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Campagna pomodoro, al Centro Sud consegnate 2,27 milioni di tonnellate e non 2,62

Dato errato in un comunicato di Pomorete. In Italia, alla 39ª settimana, consegnate 5,1 mln/t di pomodoro contro le 6 contrattate

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Dato errato in un comunicato di Pomorete. In Italia, alla 39ª settimana, consegnate 5,1 mln/t di pomodoro contro le 6 contrattate

(Piacenza 15 ott. 2016) – Nel Polo distrettuale del pomodoro del Centro Sud, alla 39ª settimana (mancano i dati dell’ultima), sono state consegnate 2 milioni e 274mila tonnellate di “oro rosso” a fronte di una contrattazione di 2,971 milioni di tonnellate.

Sono i dati corretti forniti da Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav (Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali) che sostituiscono quelli indicati in un precedente comunicato di Pomorete.

Per un errore, infatti, Pomorete aveva comunicato che il pomodoro consegnato al Sud era stato pari a 2 milioni e 625mila tonnellate.

Dall’Ufficio Studi di Anicav, emerge anche il dato del pomodoro consegnato in Italia all’industria. Al 2 ottobre 2016, esclusa la 40ª settimana, nel Bel Paese sono state prodotte quasi 5,1 milioni di tonnellate di pomodoro contro le 6 milioni contrattate. Nel 2015, il pomodoro consegnato all’industria aveva raggiunto le 5,4 milioni di tonnellate.

Mentre al Centro Sud si è registrato un calo nella raccolta, al Nord c’è stata una sovrapproduzione che ha fatto abbassare il prezzo contrattato tra gli agricoltori e gli industriali. La OI del pomodoro da industria del Nord aveva contratto 85,2 €/ton. All’eccesso di sovrapproduzione si è aggiunta anche la scaletta di qualità – in particolare il basso grado brix – che ha contribuito a far scattare le penali. La penalità lo ha fatto scendere a 77. Al Centro Sud, invece, la contrattazione non prevedeva penali.

«Il problema vero – aveva commentato Dario Squeri, presidente di Pomorete, la prima filiera italiana del pomodoro, e ad di Steriltom, azienda che fa parte della Rete di imprese tutte appartenenti a Confapi Industria Piacenza – è che al Nord è mancata la programmazione. Alcune Organizzazioni di produttori (OP) non hanno saputo pianificare e controllare le semine primaverili. Tutto questo ha portato a superare abbondantemente i 36mila ettari programmati al momento della contrattazione con l’industria. Si è arrivati a 40mila ettari seminati. E da qui, all’eccesso di materia prima, al Nord. Di conseguenza, sono scattate le penalizzazioni che hanno raggiunto oggi i 2 euro alla tonnellata. Una situazione che è andata a incidere sul reddito agricolo». 

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