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La redazione del civico 11 intervista Daniele Bernazzani: io, il calcio e…   foto

Questa volta si tratta di un'intervista a un personaggio importante dello sport piacentino che ha fatto fortuna a Milano, un casa Inter. Parliamo di Daniele Bernazzani, dal 2013 coordinatore tecnico del settore giovanile della formazione nerazzurra

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Nuovo articolo curato dalla “Redazione del civico 11”, che si è presentata ai lettori di PiacenzaSera.it nelle settimane passate. 

Questa volta si tratta di un’intervista a un personaggio importante dello sport piacentino che ha fatto fortuna a Milano, in casa Inter. Parliamo di Daniele Bernazzani, dal 2013 coordinatore tecnico del settore giovanile della formazione nerazzurra. Una carriera importante nel calcio che conta quella di Bernazzani, che è stato anche vice di Mourinho sulla panchina dell’Inter nell’anno del triplete.

Le domande di carattere più strettamente sportivo sono state redatte da Luca Tinelli (nella prima parte) mentre l’intera redazione del civico 11 ha curato la seconda parte delle domande, un po’ più personali. Ecco l’intervista tutta da leggere.

Cosa ti ha spinto a diventare calciatore?

Per me il calcio è sempre stata una grande passione, come penso per tantissimi bambini. Ero bravino e così sono stato seguito e poi scelto dai responsabili del settore giovanile dell’Inter. Da lì è partita la mia carriera di calciatore, non c’è stato un momento in cui io ho scelto, le cose sono venute un da sole e poco alla volta.
 
Cosa ti ha insegnato il calcio?

Infinite cose, il calcio come tutti gli sport, in particolare quelli di squadra, trasmette tanti valori positivi, ti forma nel carattere, ti insegna a relazionarti con gli altri, ti insegna cosa significa lo spirito di squadra, il valore del sacrificio, il rispetto degli avversari, il saper perdere e il saper vincere.

In più mi ha dato la possibilità di girare il mondo, di conoscere tanta gente, di relazionarmi con tante persone con provenienza e culture diverse.
 
Quale consiglio daresti ad un ragazzo che vuole intraprendere la tua stessa carriera?

Gli direi che deve impegnarsi sempre, ogni giorno, in ogni allenamento per migliorarsi e crescere. Non ci si deve abbattere davanti a delusioni, sconfitte e fallimenti.

Nello stesso tempo gli direi anche di non fare drammi se non riesce a raggiungere gli obbiettivi che si prefigge, è giusto fare tutto il possibile per realizzare il sogno di diventare calciatore ma anche essere realisti e capire che quelli che “arrivano” sono pochi.
Per questo è indispensabile che i giovani oltre a giocare a calcio, proseguano gli studi in modo da crearsi una strada professionale alternativa. Oltretutto la carriera calcistica è inevitabilmente breve e non sempre chi fa il calciatore diventa poi allenatore o rimane comunque con un ruolo nel mondo del calcio. Da qui la necessità di poter fare altro nella vita.

Questo oltre a capirlo i giovani, devono capirlo i genitori in modo di essere sempre presenti accanto ai figli, impedendo loro di abbandonare gli studi.
I genitori devono anche capire di non trasmettere ai figli inutili pressioni e tensioni caricandoli di aspettative, il calcio per i ragazzi è soprattutto gioco e divertimento e tale deve rimanere.              
 
Cosa ne pensi dell’Inter di Roberto Mancini: avresti fatto le sue stesse scelte o scelte diverse?

Purtroppo l’Inter quest’anno è mancata come continuità di rendimento, ha fatto vedere grandi cose nella prima parte di stagione, illudendoci un po’ tutti, facendo poi seguire un periodo nero a metà annata. Il finale di stagione è stato positivo ma non è bastato a raggiungere l’obbiettivo qualificazione Champions che era un po’ l’aspettativa di tutti i tifosi.
L’annata è stata però positiva, molti giocatori hanno dimostrato che possono giocare ad alto livello, con qualche giusto inserimento penso che per il prossimo anno si possa costruire una squadra competitiva.
 
Meglio Mourinho o Mancini come guida dell’Inter in Serie A?

Io sono chiaramente molto legato a Mourinho per aver fatto parte del suo staff e quindi aver ammirato la sua competenza, passione, capacità motivazionale, oltre che averlo apprezzato come persona e amico, ma penso si possa tranquillamente dire che non si sbaglia con nessuno dei due, entrambi hanno vinto tanto all’Inter e dimostrato nella loro carriera di essere allenatori di alto livello.
 
Cosa hai provato la prima volta che sei entrato in uno stadio per vedere giocare la tua squadra del cuore? 

Non ho un ricordo particolare legato a questa cosa, quello che è sicuro è che da piccolo vivevo intensamente le vicissitudini della mia squadra e quindi “disperazione” in caso di sconfitta e grande gioia in caso di vittoria. Da bambini le emozioni sono sempre vissute al massimo, crescendo per fortuna ci si normalizza…
 
Se dovessi ripensare alla tua vita sceglieresti di fare ancora il calciatore/allenatore oppure sceglieresti un altro lavoro?

A me piace tutto quello che ruota attorno al “pallone”, il mio lavoro è sempre stato per me anche un divertimento e questo penso sia impagabile.
Ho avuto nella mia carriera anche delusioni, esperienze negative, ma molte di più sono le cose positive che ho avuto e che ho tutt’ora.
Si, rifarei le stesse scelte.
 
Hai mai avuto un soprannome, quale?

In verità mi è capitato parecchie volte che mi affibbiassero un soprannome, in particolare ricordo con piacere quello datomi da un mio allenatore, Carlo Facchin, mi chiamava “cammello”, facendo riferimento alla mia falcata nella corsa. Un altro soprannome mi ha accompagnato a scuola dalle elementari alle superiori… Ceci (troppo lunga spiegare il motivo…).
 
Sei mai stato preso in giro?

Non ricordo un episodio in particolare in cui mi sono sentito ferito, da bambino è capitato, ma niente di particolarmente traumatico.
Ho comunque sempre detestato le situazioni in cui si esagera nel prendere in giro qualcuno e non mi piacciono le persone che non capiscono quando è giusto fermarsi nello scherzo.
 
Quale è stata la tua giornata indimenticabile?

Forse sono un po’ scontato, ma i giorni in cui sono nate le mie due figlie li ho stampati nella memoria per sempre.
Dal punto di vista professionale, anche qui sono un po’ scontato, la vittoria della Champions a Madrid non credo di dimenticarmela.
 
Con chi usciresti a cena sabato?

Con la persona con cui esco abitualmente a cena il sabato sera, mia moglie.
 

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