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Delitto Manesco, confermato in appello l’ergastolo a Civardi

Poco prima che la Corte si ritirasse, il giovane ha reso dichiarazioni spontanee dicendosi "addolorato per i famigliari e per le persone vicine al professor Manesco che pagano per i miei sbagli. Spero di potermi guadagnare il rientro nella società una volta scontata la mia pena"

La Corte d’Assise di Appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo per Gianluca Civardi, il giovane piacentino imputato per l’omicidio del professor Adriano Manesco.

La sentenza, rispetto alla condanna in primo grado, ha invece stabilito una riduzione dell’isolamento diurno da otto a sei mesi.

Poco prima che la Corte si ritirasse, Civardi ha reso dichiarazioni spontanee dicendosi “addolorato per i famigliari e le persone che volevano bene al professor Manesco che pagano per i miei sbagli. Spero di potermi guadagnare il rientro nella società una volta scontata la mia pena”.

“Non è stata riconosciuta l’aggravante della minorata difesa, mentre resta quella della crudeltà – spiega il legale di Civardi Andrea Bazzani – apettiamo ora di leggere le motivazioni della sentenza, attese in quindici giorni, poi valuteremo il ricorso in Cassazione”.

IL DELITTO – Adriano Manesco, 77 anni, ex docente universitario di Estetica a Verona e di Geografia a Milano era stato ucciso il 7 agosto 2014 nella sua abitazione di Milano. Il suo cadavere era stato poi fatto a pezzi, le parti del corpo divise in alcuni sacchetti di plastica e nascoste all’interno di un trolley poi abbandonato in un cassonetto dei rifiuti poco lontano dalla stazione ferroviaria di Lodi.

Del delitto, insieme a Gianluca Civardi, è stato accusato l’amico Paolo Grassi: i due giovani erano stati fermati dalla polizia a Piacenza, mentre buttavano indumenti sporchi di sangue in un cassonetto dei rifiuti di via Nasalli Rocca. Dalla successiva perquisizione della loro auto erano emersi strumenti più che sospetti (coltelli, passamontagna, uno storditore elettrico): i due amici, portati in questura, avevano permesso agli agenti di trovare il cadavere dell’anziano, al quale erano state cancellate le impronte digitali. 

Paolo Grassi è stato condannato all’ergastolo in primo grado nel corso del processo con rito abbreviato, sentenza confermata nel giugno di quest’anno dalla Corte di Appello.

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