“Volevano far esplodere il bar per incassare l’assicurazione” foto

Secondo i carabinieri della compagnia di Fiorenzuola l'allora gestore del locale aveva commissionato ad un 37enne pluripregiudicato l'incendio, al fine di incassare il premio assicurativo, di circa 1 milione di euro. 

Due anni fa un bar di Gropparello (Piacenza) rischiò di esplodere, sfiorando la tragedia: ora è stata notificata la chiusura indagini ad un 46enne piacentino, ai tempi gestore del locale (oggi il bar ha cambiato gestione) e ad un 37enne sardo, pluripregiudicato, accusati di tentato incendio aggravato in concorso materiale e morale.

Secondo i carabinieri dell’aliquota operativa di Fiorenzuola e i militari della stazione di Gropparello, che hanno condotto indagini accurate, avvalendosi d’intercettazioni telefoniche e ambientali, il barista aveva commissionato al 37enne il rogo del bar, al fine di incassare il premio assicurativo, di circa 1 milione di euro. 

I FATTI – il 27 agosto 2014, alle 3 della notte, l’allarme del bar di Gropparello entrò in azione, attivando l’intervento dei vigilanti dell’Ivri che a loro volta avvertirono vigili del fuoco e carabinieri. All’interno furono rinvenute due bombole di gpl, aperte e un fornelletto da campo acceso.

L’aria del locale era satura all’80% e da lì a poco, se non fossero intervenuti per tempo, si sarebbe verificata l’esplosione. Una vera e propria tragedia sfiorata, visto che ai piani superiori della palazzina che ospitava il bar, abitavano due famiglie. I vigili del fuoco riuscirono ad evitare il peggio e i carabinieri dettero immediatamente il via alle indagini, inizialmente pensando che potesse trattarsi di un tentativo di estorsione.
 
Alcuni elementi li hanno poi portati a sospettare dello stesso gestore, che inoltre stava attraversando un periodo di difficoltà economica: la porta del bar trovata aperta la notte della sventata esplosione, come per consentire l’accesso indisturbato a qualcuno, l’incendio del condizionatore del locale verificatosi poco tempo prima(con la riscossione della relativa assicurazione) e l’acquisto delle bombole di gpl da parte dello stesso 46enne, che aveva provato a giustificarsi dicendo di averle acquistate per fare una grigliata nei giorni successivi.

Dall’analisi dei tabulati telefonici del barista è emerso che nei giorni precedenti al 27 agosto aveva avuto contatti con il 37enne, il cui cellulare, la notte della tentata esplosione, aveva agganciato proprio la cella di Gropparello. Un fattore che, secondo gli investigatori, identifica l’uomo come esecutore materiale del tentativo d’incendio, commissionato dallo stesso gestore, con l’obiettivo di ottenere il lauto rimborso dell’assicurazione.

Un’ipotesi che ha acquisito forza anche attraverso le intercettazioni telefoniche (in cui i due si accordavano per dichiarare ai carabinieri di non conoscersi) e nel corso delle quali è anche emerso che il 37enne aveva rubato dal bar un decoder, che successivamente aveva rivenduto.

Il piano che i due avrebbero messo in atto, ricostruito dagli inquirenti, fortunatamente però andò storto: un sensore del bar era fuori uso, ma un secondo è entrato in funzione, facendo partire l’allarme che ha impedito che si verificasse la drammatica esplosione della palazzina.

IL VIDEO DEL MAGGIORE LEUZZI DEI CARABINIERI

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