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Unioni civili, Polledri (Lega): “Regolamentare l’obiezione di coscienza”

Sulla legge Cirinnà e sulla obiezione di coscienza possibile di amministratori e funzionari di fronte alle unioni civili dello stesso sesso interviene il consigliere comunale leghista che sul tema ha presentato una mozione urgente

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Sulla legge Cirinnà e sulla obiezione di coscienza possibile di amministratori e funzionari di fronte alle unioni civili dello stesso sesso interviene il consigliere comunale leghista di Piacenza e responsabile per la famiglia per la Lega Nord Emila, Massimo Polledri, che sul tema ha presentato una mozione urgente.

IL TESTO – La legge pone a carico dei Comuni precisi obblighi sia quanto al rito di avvio dell’unione civile sia quanto alla trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni same sex contratti all’estero.

Il problema che si pone è il seguente: il funzionario o l’amministratore convinto – sulla base delle nuove disposizioni – che il regime dell’unione civile prevista dalla legge 76/2016 corrisponda a quello dell’unione fra un uomo e una donna fondato sul matrimonio può astenersi dal celebrare il rito di avvio dell’unione medesima? Come potrà regolarsi per la trascrizione nei registri dello stato civile del matrimonio same sex contratto all’estero?

Più nel dettaglio: è proprio indispensabile che la prima figura di riferimento per l’attuazione della legge quanto a tali adempimenti sia il Sindaco?

Sulla base del formale richiamo da parte dal comma 1 della legge a fondamenti costituzionali per l’unione civile (art. 2 e 3 Cost.) differenti rispetto al matrimonio (art. 29), il Sindaco può individuare due luoghi fisici differenti all’interno del Comune per la celebrazione dell’una e dell’altro, e due diversi soggetti delegati ai ciascuno dei due riti? Può emanare una propria determina nella quale disciplini ciò in concreto?

Sono quesiti che chiamano in causa l’ipotizzabilità dell’obiezione di coscienza per il Sindaco, amministratori e funzionari, di compiere un atto vietato dalla sua coscienza, in assenza nella legge n. 76 di qualsiasi disposizione che riconosca il diritto alla obiezione medesima.

Tale assenza è fonte di non poche preoccupazioni, anche alla luce del “caso Ladele”: Lillian Ladele lavorava al London Borough of Islington, addetta alla iscrizione di nascite, morti e matrimoni; dopo l’approvazione del Civil Partnership Act nel 2004 (quindi non una legge sul matrimonio same sex, bensì sulle unioni civili, simile a quella italiana), fu disposto che l’articolazione dell’ufficio nel quale era inserita Ladele provvedesse anche alla registrazione delle unioni civili.

La funzionaria sollevò obiezione di coscienza, sostenendo che in base alle sue convinzioni religiose non era tenuta a officiare la cerimonia di costituzione dell’unione; per questo fu licenziata.

La questione merita precisazioni e distinzioni, al fine di cogliere l’essenza dell’obiezione di coscienza, senza annacquarla in qualcosa di indefinito.

Il richiamo alla sentenza della Corte Costituzionale, la necessità di ottemperare da una parte la funzionalità del Comune, dall’altra quella di dichiarare in anticipo la propria obiezione trovano nella mozione una sintesi rispettosa per tutti, conclude Polledri.

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