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Unioni civili, ok alla legge. “Non è perfetta, ma un passo avanti di civiltà”

Via libera della Camera al disegno di legge sulle unioni civili. L'assessora Piroli: "Una mediazione che permette una svolta nel riconoscimento del principio di uguaglianza nei diritti e nei doveri delle unioni tra eterosessuali e tra omosessuali

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Dopo ore di polemiche è arrivato il definitivo via libera della Camera al disegno di legge sulle unioni civili con 372 sì, 51 no e 99 astenuti. In precedenza il disegno di legge aveva incassato la fiducia posta dal governo, con 369 sì, 193 no e 2 astenuti.

L’ASSESSORE PIROLI: “UNA LEGGE DI CIVILTA'” – Il commento dell’assessore alle pari opportunità del comune di Piacenza Giulia Piroli: “Finalmente il nostro Paese, fanalino di coda in Europa, arriva a dotarsi di una legge più saggia ed umana. Certamente avrebbe potuto essere più coraggiosa ma per l’Italia è già un bel passo in avanti nel campo dei diritti civili. Una mediazione che permette una svolta nel riconoscimento del principio di uguaglianza nei diritti e nei doveri delle unioni tra eterosessuali e tra omosessuali”.

“Penso in particolare a tutti coloro che finalmente avranno il diritto di poter assistere il proprio compagno o compagna nella malattia ed anche il dovere di non lasciarli soli. Una legge di civiltà”.

LE TESTIMONIANZE – “Sono un omosessuale felice che da 25 anni ha accettato la propria sessualità – racconta Roberto Dassoni – i miei familiari e amici ne sono a conoscenza, ho vissuto all’estero: questo dibattito scaturito dalle unioni civili mi fa scontrare con una realtà di vera discriminazione che non ritrovo nella mia vita di tutti i giorni”.

“La legge Cirinnà non è perfetta: è molto riduttivo ridurre la discussione attorno a una parola. Se tutte le forme di amore sono uguali, perché non può esserlo la parola che ne l’unione, e cioè matrimonio? Non è una convenzione, è sostanza. Si tratta comunque di un passo in avanti enorme, il mio auspicio è che, come è accaduto in altri Paesi, dalle unioni civili si possa arrivare a chiamare le cose con il loro vero nome: matrimonio”.

“Spero inoltre che questa legge faccia riflettere anche gli omosessuali, soprattutto giovani, sull’amore. Il nostro è un mondo in cui esiste promiscuità, in cui si vivono i sentimenti sull’onda del momento, da eterni ragazzini perché non ci possiamo assumere le nostre responsabilità”. “Invece – conclude – io credo che siano le leggi a creare la società e a creare comportamenti diversi. Con le unioni civili spero in un amore anche più civile e responsabile”.

“Ho trascorso metà della mia vita a nascondermi, adesso non ne ho più voglia – ci spiega Carla -. Io e la mia compagna stiamo insieme da 6 anni, per me è la mia famiglia, insieme a mia madre e ai suoi genitori, e non appena sarà possibile andremo ad iscriverci al registro delle unioni civili”.

“La legge Cirinnà? Meglio di niente. E’ un peccato che non sia passata per intero: ci sono anche i bambini da tutelare. Non si vuole prendere in considerazione il fatto che le coppie omosessuali hanno già figli, bambini nati magari anche da relazioni precedenti, eterosessuali. Se io avessi avuto un figlio, di sicuro avrei voluto che alla mia compagna fosse stato concesso di prendersene cura, di concerto con il padre”.

“Durante il dibattito che ha accompagnato l’approvazione della legge noi omosessuali siamo stati dipinti come dei mostri: invece siamo delle persone normalissime. La mia compagna ha assistito mia madre durante un lungo ricovero in ospedale, anche di notte …”.

SABATO UN CORTEO CONTRO LE DISCRIMINAZIONI – “Finalmente anche l’Italia può contare su una Legge che regolamenta le convivenze e le Unioni Civili fra persone dello stesso sesso. Sicuramente si tratta di un importante passo avanti, anche se tutti auspichiamo che la situazione possa presto allinearsi al 100% con quella delle nazioni più progredite, che equiparano completamente i diritti (e i doveri) delle unioni omosessuali a quelli di tutti gli altri cittadini”.

E’ il commento di Arcigay Piacenza, che annuncia un corteo in programma sabato 14 maggio alle 15, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la transfobia, “per dire no alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere anche nella nostra città e di solidarietà per le vittime di questa discriminazione”.

La partenza è prevista presso il Pubblico Passeggio, incrocio corso Vittorio Emanuele II, l’arrivo sarà in Piazza S.Antonino, dove verrà allestito un presidio e dove si terranno gli interventi dei rappresentanti delle associazioni. Le associazioni organizzatrici sono: UDS (Unione degli Studenti), Amnesty Inernational, Agedo (Associazione GEnitori Di Omosessuali), Famiglie Arcobaleno e Arcigay Piacenza L.’A.T.OMO.

MCL: “METTERE LA FIDUCIA ERRORE CLAMOROSO” – Una “bocciatura senza appello per il metodo con cui si va verso l’approvazione della legge” era arrivata dal Movimento Cristiano dei Lavoratori di Piacenza.

“Nel merito del provvedimento legislativo – affermano – abbiamo avuto sempre una posizione assolutamente critica; oltre al merito però oggi si aggiunge il  metodo: mettere la fiducia su temi di questo tipo che hanno a che fare con i valori è un errore clamoroso. Con la maggioranza schiacciante che il governo ha all’interno della Camera, non era a nostro avviso necessaria la fiducia per approvare la legge: si è persa una grande fase di democrazia”.

LA SCHEDA (tratta da IlPost.it) – Il disegno di legge Cirinnà prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la regolamentazione delle coppie di fatto, sia eterosessuali sia omosessuali. L’unione civile tra persone dello stesso sesso viene istituita come “specifica formazione sociale”. Per contrarla bisogna essere “due persone maggiorenni dello stesso sesso” e bisogna fare una dichiarazione pubblica davanti a un ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni. La dichiarazione viene registrata nell’archivio dello stato civile.

L’unione civile è un legame diverso dal matrimonio fra eterosessuali, anche se presenta molti doveri e diritti in comune.

Le differenze: non è presente l’obbligo di fedeltà, quello di usare il cognome dell’uomo come cognome comune, l’obbligo di attendere un periodo di separazione da sei mesi a un anno prima di sciogliere l’unione (bastano tre mesi), la possibilità di sciogliere l’unione nel caso che non venga “consumata” e di fare le “pubblicazioni” prima di contrarre l’unione.

Non c’è soprattutto la possibilità di chiedere l’adozione del figlio biologico del partner, la stepchild adoption, prevista nella stesura iniziale della proposta. Nel ddl c’è però scritto che «resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti»: non si impedisce cioè che i giudici si possano pronunciare. Come molte sentenze hanno ultimamente confermato, la legge permette già la stepchild adoption, ma senza alcuna garanzia e solo per quelle coppie che hanno deciso di ricorrere in tribunale.

La seconda parte della legge si occupa di convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate e che potranno stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro: potranno farlo attraverso una scrittura privata o con un atto pubblico che dovrà poi essere registrato da un notaio o da un avvocato e trasmesso al registro anagrafico comunale. I conviventi di fatto avranno gli stessi diritti del coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario, in caso di malattia o ricovero, in caso di morte.

Nel caso di morte di uno dei due conviventi che è anche proprietario della casa comune, il superstite ha il diritto di restare a vivere in quella casa per altri due anni o per il periodo della convivenza se superiore a due anni, comunque non oltre i cinque anni. Se nella casa di convivenza comune vivono i figli minori o i figli disabili del convivente che sopravvive, lo stesso può rimanere nella casa comune per almeno tre anni. Se il convivente che muore è titolare del contratto di affitto della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha la possibilità di succedergli nel contratto. Il diritto alla casa viene meno nel caso di una nuova convivenza con un’altra persona, o in caso di matrimonio o unione civile.

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice può stabilire il diritto del convivente di ricevere dall’altro gli alimenti se ne avesse bisogno e non fosse in grado di provvedere al proprio mantenimento. Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. La convivenza non dà diritto alla pensione di reversibilità.

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