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Elly Schlein (Possibile) a Piacenza il per no: “Riforme senza spirito costituente” foto

"Non è che l'Italia non abbia necessità di riforme - ha affermato -, ma quelle contenute nel referendum del 4 dicembre mancano di spirito costituente, sono state approvate da maggioranze risicate e variabili, e non rispondono ai bisogni veri del Paese"

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“Non è che l’Italia non abbia necessità di riforme, ma quelle contenute nel referendum del 4 dicembre mancano di spirito costituente, sono state approvate da maggioranze risicate e variabili, e non rispondono ai bisogni veri del Paese”. 

Parola di Elly Schlein, europarlamentare del movimento “Possibile”, fondato da Pippo Civati dopo l’uscita dal Pd, che è stata ospite di un confronto sulla riforma costituzionale a Piacenza, sabato 12 novembre, nella bella location della serra di Palazzo Nasalli Rocca. 

Dopo il saluto del referente provinciale di “Possibile”, Daniele Bosoni, la Schlein ha risposto alle domande del direttore di PiacenzaSera.it Mauro Ferri, che hanno toccato anche alcuni temi internazionali, come la recente vittoria di Donald Trump alle elezioni americane e la vicenda politica di “Podemos”, il movimento spagnolo a cui si richiama – non solo nel nome – “Possibile”.

Sullo scenario post elettorale negli Usa, la giovane europarlamentare (volontaria durante le campagne che permisero l’elezione di Obama) ha sostenuto che il fenomeno Trump si inserisce nella vasta ondata anti establishment che si è messa in moto in tutto il pianeta: “Se il Partito Democratico avesse candidato Bernie Sanders avrebbe avuto più possibilità di vincere”.

Convinto il no della Schlein al quesito referendario, perchè la riforma “è sbagliata, accentratrice e non tocca i veri problemi dell’Italia”. E “nonostante la dannosa personalizzazione della campagna elettorale compiuta dal premier Renzi – ha aggiunto – dobbiamo attenerci all’argomento del rederendum”.

“Non credo che l’Italia non abbia bisogno di riforme e la Costituzione si può ritoccare – ha spiegato – ma non con una proposta di parte avanzata da un governo, è mancata la collaborazione e lo spirito costituente. “Possibile” aveva messo insieme un progetto di riforma con contributi da tutte le forze politiche elette in Parlamento nel 2013 per cercare di arrivare a una riforma veramente condivisa”.

“Siamo favorevoli al superamento del bicameralismo perfetto – ha aggiunto – ma in presenza di adeguati contrappesi che mancano nel disegno oggetto del referendum, occorreva rafforzare l’istituto del referendum, anche con l’introduzione della firma digitale, e non indebolirlo come è stato fatto, infine occorreva arrivare a una vera riduzione del numero dei parlamentari e non l’introduzione di un nuovo Senato confuso e non eletto dal popolo”.

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