesi, finiti in carcere nel corso dell’operazione dei carabinieri denominata “Matrix”.

Il gruppo è composto da due fratelli, un loro cugino e due amici, tutti residenti da anni in città e di età compresa tra i 23 e i 36 anni, tutti accusati di gestire un importante traffico di droga, in particolare cocaina e marijuana, importata dalla zona di Milano e poi “smerciata” nella nostra città.

Gli stranieri erano arrivati in Italia ancora minorenni ed erano stati affidati, così come prevede l’iter, ai servizi sociali. Una volta compiuti i 18 anni e divenuti quindi autonomi, si sono introdotti nel traffico illecito, come ha spiegato in conferenza stampa il procuratore Salvatore Cappelleri.

Nell’abitazione di uno degli spacciatori è stata trovata una pistola calibro 765, priva di canna, mentre ad un altro componente della banda è stato contestato il reato di favoreggiamento della prostituzione, una volta accertato che “gestiva” anche due lucciole, la prima di origine romena e la seconda di origine italiana. Ma la fonte di sostentamento della banda era principalmente il traffico di cocaina: gli stessi investigatori, nel corso degli accertamenti, avevano sequestrato agli albanesi 50 grammi di “polvera bianca” pura al 90% che, una volta tagliata, avrebbe prodotto oltre 100 dosi di cocaina pronta ad essere immessa sul mercato, probabilmente per mano di altri pusher alle dipendenze del gruppo di albanesi. 

L’intervento dei militari è scattato nei giorni scorsi all’alba a Piacenza e a Cervia, dove uno dei componenti del gruppo si era nel frattempo trasferito. Le indagini, scattate a marzo 2015 sono state particolarmente complesse, vista l’attenzione e la grande cautela con cui si muovevano i soggetti. Temendo di essere intercettati evitavano infatti di scambiarsi informazioni al telefono o addirittura di parlare mentre si trovavano in auto.

E’ stato quindi necessario attivare una lunga serie di appostamenti e pedinamenti, compiuti dall’aliquota operativa, per riuscire a raccogliere informazioni sufficienti sull’attività illecita gestita dalla banda.Tutti i componenti sono ora reclusi al carcere delle Novate; le indagini proseguono.

L’INTERVISTA AL PROCURATORE CAPPELLERI
 

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