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Umani e umanoidi, partita la rassegna di Confagricoltura e Agriturist foto

Giorgio Metta a Boschi Celati apre la rassegna di Confagricoltura Piacenza e Agriturist 

“La scienza è dispensatrice di speranza – ha detto Michele Lodigiani presentando il settimo ciclo d’incontri “A cena con la scienza” che ha preso il via venerdì 29 aprile all’Agriturismo Boschi Celati di Fossadello di Caorso (Piacenza).

“Il futuro fa paura a molti, ma la paura tendenzialmente induce a scelte irrazionali e spesso è anche terreno di coltura per conflitti. La preoccupazione, invece, ne è l’opposto. Etimologicamente “preoccupazione” significa occuparsene prima ed è ciò che si cerca di fare all’Istituto Italiano di Tecnologia, dove propongono soluzione per problemi che a volte non sappiamo ancora di avere”.

Ad affascinare la numerosa platea di intervenuti ci ha pensato Giorgio Metta, vice direttore scientifico del prestigioso Istituto e direttore del “iCub Facility”, riferimento mondiale nel settore della robotica e “papà” di ICub: l’umanoide più diffuso al mondo. 1450 ricercatori di cui il 30% stranieri ed un restante 17% di cervelli in fuga rientrati in Italia: ingegneri, informatici, biologi, psicologi e poi un network di team costituiti da una cinquantina di studiosi ciascuno nelle università più prestigiose del mondo: su tanto può contare la struttura che ha sede a Genova e si sviluppa su 30.000 metri quadrati di laboratori. Un’eccellenza italiana dove nanoscienze, neuroscienze e robotica vengono declinate in vari modi.

“La parte più interdisciplinare della robotica riguarda l’interfaccia tra uomo e macchina – ha spiegato Metta –  si occupa di rendere i robot più sicuri e semplici da utilizzare. C’è tutto un settore della robotica che si occupa di riabilitazione, in questo campo è attualmente in fase avanzata il progetto di una mano robotica in grado di riprodurre sino all’85% dei movimenti. Abbiamo realizzato un esoscheletro in grado di sostenere le persone con difficoltà ambulatorie. La particolarità di questi ausili è che sono in grado di eseguire ciò che il paziente indica acquisendo i comandi da movimenti residuali o altri imput: l’intelligenza è quella dell’uomo. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale, invece, vanno dalla pianta robotica fino all’umanoide gigante.  Il plantoide mette radici per misurare parametri ambientali, si alimenta a energia solare, è in grado di connettersi con altri plantoidi ed insieme possono elaborare dati aggregati. C’è poi un robot quadrupede, una sorta di capra bionica, capace di portare aiuto in situazioni di disastro. L’umanoide gigante, infine, può essere comandato a distanza per intervenire in ambienti contaminati o a rischio di crollo”. 

La parte più affascinante della ricerca di Giorgio Metta si svolge, tuttavia, nel campo dei sistemi bioispirati e della robotica umanoide, con particolare riferimento alla progettazione di macchine che possano imparare dall’esperienza, sull’argomento ha pubblicato anche il libro “Umani e Umanoidi” e al pubblico ha mostrato filmati sui suoi esperimenti.

ICub, l’umanoide a cui il suo staff sta dedicando le ricerche da qualche anno, oggi è in grado di percepire una spinta e controbilanciare il movimento: per consentigli di fare questo è stata brevettata una pelle artificiale, di cui è ricoperto, che attraverso i sensori avverte il contatto; apprende e memorizza le differenze tra gli oggetti.

“Un modo per consentire ai robot di apprendere più velocemente, dato che questo passaggio oggi è particolarmente laborioso – ha spiegato Metta – potrebbe essere quello di far condividere loro le esperienze. Il loro cervello, ora, sono i server, mettendo questi in rete aumenteranno le performance”.  Quanto tempo impiegheranno i robot per affiancarci nel disbrigo delle faccende domestiche, con la semplicità con cui oggi mandiamo un messaggio WhatsApp invece di spedire una lettera? Non lo sappiamo, forse 25/30 anni. 

Gli incontri proseguiranno venerdì 13 maggio, all’Agriturismo La Tosa di Vigolzone, in cui è in programma una serata sull’agricoltura e la storia con Luigi Mariani, direttore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e docente di Storia dell’Agricoltura presso la facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano. Per partecipare è necessario prenotarsi direttamente in agriturismo.
 

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