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Federsolidarietà in festa: una storia di 25 anni per guardare al futuro

Nella sede piacentina di “Des Tacum” si sono dati appuntamenti protagonisti di ieri e di oggi delle tante realtà che portano valore a tutta la comunità piacentina

Ricordare le proprie radici deve servire per guardare avanti.

E’ la base da cui parte Federsolidarietà, che ha festeggiato i 25 anni della legge 381, la norma che ha introdotto le cooperative sociali nell’ordinamento italiano.

Nella sede piacentina di “Des Tacum” si sono dati appuntamenti protagonisti di ieri e di oggi delle tante realtà che portano valore a tutta la comunità piacentina.

Sono cambiate tante cose in questi 25 anni, ma sono rimasti inalterati l’entusiasmo, la voglia di crescere e di innovare messe in campo delle tante realtà che operano all’interno di Federsolidarietà. Nel corso della serata, condita e bagnata da prodotti tipici piacentini, è stata ricordata la figura della fondatrice Pia Pozzoli, «una persona – è stato detto – che aveva una visione globale unica» e il contributo fornito agli inizi degli anni ’80 dalla Caritas soprattutto nel lavoro con i minori.

La chiusura di una festa dai toni informali è toccata a Pierlorenzo Rossi, direttore di Confcooperative Emilia Romagna, che ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro svolto dall’onorevole Gino Mattarelli , padre della legge 381, e da don Dario Ciani, per il quale «il vero padrone del servizio era il bisogno». «Voi – sono state le parole di Rossi – avete cercato con successo di dare valore alle persone. Questa è la base da cui partire per far conoscere al meglio la nostra storia».

Una storia destinata a proseguire, considerate le enormi potenzialità del settore: «Le prospettive di lavoro sono interessanti soprattutto per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile. Abbiamo gli strumenti adatti per accogliere chi vuole tentare una nuova affascinante avventura e anche per chi vuole modificare il proprio ruolo all’interno di una realtà lavorativa. Sono sempre di più infatti le persone che da dipendenti si trasformano in proprietari di imprese, soprattutto di quelle in difficoltà, per evitarne la chiusura. Il tutto tenendo il timone ben saldo nella direzione di quelli che sono i nostri valori di base, a iniziare da un approccio sostenibile all’economia».

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