Figli contesi, a Piacenza 50 casi seguiti dalla questura VIDEO foto

“Si tratta - spiegano l’Ispettore Superiore Michele Mauro e l’Assistente Capo Maria Pilone - per la maggior parte di storie di conflittualità tra coppie in corso di separazione, nelle quali spesso, anche in modo inconsapevole, il figlio viene usato come “strumento” di offesa l’uno contro l’altro”

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Un padre che porta due figlie in Albania, sottraendole alla moglie che da anni non riesce più ad avere contatti con loro; una madre che fugge dal compagno, narcotrafficante in Ecuador, portando a Piacenza il figlio e per questo ripetutamente minacciata.

Sono due delle vicende di cui si è recentemente occupato l’Ufficio Minori della Divisione Anticrimine della Questura di Piacenza: una cinquantina, solo dall’inizio dell’anno, i casi seguiti che riguardano disagi di tipo famigliare.

“Si tratta – spiegano l’Ispettore Superiore Michele Mauro e l’Assistente Capo Maria Pilone – per la maggior parte di storie di conflittualità tra coppie in corso di separazione, nelle quali spesso, anche in modo inconsapevole, il figlio viene usato come “strumento” di offesa l’uno contro l’altro”.

Storie delicate, che vedono in campo una stretta rete di collaborazione, dallo stesso personale questura, ai servizi sociali, all’Ausl, fino agli operatori nei vari comuni e ai presidi e agli insegnanti delle scuole dai quali spesso arrivano preziose segnalazioni.

“Da parte nostra cerchiamo dove possibile di agire in ambito sociale, ponendoci come “mediatori” e cercando di far ragionare le persone coinvolte, rimarcando il valore centrale del benessere dei figli: una strada che nella stragrande maggioranza dei casi funziona”.  

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Storie di particolare rilievo riguardano le sottrazioni internazionali di minori: 15 quelle trattate dalla questura dal 2012, quattro delle quali in paesi in ambito europeo (Polonia, Albania, Germania e Olanda). Quattro invece le vicende di minori portati in Italia da paesi esteri, fra cui Ecuador e Santo Domingo. Sono le mamme nella maggioranza dei casi ad allontanarsi con i propri figli.

Si tratta di situazioni dalla risoluzione decisamente complicata: “La denuncia è fondamentale – evidenziano dalla Questura -, perché, oltre ad avviare l’iter penale, permette anche di iniziare l’azione amministrativa con la possibilità di valutare, attraverso i canali diplomatici, l’applicazione della convenzione dell’Aja, che permette, se non altro, di avere informazioni sulle condizioni e sul luogo in cui si trovano i figli. Anche il Telefono Azzurro è in grado di muoversi in questo senso”.

“Altra indicazione, se si pensa che da parte di uno dei genitori la situazione possa degenerare, è quella di negare la richiesta per il rilascio ai figli di documenti per l’espatrio, o, nel caso, di chiederne la revoca”.

Non mancano poi le storie di allontanamento: sei nel 2016 i minorenni che hanno fatto perdere le proprie tracce, fortunatamente per poche ore, prima di rientrare o essere rintracciati.

Più complesse le vicende che coinvolgono minori non accompagnati (39 dall’inizio dell’anno, 25  affidati ai servizi sociali, 14 a parenti): negli ultimi anni nove giovanissimi hanno abbandonato le comunità nelle quali si trovavano senza più dare notizie per lasciare con tutta probabilità il nostro paese.

18 infine le persone, tra adulti e minorenni, indagate per reati che vanno dal furto, alle lesioni, ai maltrattamenti in famiglia.

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