Saliceto, picchiato e rapinato per un debito di 6mila euro. Tre indagati foto

All'orgine della rapina ci sarebbe una truffa: la vittima, un 58enne di Saliceto, aveva comprato sei forme di Parmigiano Reggiano da un'azienda reggiana, pagando con un assegno scoperto. Il debito avrebbe scatenato la ritorsione del creditore, compiuta con due complici

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Picchiato con dei bastoni, rapinato e minacciato di morte da tre persone per un debito di 6mila euro, oggi indagate per concorso in rapina pluriaggravata, lesioni gravi e concorso in tentata estorsione.

Dopo il fatto, accaduto la scorsa estate a Saliceto di Cadeo (Piacenza) ai danni di un 58enne (LEGGI L’ARTICOLO del 20 agosto 2015) erano scattate le indagini dei carabinieri del nucleo operativo di Fiorenzuola, che hanno portato all’individuazione di un 68enne del reggiano e di due nomadi residenti nella stessa provincia, rispettivamente di di 54 e 44 anni. Secondo i militari sono tutti coinvolti nel violento episodio, costato al rapinato 30 giorni di prognosi ospedaliera per varie contusioni e fratture.

I malviventi avrebbero addirittura cercato di soffocare il 58enne stringendogli un laccio intorno al collo. 

All’orgine della rapina ci sarebbe una truffa: mesi prima la vittima aveva acquistato sei forme di Parmigiano Reggiano dal titolare di un’azienda reggiana, il 68enne oggi indagato, pagando l’importo con un assegno scoperto. Il debito non saldato avrebbe quindi scatenato la ritorsione da parte del creditore, con l’aiuto dei due complici. La banda era fuggita con il cellulare, il portafoglio e l’auto (una Lancia Lybra rinvenuta a Parma e restituita al proprietario) del 58enne, che aveva poi chiesto l’intervento del 112.

Le minacce avrebbero poi raggiunto anche un agricoltore 55enne di Alseno, amico della vittima, che aveva sostanzialmente fatto da garante nell’acquisto del formaggio, rassicurando il venditore sulla disponibilità economica del 58enne. L’agricoltore, la stessa notte della rapina, aveva ricevuto una telefonata anonima, in cui gli era stato intimato di pagare il debito dell’amico, “se non vuoi fare la stessa fine”. Una chiamata che, secondo le forze dell’ordine, è partita proprio dall’imprenditore reggiano, indagato per tentata estorsione anche nei confronti del 55enne. 

LE INDAGINI – Il contesto in cui è maturata l’aggressione è emerso grazie agli accertamenti condotti dai carabinieri di Fiorenzuola che fin da subito, conoscendo la situazione della vittima, nota per diversi precedenti per truffa, hanno avviato accurate indagini.

I militari hanno intercettato il telefonino rubato alla vittima, scoprendo che stava per essere venduto ad un cittadino cinese del reggiano, denunciato per incauto acquisto.

Sullo stesso telefono, successivamente sequestrato dagli uomini dell’Arma, era stata inserita una nuova sim, intestata, in maniera fittizia, ad un’altra cittadina cinese, ma in uso al proprietario della rivendita di formaggi. Anche grazie all’analisi dei tabulati, i carabinieri sono riusciti a ricostruire l’antefatto che avrebbe poi portato alla spedizione punitiva. 

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