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“Ucciso perchè si teneva i soldi” Risolto il giallo del cadavere di Tuna VIDEO foto

I carabinieri di Piacenza hanno risolto il giallo del cadavere rinvenuto sul greto del Trebbia sotto il ponte di Tuna di Gazzola (Piacenza) il 31 agosto scorso. La vittima è un indiano di 34anni ucciso dai suoi connazionali

Ucciso dai compagni di lavoro perchè li aveva truffati, trattenendo per sè gran parte dei soldi. I carabinieri di Piacenza hanno risolto il giallo del cadavere rinvenuto sul greto del Trebbia sotto il ponte di Tuna di Gazzola (Piacenza) il 31 agosto scorso.

Un delitto efferato – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa in caserma il comandante provinciale dei carabinieri collonnello Corrado Scattaretico (VIDEO a fondo pagina) – una resa dei conti violenta con risultati drammatici. Il comandante ha ringraziato i carabinieri di Rivergaro e del nucleo investigativo per la rapidità delle indagini.

La vittima proviene dall’India, si chiama Singh Jagtar, di 34 anni, ed è originario della regione del Punjab, esattamente come le quattro persone fermate con l’accusa di aver partecipato al suo omicidio e di aver gettato il corpo giù dal ponte di Tuna.

Tutti sono impiegati presso aziende agricole della zona e lavorano come bergamini alla cura delle mucche e alla mungitura. Tutti sono risultati coi documenti in ordine e regolarmente assunti.  

L’identità della vittima è stata individuata grazie a un tatuaggio sul polso: tuttavia i carabinieri di Rivergaro avevano già notizia della scomparsa di una persona da un’azienda agricola della Val Trebbia la mattina stessa del ritrovamento del cadavere. L’autopsia ha poi fornito la conferma di identità. 

Sono così state avviate le indagini con colloqui per capire se vi fossero conflitti o dissapori legati alla persona deceduta.

Sabato sera, dopo un lungo interrogatorio e una perquisizione, una delle quattro persone fermate è crollata e ha confessato. Dopo aver avvisato il magistrato Emilio Pisante, che sta conducendo le indagini, i carabinieri hanno fermato quattro persone che hanno dato piena confessione. 

Le motivazioni alla base del delitto risiedono con ogni probabilità nell’astio provato da parte dei quattro connazionali nei confronti della vittima, perché svolgeva un’azione di caporalato. Secondo quanto accertato dall’Arma, i compagni non avevano mai ricevuto alcun compenso nell’arco di un anno, perché il 34enne si sarebbe trattenuto tutti i soldi, senza concedere altro che l’indispensabile per le piccole spese.

Si calcola abbia tenuto per sè una cifra di circa 100mila euro, sommando gli stipendi di tutti. L’unico a parlare italiano dei cinque indiani era la vittima, quindi gli altri non si sono accorti di nulla per circa un anno fino a pochi giorni fa, durante una sua assenza.

Si sono accorti del raggiro e c’è stata una resa dei conti violenta sfociata nella morte del 34enne. Le cause del decesso sono ancora da chiarire, ma è dovuto con ogni probabilità a un pestaggio.

Il fermo dei quattro accusati è al momento al vaglio del Gip Giuseppe Bersani.

INTERVISTA AL COMANDANTE SCATTARETICO

 

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