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Chiuso il Giubileo a Piacenza. “Gettiamo un ponte tra noi e le persone in carcere”

Con una solenne celebrazione eucaristica in una Cattedrale gramita di fedeli si è chiuso a Piacenza il Giubileo straordinario della misericordia

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Con una solenne celebrazione eucaristica in una Cattedrale gramita di fedeli si è chiuso a Piacenza il Giubileo straordinario della Misericordia.

Il rito è stato presieduto dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio; con lui hanno concelebrato il vescovo mons. Luigi Ferrando  e numerosi sacerdoti piacentini. Molti anche i diaconi. I canti sono stati eseguiti dalla Corale Santa Giustina.

“Invito ognuno di voi, ogni famiglia e ogni comunità cristiana – ha detto il vescovo nella sua omelia – a trovare un segno di prossimità e di condivisione. Come comunità diocesana, la fiaccolata verso il carcere diventi il segno del Giubileo: gettiamo un simbolico ponte tra noi e i fratelli e le sorelle che sono in carcere”.

Ambrosio ha poi annunciato il progetto concreto di una una casa-comunità dove i detenuti possano scontare pene alternative: “Sarà un autentico segno di vicinanza se sapremo offrire la possibilità di una vita rigenerata”.    

L’OMELIA DEL VESCOVO AMBROSIO

33ª Domenica del Tempo Ordinario, Conclusione del Giubileo della Misericordia, Cattedrale
Ml 3,19-20; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19

Carissimi sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle

1. Salga dai nostri cuori il rendimento di grazie a Dio per il dono dell’Anno di grazia che si avvia a conclusione. Cantiamo la misericordia del Signore con il Magnificat, il cantico della Vergine Santa che, mossa dallo Spirito, ha creduto nella parola del Signore. Alla Madre della Misericordia, Papa Francesco ha affidato, nella Bolla di indizione, l’Anno Santo: “La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio”(MV, 24). Sempre a Maria ci rivolgiamo ora, concludendo questo Anno. È la nostra Madre che ci parla di Dio e di tutti noi. In particolare dal suo cantico di lode, vorrei raccogliere due insegnamenti, il primo riguarda lo sguardo e il secondo la relazione.

2. Nel Magnificat, Maria ci invita a riconoscere lo sguardo del Signore. Lei gioisce ed esulta perché Dio l’ha guardata e ha visto l’umiltà della sua serva. È questa la condizione, ci ricorda la Beata Vergine, per riconoscere lo sguardo di amore misericordioso di Dio su di noi. 

Nella luce di questo sguardo, Maria può contemplare il volto di Colui che si è chinato su di lei e può ammirare la sua volontà di donare a tutti vita e salvezza. Ella contempla, stupita e grata, la misericordia di Dio che di generazione in generazione si stende su coloro che lo temono. Il Signore misericordioso ama la vita, la vita dei suoi figli, vuole la loro salvezza, la pienezza della vita. La figlia di Sion vuole corrispondere a questo sguardo di amore e di vita. Questa è l’umiltà di Maria, questo è il timore di Dio, “il timore del suo nome” che ci rende disponibili ad accogliere “i raggi benefici del sole di giustizia”, come dice il profeta Malachia.

3. Colei che è piena di grazia si riconosce salvata dallo sguardo di Dio e disponibile ad accogliere l’evento che compie in lei e nella storia degli uomini: la Misericordia si fa carne nel suo grembo. La relazione così intima con Dio trasforma la sua vita, una vita, ci dice il Papa, “plasmata dalla presenza della misericordia fatta carne”. Ciò che avviene in lei è il culmine della storia meravigliosa della salvezza. La vita umana è salvata e plasmata dalla presenza del Signore, è ri-generata dalla relazione col Signore Gesù. Perché la misericordia divina non è solo un sentimento del cuore di Dio, ma è l’atto che ri-crea la vita di alleanza, di relazione tra Dio e noi, sue creature, suoi figli. Questa viva presenza della misericordia fatta carne è il grande dono che ci rende capaci di vivere la buona relazione con i fratelli.  
 
4. A questi insegnamenti sullo sguardo e sulla relazione che la Madre della misericordia ci offre, aggiungo un invito che propongo come preghiera. Vorrei che ricordassimo sempre questa semplice espressione del Magnificat: “d’ora in poi”. Così canta la Beata Vergine in riferimento al mistero di Dio che si compie in lei. Anche a noi sia data la grazia di poter dire “d’ora in poi”: è l’impegno di ogni cristiano, è la missione di tutta la Chiesa. 

– “D’ora in poi”guardiamo avanti con fiducia, ai giorni che verranno, come ci ricorda il profeta Malachia e come ci invita Gesù stesso nel brano evangelico. Teniamo viva la speranza: la nostra vita è nelle mani di Dio, ci insegna Gesù. Egli, che ci ha rivelato il mistero dell’amore misericordioso, ha aperto il cielo per il compimento dell’amore misericordioso.

– “D’ora in poi” lasciamo trasparire la grazia di questo sguardo del Signore dalle nostre relazioni con i fratelli. Offriamo segni di salvezza, liberati dal peccato che è lacerazione della relazione tra l’uomo e Dio e tra gli uomini.

– “D’ora in poi” lasciamoci ispirare dalle opere di misericordia con segni, gesti e parole che danno fiducia, respiro, speranza. Non chiudiamo il nostro cuore ai fratelli e in particolare ai fratelli poveri, apriamoci all’accoglienza di tanti migranti e profughi, favoriamo le relazioni che vincono l’indifferenza, veniamo incontro alle tante attese di chi è nel bisogno.

5. Cari fratelli e sorelle, invito ognuno di voi, ogni famiglia e ogni comunità cristiana a trovare un segno di prossimità e di condivisione. Come comunità diocesana, la fiaccolata verso il carcere diventi il segno del Giubileo: gettiamo un simbolico ponte tra noi e i fratelli e le sorelle che sono in carcere. Ci potrà essere anche un segno che diventa un’opera concreta, anche se, se per ora, si tratta di un’idea da verificare e da concordare con i responsabili del carcere e con le varie istituzioni. Vorremo realizzare una casa-comunità ove i detenuti ritenuti idonei da chi ha la competenza, possano scontare pene alternative. Sarà un autentico segno di vicinanza se sapremo offrire la possibilità di una vita rigenerata.    
 
6. La grazia di questo Anno Giubilare sia la guida del nostro cammino segnato dalla misericordia che il Padre estende su di noi e sull’umanità. Esprimiamo la gratitudine a Papa Francesco che, nel nome del Signore, ha voluto il Giubileo straordinario perché, come egli ripete spesso, la Chiesa e l’umanità ne hanno bisogno, un bisogno vero e profondo. Rendiamo grazie per i molti segni di vita e di speranza che abbiamo visto e sperimentato, per il cammino buono che ha rallegrato il cuore, per la gioia del perdono e della riconciliazione. 

Concludiamo il Giubileo con le parole con cui Papa Francesco ha indetto questo Anno di grazia. All’inizio della Bolla, egli ha scritto: “Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita” (MV, 2).

L’ultima frase della Bolla indica la nostra missione: “La Chiesa si faccia voce di ogni uomo e ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: «Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre» (Sal 25,6) ” (MV, 25). Amen.

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