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Al Labirinto va in scena “la fine del mondo” dei Sunn O))) foto

È una cornice alquanto suggestiva quella dell’unica data italiana della band statunitense, alfiere di un noise metal d’avanguardia e assai lontano dal concetto classico di intrattenimento, ovvero il Labirinto della Masone, nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma

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I Sunn O))) al Labirinto della Masone

È una cornice alquanto suggestiva quella dell’unica data italiana della band statunitense, alfiere di un noise metal d’avanguardia e assai lontano dal concetto classico di intrattenimento, ovvero il Labirinto della Masone, nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma.

È qui, nel mezzo della pianura grassa e concimata (proprio in questi giorni sale alto e inesorabile il puzzo del letame dei maiali), che Franco Maria Ricci, editore e collezionista d’arte tra i più importanti nel panorama internazionale, ha voluto costruire il suo parco culturale – mausoleo? cenotafio? – che, complice un linguaggio postmodern un po’ fuori tempo, potrebbe anche ricordarci un metafisico outlet.

Uno splendido luogo eppure ai limiti del kitsch, dunque, per una band spesso accusata di essere sopra le righe (noi ce lo chiediamo da tempo: geni o cialtroni?).

L’occasione è uno spettacolo multimediale intitolato “Finis Mundi”, che prevede oltre al concerto anche un’esibizione di tamburi taiko dal monastero zen Fudenji e un’installazione video a cura del collettivo N!03 (“Apocalyptic video performance”): l’obiettivo è mostrare quello che vedremo e che cosa sentiremo al momento del crollo, del cedimento improvviso della superficie della terra, senza che il pianeta tuttavia collassi.

L’accesso alla corte dove è sistemato il palco, sistemato immediatamente sotto una piramide in mattoni che ricorda i settecenteschi progetti rivoluzionari di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux, gli architetti dell’Illuminismo, avviene attraverso un percorso (per una volta) guidato nell’immenso labirinto: mortifere e inquietanti maschere con il volto da uccello, infatti, aiutano il pubblico a non perdersi nei meandri di canne di bambù con l’ausilio delle lanterne che oscillano nel buio.

L’overture è oltremodo choccante: il leader della band, Stephen F. O’Malley, si arrampica sotto la piramide illuminata di bianco per urlare versi per lo più incomprensibili con una voce trasfigurata e mefistofelica. Solo dopo pochi minuti, insieme a un muro di fumo di colore rosso, salgono terrifiche le consuete chitarre distorte e urticanti, senza alcuna base di percussioni, e con il volume degli amplificatori sempre al massimo (il nome Sunn O))) deriva proprio da una nota marca di ampli).

I musicisti restano – as usual – nascosti dietro a lunghe tuniche nere con il cappuccio, e davvero pare di assistere a un rito satanico. 

La seconda parte dello spettacolo è meno nervosa, il cantato deforme lascia spazio anche a un recitato più riflessivo, ed ecco spuntare persino una tromba.
Difficile dare un giudizio definitivo: è certo, però, che la Fine del Mondo non deve essere troppo dissimile da tutto ciò…

Comunque: un’esperienza difficile da dimenticare.

Giovanni Battista Menzani 

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