Montagna, Struzzola: “Leva fiscale per mantenere vive le attività commerciali”

Riceviamo e pubblichiamo l'opinione del direttore dell'Unione Commercianti di Piacenza Giovanni Struzzola sul tema dello spopolamento della montagna e della sopravvivenza delle attività di commercio. Struzzola plaude allì'iniziativa del sindaco di Cerignale Massimo Castelli e condivide alcune sue richieste

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Riceviamo e pubblichiamo l’opinione del direttore dell’Unione Commercianti di Piacenza Giovanni Struzzola sul tema dello spopolamento della montagna e della sopravvivenza delle attività di commercio. Struzzola plaude allì’iniziativa del sindaco di Cerignale Massimo Castelli e condivide alcune sue richieste. Ecco il testo 

Quella intrapresa dal Sindaco di Cerignale Massimo Castelli è un’impresa difficile ma, oggi come oggi, indispensabile per la sopravvivenza delle attività commerciali nelle zone di montagna, ma non solo.

Concordo pienamente con le affermazioni di Castelli quando minaccia a breve la chiusura degli ultimi negozi e delle trattorie sul nostro Appennino, chiusure che darebbero il colpo di grazia a zone che già oggi sono scarsamente popolate se non quasi deserte.

Le considerazioni esposte dal Sindaco di Cerignale sono considerazioni che in passato ed in più occasioni, come Direttore dell’Unione Commercianti, avevo dichiarato, accompagnate da alcune osservazioni derivate esclusivamente dal buonsenso e dalla presa coscienza della realtà che la nostra montagna attraversa.

Innanzitutto occorre veramente comprendere di che tipo di zone di montagna stiamo parlando, non certamente delle vallate dell’Alto Adige o di luoghi di villeggiatura come Madonna di Campiglio o Selva di Val Gardena. Parliamo di zone di montagna con pochissimi e stoici residenti, in piccoli Comuni che faticano a dare i servizi essenziali, con strade in parte dissestate dove resistono ancora alcune attività commerciali e di pubblici esercizi che a be vedere possono essere veramente considerate dei presidi sociali, luoghi di aggregazione per quei pochi ed anziani abitanti.

Sono questi esercizi che oggi con l’imposizione fiscale così asfissiante fanno veramente fatica a sopravvivere, e se a questo aggiungiamo tantissime normative sanitarie, sulla sicurezza sul lavoro, studi di settore, registratori di cassa, ecc. certamente non possiamo che prevedere una loro lenta ma inesorabile agonia che porterà alla loro chiusura.

Cosa proporre allora? Condivido pienamente le proposte del Sindaco Castelli un trattamento fiscale e normativo differenziato per attività svolte in queste zone svantaggiate della dorsale appenninica, incentivi statali, regionali ed europei per promuovere nuove attività siano esse agricole, di trasformazione, commerciali, di ristorazione, negozi con esenzione fiscale nei primi anni di start – up soprattutto se le attività vengono gestite da giovani che desiderano far rivivere questi bellissimi luoghi del nostro Appennino.
In attesa di tutto ciò, però è necessario far comprendere a chi ci governa che l’abbandono delle attività in queste zone montuose sarà ancora più veloce se non si interverrà rapidamente sulle leve fiscali, in quanto anche la presenza turistica degli anni ’90 fortificata dal ritorno degli immigrati dalla Francia, dalla Germania e dall’Inghilterra, che vedeva gli alberghi occupati almeno nella stagione estiva, oggi si è ridotta a metà mese di Luglio ed Agosto.

Come possiamo pensare che attività site in questi luoghi possano fatturare in modo simile a quelle di città e Comuni più abitati, ma soprattutto far quadrare l’andamento di un anno lavorando solo per un mese e mezzo scarso?
Oggi non servono più studi o convegni per rilanciare queste zone e la loro economia, servono innovazione ( predisposizione della larga banda ), progetti di valorizzazione turistica basata sull’enogastronomia, recupero di coltivazioni di prodotti autoctoni, ospitalità con il riutilizzo di strutture anche nelle forme di agriturismo o di bed and breakfast e assegnare funzioni ulteriori alle già esistenti attività commerciali quali uffici postali, farmacie, ecc.

Questo, quindi, sarà l’impegno futuro anche della nostra Associazione, sensibilizzare la Confcommercio nazionale affinchè vengano portati almeno i correttori fiscali per queste attività che altrimenti saranno inesorabilmente condannate alla chiusura condannando, a loro volta, le zone di montagna all’ abbandono completo con ulteriori danni per la comunità e minacce serie alla salvaguardia dell’ambiente ed alla sicurezza del territorio.
 
 

DOTT. GIOVANNI STRUZZOLA
DIRETTORE UNIONE COMMERCIANTI PIACENZA

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