“Fronte comune contro la droga, scarsa la collaborazione dei cittadini” foto

Sono le posizioni del comandante provinciale dei carabinieri Corrado Scattaretico e il questore di Piacenza Salvatore Arena, davanti alla platea dei genitori dell'associazione "La Ricerca"

Giovani e tossicodipendenza, droghe sempre più diffuse e sempre più abbordabili. Come tutelare e proteggere i nostri figli? Che fare se ci accorgiamo che stanno cadendo, o che sono già, nella trappola delle sostanze stupefacenti? Come e a chi chiedere aiuto?

Sono le domande a cui hanno risposto il comandante provinciale dei carabinieri Corrado Scattaretico e il questore di Piacenza Salvatore Arena, davanti alla platea dei genitori dell’associazione “La Ricerca”, in prima linea da oltre 30 anni sul fronte delle dipendenze. Con loro anche Mauro Madama, responsabile del settore delle dipendenze dell’associazione.

Nella sua presentazione dell’incontro nella sede dello Stradone Farnese, Gianluigi Rubini presidente de “La Ricerca”, ha puntato sul tema della prevenzione come cruciale per affrontare il problema. La giornalista Tiziana Pisati ha coordinato l’incontro chiedendo ai due relatori-ospiti di presentare la situazione piacentina.

Il colonnello Scattaretico ha esordito rievocando un’esperienza molto personale: “Quando sono arrivato a Piacenza mi sono reso conto che c’era un po’ di sottovalutazione del problema, posso raccontare un episodio rivelatore che mi è capitato.

Accompagnando a scuola mio figlio di 12 anni, che frequenta la “Dante”, mi sono accorto che un ragazzino stava spacciando proprio vicino alla scuola, si trattava di un 15enne con una situazione familiare assai particolare, non lo abbiamo arrestato ma naturalmente segnalato e denunciato alla procura dei minori.

È stato un segnale che non mi aspettavo in una città come Piacenza e ho chiesto subito ai miei collaboratori di prestare la massima attenzione al problema. Da inizio dell’anno abbiamo perseguito 40 spacciatori e sequestrato importanti quantità di droga pesante.

Ci ha sorpreso la presenza di assuntori giovanissimi, anche di 12 anni, a quella età non c’è alcuna consapevolezza di quello che si sta facendo e questo è un grande problema. C’è la necessità da parte della scuola, delle istituzioni e della famiglia di intervenire. C’è una parte della popolazione che collabora perchè sente una responsabilità, ma c’è anche un’altra parte che ignora la portata del problema, e se non c’è una presa di coscienza non si può fare molto.

La prima cosa è cercare di capire: ricorrere alla droga è un modo di fuggire da una realtà che non viene accettata”.

Il questore Arena ha insistito sul ruolo delle famiglie: “Provengo da una realtà assai diversa da qui, da Reggio Calabria dove le organizzazioni mafiose dominavano il traffico degli stupefacenti.

Piacenza è una città civilissima dove ho ravvisato una grande collaborazione dei cittadini sul tema dei furti, invece non sempre c’è un rapporto proficuo sul fronte della droga, in questo caso non c’è molta collaborazione.

Abbiamo arrestato tanti pusher e parte dei giovani in età scolare cadono nel consumo di marijuana, primo passo verso la droga, il momento più a rischio è fra il 13 e 19 anni, quando si diventa prede di persona senza scrupoli.

Si cade in una spirale così da cui non è facile uscire: è vero che nel nostro paese non si punisce l’assuntore, ma il danno è comunque è fatto. Con l’assunzione di droghe viene segnata la vita di un giovane.

Per questo è importante il controllo da parte dei genitori che devono in alcuni frangenti fare anche i poliziotti, anche la scuola è chiamata a fare tanto. Il momento della consapevolezza del problema diventa spesso un dramma per l’Intera famiglia, per questo prevenire serve molto più che reprimere. Dobbiamo fare fronte comune contro la droga, creando gli anticorpi che possano prevenire il problema”.
 

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