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A Venezia è il giorno di “Pagliacci”, esercizio di stile di Bellocchio

Dalla nostra inviata al Festival del Cinema di Venezia Barbara Belzini

Dalla nostra inviata al Festival del Cinema di Venezia Barbara Belzini

La Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia da quest’anno fa si apre con i corti, anziché con i lungometraggi. La prima proposta è un corto di Marco Bellocchio, “Pagliacci”. Paola Pedrazzini, da anni collaboratrice del regista, spiega che il corto è stato realizzato all’interno del laboratorio “Fare Cinema”, attività portata avanti da Bellocchio da circa 20 anni, offrendo a giovani registi la possibilità di seguire tutte le fasi di realizzazione di cortometraggi, come, in questo caso, “Pagliacci”. Progetto, Fare cinema, che diventerà a breve da un laboratorio estivo a una vera e propria fondazione cinematografica.

Ma venendo a “Pagliacci”, l’attesa dei cinefili in coda alla proiezione è alta. “I 18 minuti di Bellocchio potrebbero essere come i 96′ di Wenders” dice qualcuno.  “Però più sprezzanti”  aggiungo io. 
E non mi smentisce Bellocchio che circa al decimo minuto inserisce una figlia Elettra che dice alla madre Clitennestra “Tu ci hai ucciso con il disprezzo”. Di questo parla “Pagliacci”: dei consueti temi bellocchiani, tragedie familiari, scontri generazionali, tradimenti, soldi, grandi vecchi sprezzanti (in questo caso la protagonista Lucia Ragni, deceduta nel frattempo, alla quale è dedicato il film).

Se a questo aggiungiamo la lirica, la fotografia cupa, una certa iconografia ricorrente nel maschio protagonista, otteniamo un altro esercizio di stile (perché di questo si tratta, ricordiamolo) di Bellocchio. Ma niente di nuovo sotto il sole di Bobbio.

Barbara Belzini

tw:@BarbaraBelzini

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