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Referendum, Salvini lunedì a Piacenza. Al Farnese incontro di Legacoop foto

Alle 17,30 nell’auditorium Sant’Ilario, in corso Garibaldi 1, il segretario federale della Lega Nord esporrà i motivi per i quali il movimento si oppone alla riforma costituzionale

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Farà tappa a Piacenza lunedì 28 novembre il camper con il quale Matteo Salvini porta il suo “Io voto no” tour nelle città italiane.

Alle 17,30 nell’auditorium Sant’Ilario, in corso Garibaldi 1, il segretario federale della Lega Nord esporrà i motivi per i quali il movimento si oppone alla riforma costituzionale.

“Gli aspetti positivi della riforma costituzionale”, iniziativa di Legacoop Emilia Ovest – Un incontro pubblico per mettere in evidenza gli aspetti positivi della riforma costituzionale, oggetto del prossimo referendum confermativo, lunedì 28 novembre alle ore 16,30 nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese a Piacenza (Piazza Cittadella, 29a).

Per affrontare i contenuti della consultazione a cui saranno chiamati gli italiani il 4 dicembre prossimo, Legacoop Emilia Ovest ha invitato il Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli e il giornalista radiofonico della Rai, noto conduttore di “Zapping”, Ruggero Po.

Insieme al presidente di Legacoop Emilia Romagna Giovanni Monti, gli illustri relatori si soffermeranno su quegli aspetti della riforma costituzionale, già approvata dalle Camere, che più da vicino riguardano il mondo economico e sociale.

Se infatti è vero che – parafrasando uno dei luoghi comuni del linguaggio politico – “con le riforme non si mangia”, è indubbio che l’Italia in questi anni ha scontato un gap di competitività e di efficienza delle istituzioni, che la riforma sottoposta al giudizio degli italiani si propone almeno in parte di colmare.

Un processo legislativo più snello e più fondato sul principio di responsabilità, un nuovo rapporto tra centro e periferia dello Stato, la fine del bicameralismo paritario e l’introduzione di tempi certi per l’approvazione delle leggi, possono avere un’influenza positiva anche sul mondo delle imprese, in particolare quelle cooperative e quelle con una connotazione sociale?

Le risposte a questi interrogativi saranno affidate agli ospiti dell’incontro che sarà presieduto dal vicepresidente di Legacoop Emilia Ovest Maurizio Molinelli.

“Ogni voto”, dichiara Andrea Volta presidente di Legacoop Emilia Ovest, “rappresenta un’opportunità per ogni cittadino di esprimere il proprio pensiero liberamente. Crediamo quindi che anche questo Referendum sia un’occasione da non perdere, un diritto da esercitare con la dovuta consapevolezza e responsabilità. Proprio perché ogni voto ha valore, occorre presentarsi davanti alla scheda per fare la propria scelta ben informati. Questa iniziativa, come altre, intende contribuire al dibattito in corso senza entrare in polemiche sterili. Intende, soprattutto, offrire un’occasione di approfondimento conoscitivo aperto ai cooperatori e ai cittadini”.

L’invito all’iniziativa è stato esteso a tutti i cooperatori di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, agli esponenti delle categorie economiche e sociali.

A FIORENZUOLA L’INCONTRO CON GIACALONE – Incontro promosso dal “Comitato per il NO – Fiorenzuola d’Arda” e da Forza Italia l’altra sera a Fiorenzuola presso il Ridotto del Teatro Verdi.

L’evento pubblico, dal titolo “Verso il Referendum del 4 Dicembre : cosa sappiamo veramente?”, ha visto come protagonista il noto giornalista Davide Giacalone.

Dopo i saluti iniziali di Paolo Arlandini, presidente del comitato, sono intervenuti Fabio Callori (vice coordinatore regionale di Forza Italia) e Jonathan Papamarenghi (coordinatore provinciale del partito): tutti hanno esortato i presenti al voto ricordandone “l’importanza e la validità” senza necessità di quorum in quanto referendum confermativo.

Giacalone, incalzato dalle domande dell’avvocato Nicole Tribi (vice presidente del comitato), ha fornito dettagli, informazioni e qualche battuta per oltre due ore: Partendo dal referendum (“un “no” deciso e convinto”), ha spaziato anche su altri argomenti di stretta attualità e sono state tante le critiche mosse verso le scelte e le prese di posizione dell’attuale governo italiano.

Dal perché del referendum (“Referendum voluto da Renzi e da una parte del PD: un grave errore quella di averlo personalizzato, salvo poi pentirsi della scelta; JPMorgan non c’entra niente”) all’Italicum (“Il sistema istituzionale più stabile e il governo più forte d’Europa è quello tedesco che nasce dal proporzionale, il capo del governo non è eletto dal popolo ed è governano le coalizioni. Ci basterebbe essere persone serie: non solo i politici, anche gli elettori”) sono stati alcuni dei primi interventi del giornalista.

Giacalone ha poi puntato il dito contro la nuova versione dell’articolo 57 che prevede l’elezione dei senatori “con metodo proporzionale”: ma otto regioni (Abruzzo, Basilicata, Friuli VG, Liguria, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta) e due province autonome (Bolzano e Trento) hanno un solo senatore, cui si unisce un solo sindaco: “Qualcuno sa dire come si elegge proporzionalmente una sola persona? Neanche dove sono due, come in Calabria e Sardegna, è possibile: semmai a metà, ma le parti non sono solo due” – ha commentato ironicamente il giornalista.

E ancora “Non sono in pericolo nè la democrazia, nè la stabilità, nè l’economia del Paese, indipendentemente dall’esito del referendum; se si vota no si va avanti come prima; se dal 2000 ad oggi siamo cresciuti 18 punti in meno dell’Eurozona non è colpa del referendum ma solo ed esclusivamente del governo. Dal 2007 al 2014 abbiamo perso 8 punti più degli altri. Lo spread italiano distanzia sempre più quello spagnolo, come nei peggiori momenti: questi sono i problemi degli italiani”.

Per Giacalone è necessario che “il voto degli italiani all’estero venga rivisto: oggi è concesso il voto a chi ha avuto parenti italiani ma che non paga le tasse in Italia, mentre chi è italiano e sta lavorando all’estero non viene agevolato nel poter votare nel paese dove contribuisce, anche economicamente, alla sua crescita”.

Inoltre, ha aggiunto, “è curioso scoprire che 4 milioni di italiani ricevono la lettera dal Comitato per il Sì al costo di (almeno) 1 euro e poi lo stesso Comitato mostra i conti affermando, per sostenere la spesa, di utilizzare i 3 milioni (scarsi) della campagna referendaria: non si capisce da dove proviene il milione di euro che manca”.

Tra le domande finali da parte del pubblico (che annoverava, fra gli altri, il sindaco Gandolfi e i membri della sua giunta, nonchè molti avvocati e referenti di altri comitati per il no piacentini) c’è stato anche l’intervento del coordinatore comunale di Forza Italia di Fiorenzuola Daniele Razza che ha ringraziato “i presenti e il giornalista per la sua disponibilità e per aver illustrato, in maniera semplice e diretta, tanti validi motivi per andare a votare no al prossimo referendum”.

UNIONE GIURISTI CATTOLICI: “RIFORMA NEGATIVA” Comunicato stampa – L’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Piacenza, a fronte di una martellante propaganda (dai toni spesso più politici che tecnici, che disorientano l’elettorato), ritiene di dover sprimere un giudizio sulle riforme proposte il cui testo, dal punto di vista strettamente tecnico – giuridico, appare affetto da gravi carenze intrinseche, sintetizzabili come segue.

Dal bicameralismo perfetto al bicameralismo caotico. La disciplina della formazione delle leggi, che si limita a modificare, senza cancellarla, la “navetta” Camera-Senato, è cosi confusa che non si sa bene quanti siano i tipi di procedimento previsti (tre con sei varianti? quattro con cinque varianti? nove? dieci?). Manca anche un efficace meccanismo di soluzione degli inevitabili conflitti di competenza che sorgeranno tra i due rami del parlamento.

La difficile composizione e la incerta rappresentatività del Senato. Non è chiaro come la composizione del Senato, formato da consiglieri regionali e sindaci in carica, debba rispettare “le scelte espresse dagli elettori”, poiché manca l’affermazione espressa del principio di rappresentanza o, quantomeno, di tutela delle minoranze. Si tratta di una lacuna grave, che permette, all’interno del Senato, lo stravolgimento dei rapporti di forza e l’alterazione della rappresentatività dei corpi elettorali regionali.

Il (dis)funzionamento del Senato. I consiglieri regionali e sindaci in carica, oltre al “ dovere di partecipare alle sedute dell’assemblea e ai lavori delle commissioni” (art. 64), hanno il dovere di svolgere le funzioni dell’ufficio pubblico al quale sono stati eletti. Ciò determinerà la certa impossibilità di presenziare a tutte le sedute del Senato, paralizzandone il regolare funzionamento.

La disfunzionalità del procedimento di elezione del Presidente della Repubblica. Il nuovo art. 83 modifica le maggioranze necessarie per la elezione del Presidente della Repubblica in modo tale da renderne possibile il “blocco”, anche per lungo tempo, da parte delle minoranze, senza prevedere meccanismi risolutivi dell’impasse.

La indeterminazione dei confini delle competenze legislative. Nella riforma compare la cosiddetta “clausola di supremazia statale”, che consente allo Stato di legiferare in ogni materia, anche se di competenza regionale, in nome della tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica e dell’interesse nazionale. Ma la scomparsa della legislazione concorrente, pur sussistendo numerose materie di interesse comune, unita alla insufficienza dei criteri costituzionali di ripartizione delle competenze, è destinata a suscitare un ampio contenzioso fra lo stato e le regioni

Una riforma zoppa. La riforma costituzionale non è in grado, per insormontabili ragioni tecnico-giuridiche, di incidere sugli statuti delle Regioni speciali e, quindi, non se ne occupa: ma ciò comporta incoerenze fra le nuove norme e la clausole dell’autonomia speciale che continua ad essere attribuita ad alcune regioni e alle province autonome.

Un nuovo centralismo statale. La riforma modifica il rapporto stato-regioni e, più globalmente, l’ordinamento regionale, proponendo un modello di tipo tendenzialmente regionalistico, in sostituzione di quello (tendenzialmente) federalistico oggi vigente. L’esaltazione delle competenze statali in alcune materie sensibili (la disciplina dei rapporti di lavoro alle dipendenze degli enti locali, l’urbanistica, ecc.), e il depotenziando delle garanzie dell’autonomia legislativa regionale rende quest’ultima decisamente vulnerabile.

Alterazione dell’equilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo. La attuale legge elettorale assegna una solida maggioranza in Parlamento, alla Camera, ad un solo partito. La circostanza, considerata unitamente al potere del Governo di ordinare i lavori parlamentari (nuovo art. 72), prefigura una funzione del Parlamento subalterna all’Esecutivo, per cui il primo diviene il braccio operativo del secondo sul versante della produzione legislativa, mentre viene depotenziata la funzione di controllo del Parlamento sulle attività del Governo e sulle politiche che esso promuove, con significativa compromissione del ruolo politico ed istituzionale della opposizione.

La costituzionalizzazione delle politiche dell’Unione europea. In aggiunta al già esistente obbligo di rispettare i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, la riforma prevede che la legge fondamentale circa i rapporti tra l’Italia e l’Unione europea – che va considerata legge costituzionalmente necessaria – preveda anche il rispetto dei vincoli derivanti dalle “politiche” dell’Unione (art. 70, comma 1), introducendo un vincolo ulteriore rispetto a quelli sinora già noti.

Una riforma “prendere o lasciare”. La riforma tocca tantissimi temi, molto diversi tra loro; ma non è possibile approvare ciò su cui si è d’accodo, e respingere il resto. Per esempio, chi è favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari o all’abolizione del CNEL, deve accettare anche il bicameralismo caotico, il (dis)funzionamento del Senato, il nuovo meccanismo di elezione del presidente della repubblica, la costituzionalizzazione delle politiche dell’Unione europea, e così via. La riforma si deve prendere in blocco, o tutto o niente.

In conclusione, alla stregua delle superiori considerazioni, la Unione Giuristi Cattolici di Piacenza, fermo restando il diritto di ciascun cittadino di decidere il proprio voto (che rimane una scelta personale conseguente ad opportuna riflessione) alla luce delle conseguenze politiche ed economiche che seguiranno la vittoria del sì o del no, esprime un giudizio complessivamente negativo sulla qualità tecnico – giuridica della riforma e sulla funzionalità del sistema costituzionale che essa produrrebbe.

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