Le Novate e le attività di rieducazione che mancano. Audizione del garante dei detenuti

E’ questa la sintesi dell’audizione del garante dei diritti dei detenuti di Piacenza, Alberto Gromi, durante la sua relazione davanti alla commissione Servizi Sociali, presieduta da Sandra Ponzini, insieme all’assessore al Welfare Stefano Cugini. 

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“Al carcere de Le Novate per i 417 detenuti sono previsti solo 3 operatori, impegnati per le attività previste dall’articolo 27 della Costituzione, mentre gli agenti di polizia penitenziaria sono 200. E’ evidente la disparità. Si dice che la rieducazione del condannato, sancita proprio dall’articolo 27, è importante, ma si privilegia il contenimento”. 

E’ questa la sintesi dell’audizione del garante dei diritti dei detenuti di Piacenza, Alberto Gromi, durante la sua relazione davanti alla commissione Servizi Sociali, presieduta da Sandra Ponzini, insieme all’assessore al Welfare Stefano Cugini

La rieducazione avviene grazie a opportunità di lavoro, di studio e grazie a progetti mirati alla rielaborazione del proprio vissuto. Attività che sembrano avere un freno all’interno delle Novate, come è emerso durante le visite periodiche effettuate dal Garante (che si affiancano ai colloqui settimanali). 

“Da quando esiste il regime delle celle aperte – afferma il garante – i detenuti ciondolano nei corridoi”. 

 Al momento, dei 417 detenuti, 380 sono senza nessun tipo di occupazione interna al carcere. “La casa circondariale ha pochissimo lavoro, è venuta anche a mancare, per una crisi interna, la cooperativa Futura che dava lavoro a una decina di persone – spiega Alberto Gromi -. La Caritas ha pronto un progetto che potrebbe essere di aiuto, ma non c’è ancora stato alcun riconoscimento di questa attività. E’ una sollecitazione che la città non ha saputo cogliere: spero di poter avere a breve un incontro con alcuni imprenditori: dare lavoro ai detenuti può far avere sgravi significativi”. 

“Per quanto riguarda la scuola, all’interno de Le Novate sono previsti grazie al CPIA corsi di alfabetizzazione, equiparabili alla vecchia scuola elementare, così come quelli simili alla scuola media. Per quanto riguarda le superiori, è attivo un corso per operatore agroambientale dell’istituto Marcora, fino al terzo anno di studio. Al momento sono iscritti ai primi due livelli d’istruzione 57 detenuti, mentre gli iscritti alla scuola superiore sono 66, con l’attivazione di 6 classi”. 

“Durante la mia ultima visita, il 25 novembre, ho trovato però una cosa strana: su 66 iscritti i frequentanti erano solo 25 – dice Gromi -. Ecco, se questa cosa fosse accaduta in una mia scuola, ai tempi della mia attività di preside, mi sarei fatto qualche domanda nel vedere solo il 38% dei iscritti in classe. E’ vero che nel carcere di Piacenza i trasferimenti sono molto frequenti, ma questo non spiega il fenomeno. Alla direttrice ho proposto soluzioni molto drastiche: alla quinta assenza non giustificata, il detenuto va tolto dalla classe, per lasciare posto ad altri. Ricordo che c’è una lista d’attesa per poter partecipare alle lezioni”. 

Sul fronte invece dei “trattamenti”, ossia le attività di rieducazione previste dall’articolo 27, la situazione non migliora. 

“Al carcere de Le Novate per i 417 detenuti sono previsti solo 3 operatori, impegnati per le attività previste dall’articolo 27 della Costituzione, mentre gli agenti di polizia penitenziaria sono 200. E’ evidente la disparità. Si dice che la rieducazione del condannato, sancita proprio dall’articolo 27, è importante, ma si privilegia il contenimento”. 
“C’era il giornalino “Sosta Forzata”, attività coordinata da Carla Chiappini, attività che prosegue ma con una redazione esterna, c’era una volontaria che svolgeva un’attività molto importante con i “protetti” (condannati per crimini sessuali ecc…), ma le è stato revocato il permesso di ingresso a Le Novate”. 

Grazie alla collaborazione di Comune, Asl e sindacati sono stati attivati alcuni sportelli: un patronato (gestito dalla Cgil), di anagrafe, stato civile e sempre di patronato (grazie al Comune), uno sportello di mediazione culturale, rivolto soprattutto ai detenuti di lingua araba e un altro rivolto ai “dimittenti”, ossia ai detenuti che stanno per uscire dal carcere. 

I NUMERI

I detenuti sono 417, di cui 16 donne. Le Novate è una casa circondariale, quindi dovrebbe ospitare principalmente detenuti in attesa di giudizio, invece non è così. Sono 296 i condannati in via definitiva, con pene fino a 5 anni e in alcuni casi anche all’ergastolo. I detenuti tossicodipendenti sono 157, circa il 38% del totale. 
Gli stranieri sono 264: marocchini 13,4%, tunisini 10,5%, 9,8% albanesi, 7,2% romeni. 
All’interno de Le Novate c’è anche una piccola struttura psichiatrica, in cui confluiscono tutti i detenuti dell’Emilia Romagna con queste problematiche. Proprio l’eccellenza di questo servizio pone tuttavia non pochi problemi, osserva il garante dei detenuti, sotto il profilo della convivenza tra gli ospiti del carcere. 

 

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