Spopolamento delle montagne, Zanardi (FI): “Problema da affrontare concretamente”

Purtroppo, per scelte di politica nazionale, le risorse attribuite e nella disponibilità degli enti locali sono sempre più scarse, impedendo un'affidabile programmazione di interventi sul territorio e una seria progettualità – spesso, si è costretti a limitarsi alla gestione meramente ordinaria

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della consigliera provinciale Gloria Zanardi (FI) sul problema dello spopolamento della montagna.

Il comunicato – Dalla verifica dei dati in ordine all’evoluzione demografica della Provincia di Piacenza, dall’anno 2014 all’anno 2015, emerge un significativo calo della popolazione. 

In particolare, vorrei soffermarmi sulle indicazioni demografiche relative alle zone di montagna, ove, a parte rare eccezioni, il calo degli abitanti diventa ancora più rilevante, soprattutto nei paesi dell’alta Val Trebbia (es. Cerignale -7,3; Ottone -4,6; Cortebrugnatella -3,9) e, purtroppo, il trend negativo non sembra, in prospettiva, arrestarsi.

Lo spopolamento delle nostre montagne è un problema che va affrontato concretamente, sia da parte delle amministrazioni locali, che devono fare sentire la loro voce, ma, soprattutto, da parte della regione e, ancora di più, dallo stato, entrambi dovrebbero adottare provvedimenti pragmatici al fine di arginare questa tendenza sfavorevole. 

Ad oggi, non sono mai state attuate, a livello nazionale, politiche della montagna realmente incisive e che possano portare allo sviluppo progressivo di queste zone, nonostante la maggiore facilità, almeno potenziale, rispetto al passato, di realizzare infrastrutture viabilistiche che ne rendano più agevole il raggiungimento e l’evoluzione delle comunicazioni.

Purtroppo, per scelte di politica nazionale, le risorse attribuite e nella disponibilità degli enti locali sono sempre più scarse, impedendo un’affidabile programmazione di interventi sul territorio e una seria progettualità – spesso, si è costretti a limitarsi alla gestione meramente ordinaria.

L’unica prospettiva ipotizzabile sarebbe quella della fusione tra i piccoli comuni montani. Io ho sempre manifestato la mia disponibilità a riflettere su tale eventualità, tuttavia ritengo che, nel caso, la fusione debba essere una scelta consapevole e convinta da parte dei comuni e non solo uno strumento per arraffare i soldi per la sopravvivenza del territorio. 

Occorre una visione maggiormente lungimirante e, soprattutto, occorrono azioni concrete. Non bisogna sottovalutare l’importanza di questa questione; i comuni montani e le loro popolazioni hanno segnato la storia del nostro paese e sono una risorsa irrinunciabile dal punto di vista turistico, agricolo e culturale, che va tutelata e valorizzata. 

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