Un anno senza Prospero e una cosa bella

Un anno senza Prospero Cravedi. Senza le sue foto, senza il suo sguardo su Piacenza e sul mondo, senza i suoi consigli e suggerimenti. Senza i suoi giudizi fulminanti

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Un anno senza Prospero Cravedi. Senza le sue foto, senza il suo sguardo su Piacenza e sul mondo, senza i suoi consigli e suggerimenti. Senza i suoi giudizi fulminanti.

Sono trascorsi 12 mesi da quella domenica di fine agosto in cui ci ha lasciato il fotografo, ma anche l’amico e il maestro. 

Inutile dire che Prospero Cravedi ci è mancato tantissimo, ben più di una generazione di cronisti piacentini ha trovato in lui non solo un prezioso collaboratore, ma anche un maestro. 

Tuttavia, in questi mesi di assenza, abbiamo compreso meglio il valore del suo inesauribile lavoro e dell’eredità che ci ha lasciato. E’ vero, Prospero non è più tra noi, ma allo stesso tempo è ovunque.

Impossibile dimenticarlo, anche perchè ogni scorcio della nostra città, ogni cosa bella e degna di essere fotografata, è stata immortalata dal suo obiettivo.

Lui non amerebbe troppo un altro “santino” post mortem, ma una delle cose belle che ci ha lasciato la voglio proprio ricordare. E’ saltata fuori parlando con la moglie Angela qualche tempo fa.

A proposito della visita in Italia e a Piacenza di un gruppo di giovani ugandesi nel periodo di Natale, provenienti dal Karamoja – la regione che vede attiva l’ong piacentina Africa Mission – Angela ci ha parlato dell’emozione nel rivedere nei visi di questi ragazzi ormai diventati uomini, i bambini di oltre venti anni fa.

Quando lei e Prospero Cravedi si recarono in Africa, non solo per documentare il lavoro della cooperazione internazionale guidata da Don Vittorio Pastori, ma per fare i volontari e dare un sostegno anche nei gesti a quella grande opera di aiuto delle popolazioni indigene.

“Insieme a Prospero – disse Angela in quella chiacchierata – abbiamo salvato dalla fame e dagli stenti quei bambini di allora, e vederli oggi cresciuti e in grado di dare una mano allo sviluppo del loro paese, è una soddisfazione grande, molto grande”.

Anche Prospero – sono certo – si sarebbe commosso oggi nell’incontrare di nuovo i bambini di allora, diventati uomini. Lui quei bambini non li ha soltanto fotografati, con dignità e rispetto, ma ha contribuito a salvare loro la vita.

(m.f.)

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