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Terrorismo e Islam, Alfano in Cattolica “Separare chi prega da chi spara” foto

 "La nostra linea è quella di riconoscere il diritto al culto, molto diverso dal diritto all'odio; nelle preghiere non può esserci alcuno spazio alla violenza". Parla Il ministro dell'Interno ospite della tavola rotonda alla sede piacentina dell'università Cattolica per presentare il suo ultimo libro. 

“I muri nella storia hanno solo portato al declino, quando si parla di islam occorre separare chi prega da chi spara”. Così Angelino Alfano, Ministro dell’Interno e laureato in Giurisprudenza alla Cattolica, ospite dell’università di Piacenza, ha presentato il suo libro “Chi ha paura non è libero. La nostra guerra contro il terrore”, nell’ambito di una tavola rotonda promossa dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza, con il Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza e con il Dipartimento di Scienze giuridiche.

A salutare il Ministro le autorità cittadine, il prefetto Anna Palombi, il questore Salvatore Arena, il comandante dell’Arma Corrado Scattaretico e il Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, accompagnata dal piccolo Pietro.
 
“La paura di cui parlo nel mio libro è quella di perdere la propria libertà. I terroristi – dice il Ministro Alfano – non hanno solo obiettivi sensibili da colpire, ma mirano a privarci dei luoghi che fanno parte della nostra vita quotidiana. Si risponde a questo con azioni militari. legislative ma anche culturali”. E sulla rivolta nel carcere di Piacenza, Alfano ha ribadito che la situazione nelle carceri è costantemente monitorata dal Ministero.

In apertura dell’incontro in Cattolica a Piacenza il saluto del rettore Franco Anelli: ‘Grazie al ministro Alfano per il suo libro che è una sorta di diario di una generazione, che offre risposte a chi non ha vissuto la guerra e si deve confrontare con una diffusa insicurezza. Una riflessione sui valori fondativi della nostra società’.

Anna Maria Fellegara preside di Giurisprudenza ha portato il saluto della facoltà, mentre il professor Antonio Albanese ha ricordato la coincidenza con il 38esimo anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro e con la giornata dedicata alle vittime del terrorismo.

La situazione dei flussi migratori è stata al centro delle riflessioni del professor Antonio Chizzoniti: “La presenza islamica in Italia – ha affermato citando il libro di Alfano – comporta la necessità di aiutare chi prega, per questo occorre rivedere le norme di tutela della libertà religiosa nel caso della frammentata realtà dell’Islam italiano, anche se vi sono le esperienze positive delle consulte con le comunità islamiche a livello nazionale, questo rapporto va articolato su base locale con un ruolo di raccordo dei prefetti per incentivare la coesione e la condivisione dei diritti”.

Salvatore Mazzamuto, docente di diritto e consigliere del Ministero dell’interno ha commentato così il libro: ‘il terrorismo di giorni nostri è un terrorismo politico e non dobbiamo cadere nell’errore di condannare l’intero Islam, la violenza nasce in un’area dove vivono musulmani arretrati, ma noi dobbiamo prestare attenzione a non criminalizzare gli islamici che vivono in Europa; aiutiamoli a vivere in una condizione religiosa accettabile, qui dobbiamo fare qualche passo avanti’.

Di rilievo anche l’intervento del professor Dino Rinoldi, docente di diritto internazionale, che ha fatto riferimento alla “dannosità” sul piano giuridico del reato di immigrazione clandestina e alla necessità di introdurre nell’ordinamento giuridico italiano il reato di tortura. 

ALFANO: “LA CONOSCENZA PER CAPIRE IL NOSTRO NEMICO” – Lo stesso ministro Alfano, davanti alla platea composta dalle autorità ma anche di tanti studenti, ha chiarito il proposito del suo volume: “Ho voluto scrivere di qualcosa ‘di cui mi sono occupato direttamente; viviamo nel tempo della più grande insidia alla sicurezza mondiale da parte del terrorismo e nel tempo del maggiore esodo di migranti e far circolare idee è un modo di aumentare la consapevolezza. La conoscenza ci rende più forti e più liberi, e permette anche di capire il tipo di nemico che abbiano davanti’.

‘Il califfato di Al Baghdadi – prosegue Alfano – ha una base giuridica religiosa con ambizioni, soldi e uomini con obiettivi di espansione; la loro peculiarità è l’ambizione di farsi Stato con risorse economiche, una sorta di Pil del terrore basato sui pozzi petroliferi di Saddam, sul mercimonio delle opere d’arte e anche sul prelievo di tasse e sull’erogazione di servizi alla popolazione.

TERRORISMO: “NON C’E’ UN PAESE A RISCHIO ZERO” – Poi c’è il reclutamento che avviene attraverso i canali moderni del web, un reclutamento indiscriminato che promette un ritorno ai principi originari dell’Islam, la purificazione in nome di Dio. Il contrasto a questo tipo di proselitismo individuale che avviene con un contatto diretto non è facile come il contrasto a organizzazioni complesse. Il loro obiettivo è l’attacco all’Occidente: Boston, Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, la Costa d’Avorio, la Tunisia ci insegnano che siamo in presenza di modalità di aggressione del tutto nuove, attraverso guerre asimmetriche e non dichiarate; oggi non c’è un paese a rischio zero.”

“La risposta non può essere che composita – aggiunge il ministro – una risposta militare e una legislativa, come il decreto che abbiamo licenziato lo scorso anno, la risposta di prevenzione e di polizia e la risposta culturale. L’Italia finora è stata risparmiata anche perché  abbiamo lavorato con perquisizioni e controlli capillari con decine e decine di espulsioni. La prevenzione è stata fondamentale ma il paradosso è che non si vede, poichè la sua efficacia consiste nell’evitare che i fatti avvengano.”

“La risposta culturale è altrettanto importante – conclude Alfano – la nostra linea è quella di riconoscere il diritto al culto che ovviamente è qualcosa di molto diverso dal diritto all’odio; nelle preghiere non può esserci alcuno spazio alla violenza”.

SUI PROFUGHI: “ITALIA DALLA PARTE GIUSTA DELLA STORIA” – E infine un riferimento alla vicenda dei profughi: “In Italia sono stati finora accolti 120 mila migranti, nella sola Germania nel 2015 ne sono arrivati 1 milione e 200 mila. La linea dell’accoglienza ha portato l’Italia a schierarsi dalla parte giusta della storia. Ma dobbiamo ricordare che Lampedusa e il mare sono la frontiera dell’Europa e non solo dell’Italia. La vicenda dei profughi ci insegna che l’Europa non si crea soltanto con la moneta, ma occorre un senso comune di appartenenza che ancora non c’è”.

Al termine della tavola rotonda si terrà la consegna delle 16 borse di studio bandite dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, della borsa di studio avvocato Giuseppe Gardi e delle 2 borse di studio bandite in memoria della sig.ra Emanuela Castellina

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