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Economix: Turchia, calpestati i diritti umani

Nei quindici giorni successivi al tentativo di colpo di stato, oltre 15.000 persone sono state arrestate; oltre 45.000 persone sono state sospese o rimosse dall'incarico; 20 siti internet sono stati bloccati e sono stati spiccati 89 mandati di cattura nei confronti di giornalisti
 

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Turchia: calpestati i diritti umani
di Andrea Lodi (*)

Nella notte del 15 luglio 2016, verso le 22.00 (le 24.00 in Turchia) un gruppo di generali appartenenti all’esercito turco ha tentato di rovesciare il governo del Presidente Erdogan e di prenderne il potere. La reazione del Presidente si è fatta sentire già dalle prime ore del giorno dopo.

I numeri della stretta repressiva sono (in)degni di uno Stato totalitario: nei quindici giorni successivi al tentativo di colpo di stato, oltre 15.000 persone sono state arrestate; oltre 45.000 persone sono state sospese o rimosse dall’incarico; 20 siti internet sono stati bloccati e sono stati spiccati 89 mandati di cattura nei confronti di giornalisti.

“I crimini commessi durante il tentativo di colpo di stato devono essere investigati e i responsabili portati di fronte alla giustizia, ma i diritti umani devono comunque essere difesi e mai ignorati o sospesi” – leggiamo sul sito di Amnesty International – come prevede l’articolo 15 della Costituzione turca, che Erdogan sta completamente ignorando.

I numeri della repressione

Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International che sta seguendo “il caso” Turchia, riporta dati inquietanti:

  1. secondo fonti governative turche, durante il fallito colpo di stato sono state uccise almeno 208 persone e ne sono state ferite oltre 1400;
  2. oltre 45.000 persone sono state sospese o rimosse dall’incarico, tra le quali giudici, procuratori, funzionari di polizia e altre ancora. Sono invece oltre 15.000 le persone arrestate;
  3. alla data del 28 luglio erano stati spiccati almeno 89 mandati di cattura nei confronti di giornalisti e, alla data del 26 luglio, oltre 40 giornalisti erano agli arresti. A decine di giornalisti è stato ritirato l’accredito-stampa;
  4. nei giorni successivi al fallito colpo di stato sono stati bloccati 20 siti Internet e chiusi 131 organi d’informazione tra cui 3 agenzie di stampa, 16 canali televisivi, 23 stazioni radio, 45 quotidiani, 15 periodici e 29 case editrici;
  5. oltre 1000 scuole private sono state chiuse e 138.000 alunni dovranno trasferirsi nelle scuole di stato.

E’ chiaro che Erdogan sta approfittando della situazione per “fare le pulizie di casa”. Amnesty International sta raccogliendo firme per un appello da inoltrare al governo turco, al fine di fermare questa barbarie, al link: http://appelli.amnesty.it/turchia-non-calpestare-diritti/?utm_source=social&utm_medium=post&utm_campaign=turchia29luglio.
 
(*) Andrea Lodi, vive a San Prospero (MO), è aziendalista, specializzato in Pianificazione Strategica. Giornalista economico, da gennaio 2009 cura “Economix“, la rubrica economica di PiacenzaSera.it; da settembre 2014 collabora con SulPanaro.net.
 
 

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